mercoledì 15 luglio 2026

La storia di Päivi. 11 Il latino quale lingua del pudore.




Päivi
mi osservò per qualche secondo in silenzio, poi disse: “Italian alsways arrange, e tu sei il principe degli arrangiamenti attraverso la retorica. Io apprezzo i tuoi racconti, mi piacciono molto il tuo greco e il tuo latino, ma non ho bisogno di tante lusinghe, né di altrettanta cultura esibita per risponderti che mi piaci e che farò l’amore con te, Gianni. Probabilmente questa sera stessa”.

Feci un segno di approvazione entusiastica, con gli occhi  spalancati, le mani che si stringevano a vicenda in segno di congratulazione e le braccia inarcate sulle spalle come un arco trionfale.

Päivi continuò: “Sempre che non arrivi qualche segno contrario, un uccellaccio di malaugurio, malamente ominoso diresti tu, oppure, che so io, addirittura una cornacchia decrepita, guercia, grassa, zoppa e ributtante”. 

“Non ci saranno cornacchie, ma passeri agili e bene auguranti con il frullare veloce delle loro ali. Ci saranno anche Venere, Cupido e Priapo. Venerem iungemus per mille figuras[1] e la più ovvia di queste renderemo bella come un’opera d’arte, come sei tu, al punto che i sacerdoti santi benediranno l’ardore della nostra lussuria”

“Vedo che ti piace molto usare il latino oltre il greco. Ogni tanto utilizzi anche Shakespeare.”

“Sì quel bardo geniale è uno dei miei autori - accrescitori. Il latino lo uso non solo per piacere mio, ma anche per evitare le parolacce: infatti questa madre della mia lingua madre, la mia lingua nonna potrei dire assai banalmente, mi aiuta a rispettare il pudore: non potrei mai parlati di fellare in inglese o in italiano. Tanto meno proportelo con la parola volgare. Mi vergognerei come un impudico  rozzo e bestiale”.

“Non c’è bisogno che tu lo traduca. Fellatio è un termine invalso in psicologia”.

 “Anche io credo che faremo l’amore oggi, Päivi mia. Lo stiamo già facendo con le parole e con gli occhi. Mi sembra che ci specchiamo l’uno nell’altro. Noi siamo uno l’ego dell’altera o l’altera dell’ego, come preferisci.

“Scegli tu”

“E’ lo stesso: nam et tu es Ioannes , et ego Päivi sum [2].

In noi due che ci amiamo  c’è anche del narcisismo in quanto siamo simili. Non seì narcisista tu sola”.

“Lo vedo”.

“Nel nostro caso del resto, essere tanto compiaciuti reciprocamente e ciascuno di sé stesso non è male. Abbiamo motivi seri per scambiarci ammirazione e piacere che diventerà gioia, conoscenza preziosa, e virtù”

“Che cosa è la virtù, secondo te?”

“ E’ una delle cose diritte: et haec recta est, flexuram non recipit” secondo Seneca[3]. E’ una capacità ascetica. Non intendo l’ascesi della rinuncia ma quella del rafforzamento della propria persona. E’ anche potenza amorosa.

Diventare se stessi, realizzarsi completamente e aiutare gli altri, questa è virtù. Virtù non senza morale. Noi due ci aiutiamo a vicenda, e questo non è un sofisma. La felicità che provo nel comunicare con te tutto il bene che sento solo a guardarti, è un aiuto grande per me, per la mia crescita, e per la tua. Tu sei mia accrescitrice quanto e più degli auctores. Ne ho la certezza già ora. Fra quaranta o cinquanta anni magari ne riparleremo”.

“Ci tieni a vivere tanto a lungo?”

“Io sì, anche più a lungo, finché posso imparare”.

 “Come Solone[4], vero? Ti capisco: anche per me imparare è lo scopo più grande della vita”.

“Il mio è fare l’amore con te”.

“Sei carino, davvero. Io però non ho da raccontarti storie tanto interessanti quanto quella dell’avvertimento malinteso da Crasso.”

“ Tu hai di molto meglio. Tu incarni uno stile esemplare per me. Con te posso essere me stesso al livello più alto, poiché ti piace quanto è bello e fine, come sei tu”.

 

Avvertenza: il blog contiene 4 note.

 

 

Note

[1] Ovidio, Ars amatoria II, 679

 

[2] Cfr. “non errasti - inquit - mater nam et hic Alexander est” in Curzio Rufo, Historiae Alexandri Magni 3 12, 17 - Non hai sbagliato, madre, disse, infatti anche questo è Alessandro. Lo disse Alessandro Magno di Efestione quando, dopo la battaglia di Isso, la madre di Dario, fatta prigioniera, aveva creduto che Efestione, più prestante, fosse il re vincitore, ossia Alessandro.

 

[3] Ep. 71, 20.

 

[4] Päivi qui allude a ghravskw d’ aijei; polla; didaskovmeno~, invecchio imparando sempre molte cose.

 

Bologna 15 luglio 2026 ore 16, 23 giovanni ghiselli

 

p. s.

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