giovedì 23 luglio 2026

Il viaggio in Grecia del 1978. V Capo Sunio. L’ostello della gioventù che non discrimina le età.


 

 

Costeggiavo la pendice orientale del monte Laurio dalle cave dell’argento. Superata una breve salita, arrivai sulla punta meridionale dell’Attica dove vidi e ammirai il tempio di Poseidone, una splendida preghiera di marmo che leva le colonne quali braccia protese in preghiera verso l’azzurro del cielo  pieno di dei, come il mare e la terra, come tutto il cosmo.

Questo gioiello dorico è una traccia del logos divino e del pathos dell’artista.

Io però ero sudicio e stanco e chiesi al dio del mare la grazia di aiutarmi a trovare un rifugio per lavarmi le membra e riposare la mente affaticata dal sonno più del corpo sudato e impolverato, tuttavia vigoroso. Non aspettai, come faccio di solito, di dare la buona notte al sole che  declinava sul mare ma non ne era ancora prossimo a entrare nel talamo suo. Temevo troppo di rimanere nel buio senza l’alloggio né il cibo strameritati pedalando, perciò ripresi a spingere sui pedali con lena.

 Per la volontà di mettermi a tavola e a letto, non misi a dormire il sole ringraziandolo, come faccio tutte le sere. Risalivo lungo la costa occidentale in direzione di Atene. Dopo una trentina di chilometri mi fermai in un paese e mi diedi alla ricerca di un riparo per la notte.

L’indagine  rimase infruttuosa per una mezzora. Sentivo l’orrore di passare le ore buie su uno scoglio facile preda dei mostri marini come Andromeda, e senza un Perseo che venisse, pietoso, a salvarmi, o, meno peggio, di  dovere stendermi su una panchina punzecchiato da zanzare assetate di sangue. Ma fu pietoso un dio, probabilmente Poseidone, oppure una delle Nereidi, e mi fece trovare una branda in un ostello della gioventù.

Entro sempre volentieri in un alloggio del genere, più che mai dacché sono vecchio. Mi metto in fila con i ragazzi e quando mi danno un paio di lenzuola pulite, seppure bucate, mi giro tutto giulivo verso i giovani retrostanti e, con aria complice, faccio: “che se dice, picciotti?”.

 I contubernali per loro umanità nemmeno dopo i miei settanta anni mi hanno mai dato la baia replicando: “che cosa hai da sorridere, non sai quanto sei vecchio?”. Avrei risposto: “Non sono vecchio bensì antico e nobile”, vedete se ce la fate anche voi a diventare tali.  Ma quei benedetti giovani mi hanno sempre accolto con sguardi e gesti di simpatia. Ragazze e ragazzi. Una delizia, un balsamo beato.

Ne sono ogni volta felice, come quando il giorno di ferragosto nella spiaggia di Pesaro bambine e bambini mi inondano di secchiellate marine mentre corro sulla riva sperando di ricevere quegli scrosci salati sebbene vecchio. Ringrazio e riprendo la corsa, tutto giulivo e stiro il collo al pari di un’oca. Se sono ancora più contento, grido chicchirichì. Così passo per pazzo e gli adulti non mi danno noia. Non sanno che c’è un metodo in ogni cosa che faccio e in ogni parola che dico.

Pesaro 22 luglio  2026 ore 9, 26  giovanni ghiselli

 

p. s.  Un’aggiunta sul ferragosto pesarese. Il vento caldo detto garbino

L’ultimo ferragosto ero ricoverato a Villa Fastiggi di Pesaro per riabilitare la gamba destra dal femore spezzato il 7 luglio e operato il 10. Sicché non potei andare sulla spiaggia.

 Il 15 agosto nonostante l’appressarsi “dell’umido equinozio, che offusca l’oro delle sabbie salse”, è una giornata  ancora calda quando spira il  “garbino”, vento del sud, da me benedetto.

Il pesarese conformista invece lo maledice, esecra e depreca come si deve fare  perché così “fanno quasi tutti ” appunto.

 Bisogna girare addirittura con la faccia schifata e l’aria tormentata quando soffia questo vento meraviglioso. Io che non nascondo la mia felicità quando il termometro supera i trenta gradi, perfino i 35, mai a Pesaro del resto però me ne delizio a Bologna e in Grecia, e posso girare svestito a festa, nel mio borgo natio ricevo critiche. Le meno malevole dicono che sono una lucertola o un altro animale dal sangue freddo, le più cattive che sono un egoista sadico perché godo del male comune, che non sono normale né umano come chi soffre il caldo. Sostengono che amo il caldo perché sono magro e dovrei ingrassare come loro invece di gioire del male comune. Questi pettegoli perfidi sono gli obesi che odiano il caldo anche perché fa spogliare le persone e ne rivela le deformità: la nudità  è argumentum deformitatis

 

 

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Questo mese batterò il record del mese scorso. Tra giugno e luglio arriverò a 400 mila letture. Anni fa nei mesi estivi non arrivavo a 10 mila letture ma nell’ultimo anno i miei post hanno attirato lettori in ogni parte del mondo. Guardate quanti e quali sono quelli delle ultime 24 ore. Buona giornata a tutti

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1.92k tra questi alcune decine di Italiani.

Il k (moltiplicato mille) del Vietnam mi fa particolarmenr piacere

 

 


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