giovedì 11 dicembre 2025

Tolstoj Resurrezione. Conclusione evangelica.


 

Dimitri torna a visitare i detenuti e tra loro trova il barbone del traghetto mandato là  dalla polizia perché non aveva documenti.

Il vecchio come vede il Nechljùdov gli domanda: “sei venuto a vedere come l’anticristo tormenta la gente? Guarda. Ha raccolto e rinchiuso in gabbia tutto un esercito. Gli uomini debbono mangiare il pane con il sudore della fronte, lui invece li ha rinchiusi come maiali e li ingrassa senza farli lavorare perché diventino delle bestie” (430).

 

Quindi questo “profeta” smaschera il cosiddetto diritto: “prima ha spogliato tutti, tutta la terra, ha tolto agli uomini tutta la loro ricchezza, ha arraffato tutto, ha sterminato tutti coloro che erano contro di lui e poi ha fatto la legge che non bisogna rubare né ammazzare: doveva farla prima questa legge!”

Per eliminare i ladri e gli assassini bisogna cacciare l’anticristo.

Ognuno deve essere il superiore di sé stesso così non ci sarà bisogno di altri superiori. I servi dell’anticristo ingrassano i pidocchi con la carne degli uomini”. Quindi il barbone veggente congeda Dimitri; “Vattene, Vattene!”

Dimitri passa davanti all’obitorio, osserva dei cadaveri poi torna nell’albergo dove si mette a leggere il Vangelo.

“Era il capitolo XVIII di san Matteo”. Gesù dice: “se non vi convertirete e non diverrete come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli” (18, 3)

“Chiunque avrà accolto uno di questi piccoli nel mio nome accoglie me (18, 5)

Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli avrebbe fatto meglio a gettarsi nel fondo del mare dopo avere legato una macina al proprio  collo (8, 6)

A questo punto il principe ha dei dubbi: “che cosa vuol dire avrà accolto? Dove? E che cosa significa nel nome mio?”

 Gli sembrava che queste parole non dicessero nulla.

“E cosa c’entra la macina al collo?” Dimitri ricorda che altre volte era stato respinto dall’oscurità di certi passi del Nuovo Testamento.

Lesse anche il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo versetto e li trovò sconclusionati, eppure sentì che c’era qualcosa di buoni 432

Nechljùdov continua a leggere i versetti di Matteo: il quattordicesimo anticipa “non uno di meno” oggi di moda: “Non est voluntas  ante Patrem vestrum qui in caelis est ut pereat unus de pusillis istis”-

“ Già, non era volere del Padre Nostro che essi perissero, eppure periscono a centinaia di migliaia, e non vi è mezzo di salvarli, pensò”.

Anche questo è attuale se pensiamo ai bambini di Gaza massacrati con la complicità di quasi tutta l’Europa.

Nechljùdov procede nella lettura fino a XVIII 33 quindi si chiede: “E’  possibile che sia tutto qui?” E la sua voce interiore gli rispondeva. “ Sì, è tutto qui”. 433. Trovava delle conferme nella vita. Questo è l’unico segno che la parola ha valore.

Gli uomini devono riconoscersi colpevoli davanti a Dio, “quindi incapaci di punire o di correggere gli altri. Gli uomini sono cattivi perciò non possono correggere il male. Siamo tutti colpevoli sicché dobbiamo perdonare le colpe degli altri fino a settantasette volte sette come disse Gesù a Pietro (22) usque septuagies septies fa il testo latino e il greco eJbdomhkontavki~ eJptav ma  Dimitri- Tostoj  è più cristiano di Cristo e traduce “infinite volte”.

“Da parecchi secoli gli uomini vengono puniti eppure il numero di quanti vengono accusati di essere delinquenti è cresciuto con tutti quelli corrotti dalle pene e con i criminali magistrati, procuratori, giudici, istruttori, carcerieri che giudicano e puniscono gli uomini: sono delinquenti autorizzati quelli giudicano e puniscono gli altri. La società sussiste con un certo ordine solo perché gli uomini continuano ad avere pietà gli uni degli altri” 435

 

Cfr. ancora quanto dice Edipo a Teseo nell’ultima tragedia di Sofocle.

 

Segue la lettura e il commento di altre parti del Vangelo secondo Matteo V 21- 26 con il “non uccidere” e non adirarti, non disprezzare e riconciliati se hai avuto una contesa.

Quindi V, 27-32 con il non commettere adulterio, non desiderare la donna d’altri e non tradire la tua.

Poi 33- 37 con il non giurare in nessun modo.

 

Ricorderete il giuramento richiesto ai giurati che oltretutto lo trasgrediranno condannando la Màslova innocente.

 

Quindi il comandamento di porgere l’altra guancia a chi ti abbia colpito sulla prima (39) Infine il comandamento di amare i nemici e aiutarli, servirli, invece di combatterli (43-48).

 Non sono uno studioso dell’Antico Testamento, anzi lo conosco appena, ma dal pochissimo che ne so non vedo come Gesù e i suoi apostoli possano essere considerati diadochi allineati con questo libro.

 

 Mancuso cerca una soluzione affermando che Gesù e Cristo sono due persone diverse. Su questo taccio data la mia ignoranza sulla Bibbia.

 

Dimitri prova un senso di pace e libertà. Ciò che leggeva gli dava piena coscienza di quanto aveva già intuito.

Pensò che noi siamo come i vignaioli della parabola che sono operai della vigna ma credono di esserne i padroni e bastonano e uccidono i servi mandati dal proprietario a  farsi consegnare la sua parte. Ma questi coloni-agricolae gewrgoiv- uccisero i servi poi perfino il figlio del padrone (Matteo, XXI, 33-35).  

Leggiamo infine la conclusione di Nechljùdov-Tolstoj

“La stessa cosa facciamo noi-pensava Nechljùdov- viviamo nella sicurezza insensata di essere padroni della nostra vita che ci è data per il nostro piacere. Ma questa è un’evidente assurdità. Noi, invece, siamo stati mandati quaggiù per volontà di qualcuno e per fare qualcosa[1]. E siccome vogliamo vivere soltanto per il nostro piacere è evidente che ci troviamo male. La volontà di Dio è espressa in questi comandamenti e se gli uomini li metteranno in atto il regno di Dio si stabilirà sulla terra ed essi raggiungeranno il massimo bene a loro accessibile. Ecco dunque lo scopo della mia vita”.

Gli scopi della mia sono stati studiare, insegnare, educare, scrivere e gareggiare.

La conclusione di Tolstoj è che “ da quella notte  ebbe inizio per Nechljùdov una vita completamente nuova non tanto perché mutarono le sue condizioni  di vita, ma perché tutto quello che da allora  gli accadde assunse per lui un significato completamente nuovo. Pagina 436, l’ultima del romanzo

Mosca, 12 dicembre 1899

 

Bologna 11 dicembre 2025 ore 10, 49 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Cfr. Epitteto il quale sostiene che noi interpretiamo un ruolo, recitiamo una parte in questa vita ma non ne siamo i registi


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