I tribunali dunque scelgono i più nervosi, i più focosi, i più eccitabili , i più dotati di ingegno, i più forti e meno astuti, li rinchiudono nelle carceri e, mettendoli a contatto con persone viziose, li pervertiscono.
Aggiungerei i meno protetti.
I tormenti inflitti ai carcerati significa che ogni umiliazione è permessa se fa comodo al sistema vigente.
La pena di morte insegna che ogni tipo di violenza è legittimo.
Questo pensava Dimitri ed era anche sdegnato che magistrati e funzionari intascassero lauti stipendi spremuti al popolo per consultare libercoli scritti da altri funzionari.
In una chiatta conosce un vecchio che dice di avere subito persecuzioni per 23 anni tra carcere e manicomio. Dice di essere stato trattato come Cristo dagli scribi e dai farisei ma nessuno lo ha cambiato siccome è libero. Se gli chiedono come si chiami risponde che non ha titoli né casa né patria. “Io non ho nulla. Basto a me stesso. Mi chiamo uomo” 413.
E’ quanto dice Teseo a Edipo nell’ultima tragedia di Sofocle: “So di essere uomo” "e[xoid j ajnh;r w[n"(v.567)
Quanti hanni hai?
Non li conto e non posso contarli perché sono sempre esistito e sempre esisterò.
Mio padre è Dio, mia madre la terra. Riconosco lo Zar perché lui è Zar per conto suo e io sono Zar per conto mio.
E ora dove andrai?
Dove Dio mi porta.
Dimitri gli offre del denari ma il vecchio risponde che non lo vuole. Accetta soltanto il pane. Cfr. Diogene ad Alessandro Magno in Plutarco e vedi il gruppo scultoreo di Corinto.
Siamo arrivati alla conclusione del rapporto tra Katiuša e Dimitri.
Katiuša viene graziata e decide di andare con una brava persona Vladimir conosciuto in quel viaggio. Dimitri le domanda se lo ami.
La giovane risponde che a questo non pensa più oramai. Vladimir comunque non è un uomo come tutti gli altri.
E’ il motivo di fondo per cui scegliamo una persona.
La ragazza guarda Dimitri con quel suo misterioso sguardo strabico e manifesta assenso al destino: si vede che doveva andare così. E anche voi avete diritto di vivere 427
Dimitri si rammarica di tutto ciò che perdeva con lei
“Avrei voluto aiutarvi ancora, se avessi potuto”
“No, noi non abbiamo bisogno di nulla”. Di nuovo Diogene e pure Stilpone[1]
Katiuša lo ringrazia comunque per il tanto che ha fatto.
Dimitri risponde che tocca a lui ringraziare.
E la ragazza gli dà una risposta splendida:
“A che pro fare i conti? Li farà Dio i nostri conti” esclamò e le lacrime le brillarono negli occhi neri” 426.
Questa è una delle più belle figure femminili che ho incontrato nella letteratura.
Mi ha insegnato tanto, certo molto più della Beatrice di Dante, della Laura di Petrarca e della Lucia di Manzoni.
Questa è una donna, una domina
Nechljùdov nel momento del congedo le fa: “Non vi dico addio. Vi rivedrò ancora” E le porse la mano.
“Perdonate” mormorò lei pianissimo.
Dimitri pensò che ella lo amava ma credeva di rovinare la sua vita se lo sposava mentre andando con Vladimir gli restituiva la sua libertà. Era lieta di averlo liberato eppure soffriva di liberarsi da lui.
Neclhjùdov sentì di essere stanco di tutta la vita 427.
Bologna 10 dicembre 2025 ore 7, 52. giovanni ghiselli
p. s.
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Avviso ai miei lettori
Non posso più chiedere amicizie perché ho completato il numero e non voglio escludere nessuno dei presenti. Tuttavia ho molto piacere di avere tanti lettori nuovi alcuni dei quali sembrano soddisfatti di quanto scrivo. Sicchè voglio invitarvi alle mie conferenze. Per ora ne tengo una al mese nella biblioteca Ginzburg di Bologna. La prossima sarà su Tolstoj il 15 dicembre dalle 17 alle 18, 30. Chi vive a Bologna può venire; per gli atri metto qui sotto il link
Trascrivo il messaggio inviatomi dall’amico della biblioteca
Ciao Giovanni
ho già inserito anche questo pdf insieme a tutti gli altri sul sito:
abbiamo anche già il link dell'incontro del 15 dicembre:
Link alla videochiamata: https://meet.google.com/tij-mynh-prk
Ciao
Claudio Caprini
Biblioteca "Natalia Ginzburg"
Settore Biblioteche e Welfare culturale | Comune di Bologna
Via Genova 10 - 40139 Bologna
tel. 051/466307
Saluti a tutti
giovanni ghiselli
p. s
E’ tutto gratis. Potete chiedere anche il percorso che ho mandato alla biblioteca.
Saluti a tutti
gianni
[1] Seneca racconta che Stilpone di Megarw uscì sorridente dal fuoco che divampava ovunque nella sua città conquistata da Demetrio.
Il Poliorcete lo vide e gli domandò num quid perdidisset. E il filosofo, che pure aveva perduto persino la moglie e i figli, rispose: “Nihil-inquit- perdidi. Omnia mea mecum sunt: iustitia, virtus, prudentia, hoc ipsum, nihil bonum putare quod eripi posset” (Seneca, Ep. 9, 18-19).
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