“Che vi è oltre Oceano? Solo la prole della Notte, morte, sonno, sogni.
Oltre il limes dell’Oceano la Notte genera le Esperidi che hanno cura dei pomi belli e aurei (Esiodo, Teogonia, 215-216-)” mh`la (…) cruseva kalav
Nelle Trachinie di Sofocle, Eracle morente ricorda le sue fatiche compresa quella di domare il drago custode delle mele d’oro sui luoghi estremi ejp j ejscavtoi~ tovpoi~- ((v. 1100)
Le Esperidi dunque curavano questo giardino “che sta al di là del tramonto e dell’acqua che alimenta mari e terre, là dove per noi mortali è sempre notte. Possiamo giungere come Odisseo ai peirata della Terra (Iliade, XIV, 200, 246, 301); spingersi oltre è dato ai morti soltanto. E tuttavia l’Europa, nella sua radice Ellenica, si orienta a questo Giardino, all’estremo Espero, volgendo le spalle a Oriente-decide di procedere verso il luogo beato che nel tramonto crede si custodisca, nascosto al nostro sguardo, intransitabile per il cammino dei viventi. L’Europa si orienta all’irraggiungibile, è la terra che mai si rassegna all’irraggiungibile” (26).
Alessandro Magno si era spinto a Oriente, fino all’India, poi Crasso ci aveva riprovato fino a Carre, e Traiano aveva portato i confini orientali fino alla Dacia, all’Armenia, all’Assiria. Ma le conquiste stabili, quelle linguistiche sono a Occidente dell’Italia, fino agli e[scatoi tovpoi dell’epoca.
Oriente e Occidente hanno presentato potenze “incapaci di stare “contente” nei limiti della propria timè (…) Tuttavia, nessun vero impero nascerebbe dalla vittoria di uno o dell’altro dei duellanti, poiché entrambi stanno all’interno dei peirata fissati da Oceano. Chi voglia dominare sul Globo dovrà perciò saper navigare l’Oceano; è da lui che tutto si origina e in lui tutto fa ritorno (…) Sarà perciò necessario trasgredire gli angusti confini di mari interni e laghi per scoprire il Grande Fiume. Odisseo aveva appreso da Circe, nata da Helios e Perse (Esiodo, Teogonia, 957), figlia di Oceano, come giungere alla riva di quest’ultimo”.
Dunque il suggerimento di Circe, figlia del Sole e nipote di Oceano è seguire il corso del Sole verso l’Oceano.
Un consiglio che propone anche Dante quando nel Purgatorio prega il dolce lume del sole di guidarlo :
“Tu scaldi il mondo, tu sovr’esso luci:
s’altra ragione in contrario non pronta,
esser dien sempre li tuoi raggi duci” (XIII, 19, 21)
Il sole porta significazione di Dio secondo santo Francesco e il diacono Martino, personaggio dell’Adelchi di Manzoni, racconta il suo viaggio a Carlo con queste parole: “Dio mi guidò (168) …Era mia guidail sole/Io sorgeva co esso, e il suo viaggio /Seguia, rivolto al suo tramonto”(207-209).
Torniamo A Cacciari: “Alunna dell’eroe, l’età delle scoperte che inaugura il moderno oserà solcarne le correnti. Qui l’eroe è l’Ulisse di Dante. Ma come oltrepassarle da vivi? Soltanto volando, come vènti[1]-anime, vincendo lo spirito di gravità” Infatti: “dei remi facemmo ali al folle volo” (Inferno, XXVI, 125).
La previsione si trova già nell’Eneide diVirgilio: “Temptamusque viam et velorum pandimus alas (Eneide, III, 520).
Bologna 5 giugno 2026 ore 9, 13 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Ho messo l’accento grave perché non si legga 20. Vento in greco è a[nemo~ che ha la stessa radice indoeuropea *anem- delle parole latine anima e animus
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