Ieri sera ho visto Hamnet un film molto bello di Chloé Zhao interpretato da un’attrice meravigliosa, l’irlandese Jessie Buckley tanto brava da diventare anche bellissima. E’ la storia dell’amore di Shakespeare, sua moglie e dei loro figli: Susanna, Judith e Hamnet. Questi due sono gemelli e durante un’epidemia di peste il bambino muore dopo avere pregato la morte di prendere lui invece della sorellina malata che infatti guarisce.
I due genitori creano in maniera diversa: la madre genera con il corpo tre vite e ne salva due con le successive cure materne, il padre crea dicendo e scrivendo parole potenti.
La madre chiamata Agnes nel film (non Anne come la moglie di Shakespeare) è all’inizio una ragazza selvaggia molto legata alla natura: vive tra i boschi e ha un legame di amicizia con un falcone. E’ poco socievole anche in casa: non ha avuto la madre morta di parto, non le piace la matrigna e ha un buon rapporto affettivo e di dialogo solo con il fratello.
Il giovane William che insegna latino ai bambini per pagare i debiti del padre manesco e brutale è attirato da questa ragazza introversa, dalla pelle rossa, e la corteggia. Agnes è diffidente ma lui la affascina raccontandole con pathos la triste fiaba di Euridice e Orfeo.
Quando perderà Agnes in seguito alla morte di Hamnet la riconquisterà scrivendo l’Amleto e recitandolo nella parte dello spettro del padre. Molto bella la scena finale della rappresentazione sulla “O di legno” , the wooden O (cfr. EnricoV, Prologo, 13) del teatro The Globe. Il popolo gremisce la platea senza poltrone né sedie. Il teatro verrà distrutto da un incendio nel 1613, poi ricostruito. Nelle ultime immagini, prima Agnes poi tutti gli spettatori tendono le mani verso il personaggio Amleto che ha detto the rest is silence, quindi è morto. La madre ha riconosciuto nel protagonista del dramma suo figlio e comprenderà l’amore e il dolore del marito che non era presente quando il bambino stava morendo a Stratford on Avon.
Mi ha colpito il fatto che la donna ha attirato l’uomo con i suoi silenzi, la sua vicinanza alla natura e l’uomo l’ha affascinata con la parola ornata e potente. Qua e là girano citazioni da altri drammi.
Ho trovato me stesso e le mie storie più belle in questo bellissimo film.
Una didascalia dice che Hamnet è la versione arcaica di Hamlet.
Personalmente sapevo che la storia di Amelethus si trova già nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus che risalgono alla fine del XII secolo.
p. s
Shakespeare è vissuto tra il 1564 e il 1616. Amleto risale all’inizio del 1600.
Ho potuto apprezzare il film in tutta la sua bellezza anche per il fatto che non era doppiato e l’inglese era pronunciato come si deve. Si poteva quasi fare a meno dei sottotitoli.
Ultimamente il doppiaggio è talmente scaduto che sciupa i film mentre una volta li migliorava poiché chi doppiava era bravo e preparato da una buona scuola. Oggi la scuola funziona male, quindi funziona male quasi tutto.
Bologna primo marzo 2026 ore 11, 04
Statistiche del blog
All time1967161
Today840
Yesterday1893
This month840
Last month51138
Nessun commento:
Posta un commento