martedì 3 marzo 2026

Päivi. 22. La penultima lettera con tristi annunzi. E con un’appendice: cuncta fluunt, eppure molte cose ritornano, magari cambiate.


 

Il 18 settembre Päivi mi aveva spedito una nuova lettera, la penultima di tutta la storia, un’epistola che potei leggere soltanto quando fui tornato in Italia. Diceva con grande tristezza e una certa freddezza che si sarebbe fatta ricoverare presto per delle analisi nell’ospedale di Oulu, la cittadina prossima al circolo polare dove la giovane pregnante aveva la residenza anagrafica, l’assistenza medica e la famiglia. Nella casa dei genitori tuttavia non avrebbe potuto nemmeno posare i bagagli, perché loro non sapevano niente della sua situazione, e, quindi, si sarebbe appoggiata al sostegno dell’amico Jussi.

Aveva anche scritto che si sentiva divisa in due persone: una cui erano capitati tutti gli eventi dell’estate passata, mentre l’altra li guardava da fuori, come un’estranea,

“Io agisco e reagisco come due donne diverse. C’è qualche cosa di schizofrenico in me”.

Aveva bisogno di aiuto, ma i medici non potevano darglielo; anzi da loro temeva domande moralistiche che l’avrebbero resa aggressiva. Eppure era con tali persone che doveva trattare.

Ricordate Helena nel reparto ginecologico dell’ospedale di Debrecen? Era altrettanto spaventata però meno maliziosa. Questa ottima tra le mie amanti era non solo una donna amata ma anche una consanguinea spirituale. Se l’avessi lasciata perdere dopo l’approccio non incoraggiante, la parte di me stesso che questa compagna mi ha rivelato sarebbe andata perduta con lei. Avevo capito che non dovevo desistere.

 Päivi ripeteva che le mancavo e mi amava; tuttavia non chiedeva più la mia presenza con totale chiarezza.

Anche se non lo diceva esplicitamente, aveva già deciso di eliminarmi dalla sua vita. C’è come una marea nelle vicende amorose. Flussi e riflussi con donne diverse. Amore che vieni, amore che vai cantava Fabrizio De Andrè. Lo scorrere e il fluttuare della vita, il mutare continuo delle sue forme.

Come un uccello le penne o un serpente la pelle, Päivi stava mutando la mente di amante benevola e fedele verso di me: un poco alla volta si spogliava dell’amore che le avevo ispirato a Debrecen con il soccorso di Eros fanciullo e di sua madre.

 

Non seppi niente di questa lettera prima di essere tornato da Yväskylä a Pesaro, altrimenti forse non sarei partito. Ma si vede che dovevo aggiungere un poco di tempo al destino del nostro amore mensile. E altro da raccontare ora che sono vecchio, siamo entrambi vecchi. La vedo ogni tanto su face-book. Sono sempre contento quando mi accorgo che un mio coetaneo, o quasi tale, è ancora vivo anche se ravviso in lui o in lei  un vero rudere. Nei miei contemporanei superstiti trovo comunque della bellezza perché vi ritrovo la mia gioventù.   

La trasferta in Finlandia mi aiutò ad accettare il fato  mio, di Päivi e della nostra bambina, come vedrete. Niente avviene per caso.

Alle 14 del 20 settembre dunque salìi sull’aereo. 

Mentre volavo, con l’aeroplano e con l’immaginazione, pensavo ancora che Päivi, figlio o non figlio, fosse la femmina umana ideale, perfetta per me, il simbolo che avrebbe completato lo spezzone di essere umano che ero io. In qualche modo comunque l’ha fatto.   Päivi sopravvive comunque nell’ottima parte di me che ho costruito con l’aiuto di lei. Una parte che cerco di rendere utile a chi mi ascolta e mi legge.

 

APPENDICE. Breve rassegna di 54 anni e mezzo di vita.

 

Aggiungo qualche parola, con il senno di adesso, all’appendice  scritta il 6 maggio di tre anni e otto mesi or sono. La conservo perché mi piace e credo che possa piacere anche a voi quanti mi leggete.

 

Oggi 6 maggio 2022, il giro d’Italia è iniziato  con una tappa che va da Budapest a Visegrád , il luogo della terra magiara che ho ricordato in alcuni capitoli di questa storia.

La tappa odierna si è conclusa sul colle  che avrei voluto percorrere in bicicletta il 25 agosto del 1974 come ho già scritto.  La bici  mi mancava assai quella sera piena di voli, eppure è stata una delle più belle della mia vita mortale: la donna che amavo era seduta vicino a me e  ancora mi amava, poi c’erano gli amici storici, oggi defunti,  tutti tranne il caro Danilo e per colmo di grazia, venne a salutarmi con simpatia ricambiata Josiane la ragazza francese compagna di un giro di danza la sera del  4 agosto del 1971. I fatti importanti ritornano e alcuni non solo nei sogni.

 Quel primo incontro con la pulzella di Strasburgo fu breve,  eppure pieno di significato per me che misi alla prova la serietà dell’amore mensile con Helena, l’intelligenza di questa donna e la mia moralità; e non insignificante neppure per Josiane che tre anni e tre settimane più tardi venne a portarmi una rosa con un biglietto scritto a matita: “magister tibi”. Quella matita da montagna incantata non ci ha messo in contatto mai più e mi dispiace.

Nel 1974 Josiane faceva il terzo anno  della facoltà di lettere classiche. La ricordo ancora con simpatia e nostalgia. Penso che le avrei dovuto dare più tempo e più spazio.  Ma il destino non lo prevedeva. Del resto se ci fosse stato qualcosa di profondo tra noi, ci saremmo ritrovati. La ragazza di quell’altro paese meno lontano della Finlandia, se non è  già morta, mi ha dimenticato, altrimenti mi avrebbe cercato e trovato. Tra i  lettori di questo blog  19186 sono francesi.

Temo per lei che abbia scelto una vita normale, usuale. Non da artista né da studiosa.  Voglio comunque farti notare, lettore, l’importanza che può avere una ragazzina, poi una ragazza frequentata per non più di mezz’ora in tre anni. Probabilmente quell’accreditarmi come classicista nel ’71, e come magister nel ’74 mi ha spinto a diventare quello che Josane, da Pizia o Sibilla di Strasburgo quale era, mi profetizzò quando ancora insegnavo i rudimenti della lingua e della cultura italiana a dei bambini.

Ho visto l’arrivo di tappa in televisione e ho riconosciuto il ristorante Silvanus  dove cenai con Päivi e ricevetti la profezia di Josiane quella sera di agosto (cfr. capitolo 18).

 Ho ringraziato Dio che mi ha donato quella sera di felicità, di sentimenti cari e soavi che porto ancora dentro di me e mi aiutano a vivere, a lavorare bene e con lena, a pedalare egregiamente  su per le salite.

Bologna 6 maggio 2022 ore 17, 31

gianni
Nuova redazione 3 marzo  2026 ore 11, 27 giovanni ghiselli

p. s

Oggi il lettori sono cresciuti molto . Il numero cambia di minuto in minuto come ogni cosa nella vita. Cuncta fluunt, omnisque vagans formatur imago" (Ovidio, Metamorfosi, XV, v. 178), tutto scorre e ogni immagine si forma fluttuando.

p. s.

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