Canòpo in Egitto e Baia presso Napoli deversorium vitiorum esse coeperunt (3) cominciarono a essere alberghi di vizi.
Non tantum corpori sed etiam moribus salūbrem locum eligere debemus; quomŏdo inter tortōres habitare nolim, sic ne inter popīnas quidem (4), dobbiamo scegliere un luogo salutare non solo per il corpo ma anche per i costumi; come non vorrei abitare in mezzo ai carnefici, così nemmeno tra una bettola e l’altra.
Cfr. Adriano Augusto (imperatore dal 117 al 138) a Floro (uno dei poetae novelli). Metro: anacreontei
Ego nolo Florus esse,
ambulare per tabernas
latitare per popinas
culices pati rotundos,
non voglio essere Floro, deambulare prer taverne, latitare per bettole patire zanzare rotonde
Risposta di Floro all’imperatore
Ego nolo Caesar esse
Ambulare per Pelasgos
Latitare per Britannos
Scythicas pati pruinas non voglio essere Cesare deambulare tra gli Elleni latitare tra i Britanni patire i ghiacci della Scizia. Mi fanno pensare ai crepuscolari che però sono più languidi e impolitici.
Una Hannibalem hiberna solverunt et indomitum illum nivibus atque alpibus virum enervaverunt fomenta Campaniae : armis vicit, vitiis victus est ( 5), un solo inverno nellgli accampamenti fiaccò Annibale e i conforti della Campania svigorirono quell’uomo che non era stato domato dalle nevi e dalle Alpi: vinse con le armi, venne vinto dai vizi. L’ultimo periodo di 4 parole mi ricorda il telegramma di giulio Cesare quando nel 47 a. C. vinse Farnace, re del Ponto.
Non est emolliendus animus: si voluptati cessero, cedendum est dolori, labori, paupertati; idem sibi in me iuris esse volet ett ambitio et ira; inter tot adfectus distrahar, immo discerpar, (8) non si deve infiacchire l’animo: se avrò ceduto al piacere, devo cedere al dolore, alla fatica, alla povertà; l’ambizione e l’ira vorranno avere su di me ugual potere; tra tante passioni sarò tirato qua e là, anzi fatto a brani.
Loca seria sanctaque eligere oportet ; effeminat animos amoenitas nimia, nec dubie aliquid ad corrumpendum vigorem potest regio (10), è opportuno scegliere luoghi seri; indebolisce gli animi la piacevolezza eccessiva e una regione può certamente contribuire in qualche modo a svigorirlo.
Cfr il determinismo geografico
Il capitolo finale delle Storie di Erodoto contiene un monito per i Persiani attribuito a Ciro, il fondatore dell'impero. Alcuni sudditi gli avevano proposto di trasferire il popolo persiano dalla sua terra "piccola, scabra e montuosa" in un'altra "migliore". L'occasione era offerta dalla vittoria sul re dei Medi Astiage. Ma Ciro li scoraggiò dicendo che "da luoghi molli di solito nascono uomini molli ("filevein ga;r ejk tw'n malakw'n cwvrwn malakou;" a[ndra" givnesqai", IX, 122, 3): infatti non è della stessa terra produrre frutti meravigliosi e uomini valenti in guerra. Sicché i Persiani si allontanavano desistendo, vinti dal parere di Ciro, e preferirono comandare abitando una terra infeconda piuttosto che essere servi di altri coltivando pianure fertili". Così si chiudono le Storie di Erodoto.
Questo passo finale trova una qualche analogia nello scritto Peri; ajevrwn, ujdavtwn, tovpwn di Ippocrate, in quanto esso afferma che c'è una "unità indissolubile" tra la terra, il clima, gli uomini e "le forme della loro esperienza umana", afferma S. Mazzarino il quale aggiunge:"Si potrà forse osservare che il concetto della connessione fra la terra e l'uomo non è portato, qui[1], alle estreme conseguenze metodiche, come invece nello scritto (del corpus ippocrateo) Sui climi sulle acque sui luoghi , in cui le differenze tra Asiatici ed Europei sono ricondotte al rapporto fra gli uomini e la natura del paese, e le caratteristiche degli abitanti del Fasi-gialli di colorito, alti e grassi, inadatti alle fatiche[2]-sono riportate alle condizioni della loro regione paludosa e malsana. In Erodoto la connessione terra-uomo c'è tuttavia"[3].
Sono più forti le bestie da tiro quorum durata in aspero ungula est: in molli palustrique pascuo saginata cito subteruntur (10) la cui unghia si è indurita su un terreino aspro: quelli ingrassati in pascoli molli e paludosi, subito si spossano.
Et fortior miles ex confragroso venit, e il soldato che viene da luoghi dirupati (confringo, spezzo, cum e frango) è più forte; segnis est urbanus et verna, è neghittoso quello nato in una casa di città.
Sed satis diu cum Bais –Baiae-arum-litigavimus , numquam satis cum vitiis litigavimus, quae te oro, Lucili, persequere sine modo, sine fine; nam illis quoque nec finis est nec modus. (…) Voluptates praecipue exturba et invisissimas habe: latronum more quos filhvta" Aegyptii vocant, in hoc nos amplectuntur ut strangulent. (13), ma con Baia abbiamo già conteso abbastanza, mai abbastanza con i vizi, che , ti prego, Lucilio, continua a combattere senza limite, senza tregua; infatti anche quelli non hanno tregua né misura (…) Soprattutto estirpa i piaceri e cosiderali odiosissimi: come i briganti che gli Egizi chiamano filèti –truffatori- in quanto ci abbracciano per strangolarci. Vale.
Bologna 4 marzo 2026 ore 10, 04
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[1]Sta commentando le Storie di Erodoto dove" Ellèni e barbari sono studiati...in rapporto al nesso causale fra la terra in cui vivono e la forma della loro esperienza umana", Il pensiero storico classico , I, p. 160.
[2]Precisamente:"prov" te to; talaipwrei'n to; sw'ma ajrgovteroi pefuvkasin , rispetto all’affrontare fatiche sono piuttosto pigri.
[3]Il pensiero storico classico , I, p. 161.
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