Torno al quotidiano “la Repubblica di oggi” . A pagina 11 della parte locale trovo un’ intervista a Franco Berardi detto Bifo che conobbi nella aule universitarie di via Zamboni nella primavera del 1968, la primavera più significativa della nostra gioventù.
Riferisco dunque alcune parole del “vecchio compagno di scuola” poi le commento.
“Soprattutto mi ha colpito il pensiero dell’informatico Paul Graham che sull’intelligenza artificiale ha scritto una cosa decisiva ovvero che nel giro di una o due generazioni gli studenti smetteranno di scrivere, grazie alla tecnologia si perderà la capacità della scrittura nel genere umano. Fatto gravissimo, perché, dice sempre Graham, non c’è pensiero logico senza capacità di elaborazione scritta. Chi non scrive non pensa. Noi stiamo assistendo impotenti alla fine del pensiero umano”.
Bifo seguita con espressioni di pessimismo assoluto: “più che pessimista, la mia è disperazione totale. Credo che l’umanità non abbia nessun futuro e nessun presente”.
Io sono meno pessimista. Intanto ho rifiutato di interessarmi all’intelligenza artificiale. So appena che cosa è. Mi avvalgo della mia intelligenza naturale. Quando arrivò il 1968 avevo solo studiato quanto ci voleva per prendere voti buoni agli esami. Feci l’ultimo, glottologia, proprio nel maggio del ’68. Durante le assemblee ascoltavo i capi del movimento, come Bifo appunto, e mi rendevo conto che la mia preparazione era solo scolastica e limitata alla specializzazione scelta.
Era sapere, non era sapienza. Una congerie di nozioni senza visione d’insieme. Sicché, cominciando a insegnare, ampliai le mie letture e le collegai tra loro. Più avanti mi venne voglia di scrivere. Ci provai e mi accorsi che le mie letture non bastavano, e ne feci altre per diversi anni, e mi diedi a tradurre i classici greci e latini cercando di renderli in un italiano più chiaro e più bello di quello che leggevo nelle traduzioni stampate che non trovavo utili come quando ero studente. Tradurre gli ottimi autori rispettandone le scelte lessicali e stilistiche è un ottimo esercizio per chi vuole arrivare a scrivere.
Ed è vero che scrivere è necessario per giungere a pensare in modo cosciente e profondo. Ho esposto il mio metodo, la lunga via –ojdov~- da percorrere se si vuole scrivere in modo da essere letti, ossia trovando lo stile dell’universale che superi la soggettività noiosa e insopportabile. La scala è leggere tanti libri per tanti anni, imparare, tradurre, ripetere insegnando e vedere quali espressioni colpiscono la mente e il cuore degli allievi, confrontarle tra loro, farne tesoro.
Questa è la mia confutazione dell’intelligenza artificiale che considero un ridicolo ossimoro.
Bologna 7 marzo 2026 ore 18, 27
p. s.
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