Voglio indicare ai giovani Pogačar quale modello di talento non sotterrato, non sciupato bensì valorizzato appieno con la spinta della volontà, dell’amor proprio, dell’intelligenza. Ho 82 anni oramai e un femore rimesso quasi in sesto dopo una frattura scomposta. Nonostante tutto ciò, mi avvalgo di tale campione come modello. Ho avuto anche io un poco di talento ciclistico e l’ho sempre valorizzato. Dopo i 79 anni e l’incidente dell’anno scorso è stato sempre più difficile impiegare questo talento che mi ha aiutato nella vita fin da bambino infondendomi l’autostima necessaria. Avevo bisogno di primeggiare nelle gare ciclistiche come a scuola. Su questi successi fondavo e costruivo la mia identità. Ci è sempre voluta una volontà di ferro, un grande spirito di sacrificio e tanto esercizio sia mentale sia fisico. Nei primi anni Cinquanta il mio modello di ciclista era Fausto Coppi. In questi giorni, dopo avere visto un’impresa di Tadej Pogačar, non esito a spingere la bicicletta su per salite anche ripide dicendo a me stesso che alla mia volontà da asceta pagano e pure cristiano deve essere pervia ogni ascesa. Le scalate riuscite bene mi riempiono di soddisfazione e mi fanno sentire congeniale a Pogačar, così come quando mi impegno nello scrivere, anche questo ogni giorno per ore, mi sento membro della confraternita degli scrittori dei quali sono stato discepolo per tutta la vita da quando ho imparato a leggere. Più o meno nello stesso periodo dell’apprendimento a pedalare. Eravamo nei primi anni Cinquanta.
Pesaro 24 luglio 2026 ore 18, 39 giovanni ghiselli
p. s
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