giovedì 30 luglio 2026

Elettra di Sofocle terza parte.


 

La falsa morte di Oreste vv. 680-763

Entra in scena il  vecchio pedagogo e racconta alle donne che Oreste giunse a Pito per i giochi Delfici- Delfikw'n a[qlwn cavrin (682) all’inclito vanto dell’agone dell’Ellade- eij" to; kleino;n  JEllavdo" –provschm j ajgw'no" (680-681). Qui  giunto, udì annunciare la corsa –drovmon-684, la gara d’inizio.

Oreste entrò radioso - eijsh'lqe lamprov" (685) e e fu oggetto di stupore per tutti- pa'si toi'" ejkei' sevba". Vinse la gara avendo uguagliato alla sua natura il risultato della corsa drovmou d j ijswvsa" th'/ fuvsei ta; tevrmata (686)     

   Vinse anche il diauvlo~  la doppia corsa (div" aujlhv andata alla meta e ritorno, 384 metri a Olimpia) e le altre gare del pentathlon ( lotta, salto, disco, giavellotto). Ebbe grida di plauso dalla folla

Ma quando uno degli  dei vuole infliggere un danno, nemmeno uno forte  potrebbe schivarlo- o{tan dev ti" qew'n blavpth/ , duvnait j a]n oujd j a]n ijscuvwn fugei'n  (696-697)

Il giorno seguente al sorgere del sole c’era la corsa veloce dei carri- iJppikw'n wjkuvpou~ ajgwvn  (699). Egli entrò in lizza insieme con molti aurighi- eijsh'lqe pollw'n ajrmathlatw'n mevta. 700. a[rma-ejlauvnw

 I concorrenti erano dieci da tutta la Grecia, un Acheo, uno spartano, un Etolo, il nono veniva da Atene  la città costruita-devmw costruisco- dagli dèi (e[nato"  j Aqhnw'n tw'n qeodmhvtwn a[po, 707)  due libici, ossia coloni ellenici della Cirenaica e un decimo carro era guidato da un beota.

  C’era fragore di carri e polvere che si levava (kovni~ d j a[nw, 714).

La polvere è spesso un segno negativo, segno di morte.

Oreste tenendosi stretto alla meta, la rasentava sempre con il mozzo e allentava la briglia al cavallo di destra, mentre frenava quello di sinistra che la sfiorava. A un certo punto ci fu uno scontro. E l’intera pianura di Crisa si riempiva dei relitti dei carri.

 Rimanevano in gara Oreste e l’auriga ateniese, abilissimo (deinov" 781). Oreste era dietro e inseguiva. A un tratto luvwn hJnivan ajristeravn, allentando la briglia sinistra (743) del cavallo che faceva la curva (kavmptonto~ i{ppou, 744), il carro di Oreste urtò l’orlo estremo della stele e spezzò l’asse della ruota.  Il figlio di Agamennone cadde dal carro impigliato nelle redini. La folla lanciò un grido di orrore. Non c’era più niente da fare. Lo arsero sul rogo.

Clitennestra chiede a Zeus che cosa significhi questo-tiv tau'ta; 766,   se è una fortuna o una cosa tremenda ma utile (povteron  eujtuch' legw- h] deina; me;n, kevrdh dev; 766-7677).

 Comunque è penoso se mi salvo la vita a prezzo dei miei lutti  (768).

Il pedagogo le domanda perché sia così turbata e Clitennestra risponde

deino;n to; tivktein ejstivn (770), partorire è tremendo, e una madre, anche se maltrattata, non può odiare i figli ( oujde;  ga;r kakw'"-pavsconti mi'so" w|n tevkh/ prosgivgnetai 771) neppure a quella che subisce del male sopravviene odio per quelli che ha partorito

Però poi risponde al pedagogo che dice, per provocarla:

 mavthn a[r  j hJmei'" , wJ" e[oiken, h{komen” -772- siamo venuti invano a quanto sembra,  Clitennestra si lascia provocare.

Non invano, risponde, non invano se sei venuto pivst j  e[cwn tekmhvria (774) con prove sicure del morto che, nato dalla mia vita th'" ejmh'" yuch'" gegwv"  (775) staccatosi dal mio seno e dalle mie cure-mastw'n ajposta;" kai; trofh'" ejmh'" (776, si potrebbe chiamarla la apostasia di Oreste), se ne è andato esule -fugav"-, poi, accusandomi della morte del padre, minacciava di compiere terribili vendette dein j ejphpeivlei telei'n (779-ejpiv-ajpeilevw). Vivevo nella paura della morte e oggi ajphvllagmai fovbou (783) mi sono liberata dalla paura (783).

Quindi indica Elettra –h[de ga;r meivzwn blavbh (784) questa difatto è un danno più grande poiché vive nella mia casa, toujmo;n ejkpivnous j ajei;.-yuch'" a[kraton ai\ma, succhiando sempre il sangue puro della mia vita. Ora potremo vivere tranquilli anche per quanto riguarda le minacce di costei-th'sd  j ajpeilw'n ei{nec j hJmereuvsomen (787)

Elettra lamenta la sciagura poi chiede ironicamente al presunto cenere del fratello-a[r j e[cei kalw'" ; (790) va forse bene?

Clitennestra risponde. “non certo per te”, ma quello wJ" e[cei, kalw'" e[cei (791),  come sta, sta bene

Elettra prega Nemesi la quale distribuisce il compito (nevmei) di ascoltare il morto.

Cliennestra risponde che lo ha già fatto.

Elettra rinfaccia l’ u{bri" alla madre,  che ora  è eujtucou'sa  e può infierire (u{brize, 794)

Clitennestra sembra trionfare ed Elettra dichiara finiti se stessa e il fratello pevpaumeq j hJmei'" -796-

E’ tutta un’apparenza il trionfo di Clitennestra che si ribalterà presto in sconfitta.

 

Come quando  il coro esulta prima della catastrofe.

"In quattro tragedie, e cioè Antigone, Aiace, Edipo re, Trachinie, poco prima della catastrofe, il Coro, convinto o illuso che le cose stiano cambiando in meglio, si abbandona a una danza allegra, l'iporchema.

 

Clitennestra vuole ricompensare il messaggero di morte che ha fatto cessare il grido petulante della ragazza e[pausa" th'" poluglwvssou boh'"  (798) cfr. 641

Il pedagogo vorrebbe andarsene, ma Clitennestra lo invita a entrare, mentre Elettra deve rimanere fuori a lamentare le sventure (800-803)

Elettra, rimasta sola, nota che la madre invece di addolorarsi per la morte del figlio se ne è andata deridendo ejggelw'sa frou'do"  (807)

La ragazza teme di ricadere in uno stato di servitù dal quale sperava di venire emancipata grazie al fratello-h[dh dei' me douleuvein pavlin 8814)

Davanti a questa prospettiva la principessa dice che trascurando se stessa , rimasta com’è senza affetti, lascerà appassire la sua vita- parei's jemauth;n a[filo" aujanw' bivon (819 aujaivnw, dissecco)

 La conclusione è:   non ha più nessun desiderio della vita: tou` bivou d j oujdei;~ povqo~ (822).

 

Commo  Coro -Elettra 823-870.

Il Coro per fare coraggio alla ragazza, che crede morto il fratello, nomina Anfiarao vendicato dal figlio Alcmeone che uccise la madre Erifile, la quale, sedotta dalla collana di Armonia promessale da Polinice, rivelò al capo dei Sette, Adrasto, il nascondiglio dove si era rifugiato il marito.

Elettra però obietta che per Anfiarao compianto ajmfi; to;n ejn pevnqei apparve uno che se ne prese cura ejfavnh ga;r melevtwr (847), ma io non ho più nessuno, l’unico che era rimasto è sulla strada dell’Ade, strappato via- frou'do" ajnarpasqeiv"

Il coro compiange Elettra chiamandola deilaiva deilaivwn (849), infelice degli infelici

Eletttra dice che lo sa bene anche lei, lo sa più di tutti-kajgw; pou'd  j i{stwr, ujperivstwr (850) nel tempo   che sempre trascina (pansuvrtw/ -suvrw, trascino)  incessante (pammhvnw/  pa'" e mhvn  mese-) di una vita piena di molti mali terribili, odiosi.

Non vuole essere consolata, anzi minaccia il suicidio.

Il coro ricorda pa'si qnatoi'" e[fu movro" (860) un destino di morte è connaturato a tutti gli uomini

Elettra ribatte ma non quello di morire in gare  dagli zoccoli veloci calavrgoi" ejn ajmivllai"- chlhv-zoccolo, unghia,  ajrgov"-splendente argentum, e veloce  (861)-, impigliato nelle redini taglienti.

Per giunta il fratello è morto da straniero a[ter ejma'n cerw'n (866) senza il conforto delle mie mani, ed è sepolto senza avere ottenuto una tomba né il compianto nostro (870)

 

Pesaro 30luglio 2026 ore 9, 57 giovanni ghiselli

p. s.

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