Il primo movimenti de-territorializzante è quello verso il Mare aperto.
L’autore in una nota scrive: “Mefistofele docet che la libertà dello spirito del Mare si alimenta della stessa linfa della guerra, del commercio, della pirateria ( Faust, v. 11187). Lo spirito del Mare possiede pronti artigli.
Mefistofele dice: “dovrei non conoscere cosa sia navigare? Guera. Commercio e pirateria: ecco una trinità inseparabile (Goethe, Faust, vv.11186- 11188)
“E’ il movimento che caratterizzerebbe l’Occidente secondo Schmitt, e che si accompagna, senza per nulla contraddirla, all’idea di libertà che ne orienta l’impulso fondamentale versus le potenze centripete, “sicure”di sé, se non addirittura pietrificate dell’Oriente (…) La decisione per l’elemento marino non è mai univoca, mai pienamente risolta nella civiltà greca. Il fratello di Zeus, Poseidone non detiene mai nella propria timè ab origine il Mare, ma è costretto a conquistarlo.
Solo dopo le nozze con Demetra, la madre terra, Poseidone gaihvvoco~ (Iliade, XIII, 125) diventa signore del mare infecondo oltre che sposo della terra, del resto condividendo tale signoria con Atena gaiavco~ (in Sofocle, Edipo re, 160 )
Lo strato davvero originario è quello mediterraneo rappresentato da figure come Nereo, il dio senza biasimo, senza menzogna, veritiero, della teologia esiodea (ajyeudhv~ , Teologia, 253) . Nereo abita nel profondo del profondo e il dio olimpico Poseidone non può arrivare a impadronirsi di questo sfondo inaccessibile.
Poseidone dunque è il dio della soglia tra mare e terra: “inequivocabili rimangono i suoi segni terreni-il cavallo, il tridente con cui scuote la terra”-
–ejnnosivgaio~ e[cwn ceivressi trivainan- (Iliade XII, 27), lo scuoti terra brandendo con le mani il tridente.
“E’ dominato da una nostalgia dell’intero, dell’integro che il nuovo ordine olimpico non può più concepire. Il nostro cosmo è ripartito per sempre, e l’armonia tra le sue parti può derivare solo dall’artificio di un patto, di un foedus tra loro” (23).
E’ il principium individuationis dell’apolloneo delfico. Ma questa individuazione verrà sommersa dal dionisiaco l’altro principio individuato e messo in risalto da Nietzsche nel geniale studio giovanile: quello dionisiaco dell’unità, della parentela di tutta la vita con sé stessa. Dioniso raggiungerà Apollo sul Parnaso secondo il racconto nelle Baccanti di Euripide.
“Anche questo è una follia che deriva da Dioniso.
Un giorno lo vedrai anche sulle rupi Delfiche
saltare con le fiaccole sull’altopiano a due cime
agitando e scagliando il bacchico ramo,
grande per l’Ellade. Via Penteo, da’ retta a me:
non presumere che il potere abbia potenza sugli uomini,
e non credere, se tu hai un’opinione, ma è un’opinione malata,
di capire qualcosa; invece accogli il dio nella nostra terra
e fai libagioni e baccheggia e incoronati la testa ( Baccanti. vv.305- 313) .
Torno a Cacciari
“Di un tale foedus Atene si propone come simbolo. La città, i cui abitanti impareranno ad abitare la nave come propria casa, è dedicata a Athena, non a Poseidone. E la dea “ che sta coi maschi, vince l’agon che la opponeva a quest’ultimo grazie al verde-lucido olivo, dal colore dei suoi occhi, l’essente più radicato alla terra che esista”.
Atena che sta coi maschi proclama questa sua partigianeria nelle Eumenidi di Eschilo quando la dea assolve Oreste intervenendo nel giudizio degli Areopagiti divisi in due parti uguali,
Il voto finale è di Atena, dunque è assolutorio:"io aggiungerò questo voto a quelli in favore di Oreste: infatti madre non c'è che mi abbia generato e approvo il maschio in tutto, tranne farmi sposare, con tutto il cuore sono tutta del padre"(vv.735-738).
La conseguenza di tale parteggiare della dèa che presiede il tribunale è che: " vince Oreste se viene giudicato con egual numero di voti"(v.741). In effetti, eseguito il conteggio, Atena proclama l'assoluzione di Oreste:"quest'uomo è assolto dall'accusa di omicidio: infatti il numero dei voti è uguale"(vv. 752-753).
E' dunque il calculus Minervae un voto assolutorio che determina l'innocenza di Oreste ed è a fondamento dell'aforisma giuridico "in dubio pro reo " . Un principio ora molto invocato dagli innocentisti di Garlasco.
Torno a Cacciari per concludere questa parte: “Atene è tutta rivolta al mare, ma rimanendo salda nella propria sede terranea, che Poseidone potrà solo scuotere da fuori.
Il tempio del dio a Capo Sunio, eretto sulla sponda-soglia, è la pefetta immagine di questo tormentato, mai del tutto pacificabile, rapporto (p. 24)
Bologna 3 giugno 2026 ore 15, 45
p. s.
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