La ripetizione ossessiva degli spettri che gli hanno gridato “despaire and die” ha funzionato come ora funziona il ripetersi ossessivo degli annunci pubblicitari.
Tale iterazione martellante ha portato Riccardo a disperare appunto.
Negli Acarnesi di Aristofane (425 a. C.) c’è un rifiuto antico della pubblicità da parte del cittadino giusto, il protagonista Diceopoli che fa:
"guardo verso la campagna, sono desideroso di pace,
e odio la città mentre desidero il mio villaggio,
che mai disse: compra il carbone"
né l'aceto, né l'olio, e nemmeno conosceva quel "compra" privw"[1],
ma lui produceva tutto e il comprare che stanga non c'era"(32-36)
Riccardo si sveglia sconvolto.
Chiede un altro cavallo (V, 3, 178) prefigurando il grido finale (V,5, 7)
Grida anche: “Bind up my wounds!”, fasciatemi le ferite! (V, 3, 178).
Per ora sono quelle dell’anima la cui corazza si sta sgretolando, come sta cadendo la maschera di regale superiorità e invincibilità che Riccardo si era costruita aiutato dai successi.
Ma ormai questi sono finiti.
Lucrezio ci insegna che gli uomini si scoprono adversis in rebus, nell’avversa fortuna: allora finalmente erompono dal profondo del petto le vere voci, la maschera cade e rimane l’essenza
Nam verae voces tum demum pectore ab imo
eliciuntur et eripitur persona, manet res (De rerum natura, III, 58-59).
Riccardo cerca di reagire dicendo “I did but a dream” 179, ho solo fatto un sogno. Quindi se la prende con la coscienza che aveva sepolto mummificata e si sta risvegliando: “ O coward conscience, how dost thou afflict me!”, (180) o coscienza vigliacca, come mi tormenti!
Più avanti dirà ai gentlemen del suo seguito che la coscienza è solo una parola che usano i vigliacchi, inventata per tenere in ansia i forti (V, 3, 310-311)
Ma intanto, finchè è solo, dice: “ cold fearful drops stand on my trembling flesh” (182), gocce fredde di spavento coprono la mia carne tremante.
La parte emotiva preponderante.
Il fatto è che una parte del nostro animus non è controllabile dalla volontà e dalla ragione. Un conto sono le teorie, le idee che facciamo nostre dopo che ce le hanno inculcate, un altro l’emotività, ed è vero che spesso i nostri ragionamenti servono solo a travestire e mostificare i sentimenti.
Si pensi
allo qumov" preponderante diella Medea di Euripide (1079) e si ricordi
quanto dice Fedra nell'Ippolito di
Euripide :"bisogna considerare questo:/il bene lo conosciamo e
riconosciamo,/ma non lo costruiamo nella fatica (oujk ejkponou'men), alcuni per infingardaggine (ajrgiva"
u{po),/ alcuni
anteponendogli qualche altro piacere./ E sono molti i piaceri della
vita:/lunghe conversazioni, l'ozio, diletto cattivo, (scolhv,
terpno;n kakovn)
l'irrisolutezza"(vv.379 - 385).
Anche Riccardo, come Macbeth è arrivato alla resa dei conti e comincia a essere stanco del sole, della vita, di se stesso.
Il darsi animo
Eppure cerca
di reagire con quel darsi animo che T. S. Eliot considera come derivato a
Shakespeare da Seneca la cui Medea ripudiata
da Giasone dice "Medea superest "
(Seneca, Medea, vv. 166 ), Medea c’è
ancora. Conseguentemente nell’ Antonio e Cleopatra, Antonio fa:” I
am Antony yet " ( III, 13, 92.) e nel Giulio Cesare il duce romano dice che personalmente
non teme Cassio anche se Cassio è temibile for always I am Caesar (
I, 2, 211) dato che sono sempre Cesare
Ebbene, Riccardo dice; “Richard loves
Richard, that is. I and I (V, 3,
184), Riccardo ama Riccardo, cioè, Io sono io.
E’ un Io comunque in contaddizione con se stesso: Riccardo dice di amarsi, poi di odiarsi: I love myself (188) poi O no, alas, I rather hate myself/for hateful deeds committed by myself (190-191), o no, piuttosto odio me stesso per gli odiosi misfatti che ho commesso.
Quindi “I am a villain, yet I lie, I am not” (191), sono una canaglia, oppure mento, non lo sono. E’ un’identità caduta in crisi, sottoposta a giudizi duri quanto quelli dei suoi avversari.
Segue una unificazione negativa delle mille lingue diverse della coscienza: ciascuna racconta ua storia diversa and every tale condemns me for a villain (196) e ogni storia mi condanna come canaglia.
Tutti i suoi peccati si accalcano alla sbarra Throng to the bar , crying all, ‘Guilty. Guilty!’, e tutti gridano: colpevole, colpevole!”
La conclusione davvero disperata di questo perdente che ora fa pena è che nessuno ha pietà di lui, nemmeno lui di sé stesso.
“and if I die, no soul will pity me- and wherefore should they, since that I myself –find in myself no pity to myself? (202-204)
Questo succede quando diamo maggior credito al luogo comune sentito dire e ripetere –despaire and die nella fattispecie- che a tuttto il resto.
La ripetizione ossessiva è il metodo della pubblicità.
Seneca:"nulla res nos maioribus malis implicat quam quod ad rumorem componimur " (Seneca, De vita beata , 1, 3), nessuna cosa ci avviluppa in mali maggiori del fatto di regolarci secondo il "si dice".
Quindi: “si ad naturam vives, numquam eris pauper; si ad opiniones, numquam eris dives” (ep. 16, 7), se vivrai secondo la natura, non sarai mai povero, se secondo i luoghi comuni, non sarai mai ricco.
La natura di Riccardo è quella dell’uomo malvagio, ma non tanto salda da sbarazzarsi delle immagini oniriche che lo maledicevano. Ognuno dovrebbe sapere con chiarezza qual è il suo carattere che si identifica con il destino per non sbagliare destino e vivere quello di un altro.
Pesaro 21 luglio 2026 ore 10, 56 giovanni ghiselli
p. s.
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