domenica 26 luglio 2026

Una competizione cavalleresca da contrapporre all’empia età del ferro marchiata dalla violenza.

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Sto seguendo il Tour. Mi piace il ciclismo non solo perché sono stato un bravo ciclista, e lo sono ancora un po’ nonostante la rottura del femore e le 82 primavere sulla groppa,  ma anche perché le gare ciclistiche sono agoni cavallereschi dove l’avversario non è un nemico, anzi talora è un amico. I ciclisti competono con tutte le forze ma non odiano mai gli avversari. Pogačar dà il buon esempio: quando il suo principale competotore è caduto, Tadej è stato catecontico: ha trattenuto il gruppo fino a quando non è arrivata la notizia che Vingegaard si era ritirato.

 Mi viene in mente il duello tra Ettore e Aiace nel VII dell’Iliade: i due contendenti, quando lo scontro viene interrotto, si scambiano doni.

Vorrei che in tutti i rapporti umani ci fosse tanta nobiltà. Invece mi capita di ricevere insulti quando rivelo le mie idee politiche scrivendo sempre in difesa e in favore della vita. Prevalgono gli elogi a dire il vero.

Nel quotidiano “la Repubblica” di oggi leggo questo titolo a pagina 5:

Dagli insulti alle minacce

Lepore finisce sotto scorta

“Stato di diritto in pericolo

Poi il sottotitolo

“Dopo le polemiche sugli

scontri, attacchi anche alla

sua famiglia. Il sindaco

sporge denuncia. Allerta per

la manifestazione di oggi”.

 

Siamo nell’era della peccaminosità diffusa. Ritorna l’età del ferro.

Esiodo Nelle Opere e giorni   afferma che nell'ultima fase dell' empia età ferrea gli uomini nasceranno con le tempie bianche (poliokrovtafoi, v. 181) oltraggeranno i genitori che invecchiano, useranno il diritto del più forte, la giustizia starà nelle mani (divkh d  j ejn cersiv , v. 192) e se ne andranno Cavri" , Gratitudine, Aijdwv"  Rispetto e Pudore,  Nevmesi" , lo Sdegno; quindi  non vi sarà più scampo dal male "kakou' d  j oujk e[ssetai ajlkhv" (v. 201).

Lucrezio identifica l’età peggiore con il tempo delle guerre intestine, della lotta spietata di tutti contro tutti: quando gli uomini, credendo di sfuggire al terrore della morte, gonfiano gli averi col sangue civile, e ammassano avidi le ricchezze, accumulando strage su strage, godono crudeli dei tristi lutti fraterni "et consanguineum mensas odere timentque " (De rerum natura , III, 73) e odiano e temono le mense dei consanguinei.

Pesaro 26 luglio 2027 ore 12, 43 giovanni ghiselli

p. s.

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