Antonio era molto robusto e Cesare proprio per questo non lo temeva.
Cesare dice ad Antonio: “Let me have men about me that are fat/sleek-headed men, and such as sleep a-nights.-Yond Cassius-has a lean and hungry look;/he thinks too much; such men are dangerous” ( Shakespeare, Giulio Cesare, I, 2, 191-194) che io abbia con me quelli grassi con la testa curata e che dormano la notte quel Cassio ha l’aria dello snello affamato; pensa troppo; uomini del genere sono pericolosi.
Quindi Cesare aggiunge: Would he were fatter” (I, 2), vorrei che fosse più grasso. Legge molto, è un grande osservatore, sa scrutare. Non lo temo ma se il mio animo fosse soggetto al timore, non conosco uomo che eviterei più prontamente di quell’asciutto Cassio as that spǎre Cassius. Tra l’altro he loves no plays, as tou dost, Antony; he hears no music.
Sentiamo Plutarco. Cesare sospettava di lui. Una volta disse agli amici: “ tiv faivnetai boulovmenoς uJmi'n Kassioς ; ejmoi; me;n ga;r ouj livan ajrevskei, livan wjcro;ς w[n” (Vita di Cesare, 62, 10), che cosa vi sembra che Cassio mediti? A me infatti non piace troppo, è troppo pallido.
Un’altra volta che sentì accusare di sedizione Antonio e Dolabella, Cesare disse: “ouj pavnu touvtouς devdoika tou;ς pacei'ς kai; komhvtaς , ma'llon de; tou;ς wjcrou;ς kai; leptou;ς ejkeivnouς”, Kavssion levgwn kai; Brou'ton (62, 10), non ho paura di questi che sono grossi e con i capelli curati, ma piuttosto di quelli pallidi e magri, intendendo Bruto e Cassio.
Lo stesso concetto, con parole non tanto diverse scrive Plutarco nella Vita di Bruto (8, 2): kai; prw'ton me;n j Antwnivou kai; Dolobevlla legomevnwn newterivzein, oujk e[fh pacei'" kai; komhvta" ejnoclei'n aujto;n ajlla; tou;" wjcrou;" kai; ijscnouv" , di Antonio e Dolabella si diceva che complottavano, e Cesare disse subito che non lo turbavano gli uomini grossi e capelluti ma quelli pallidi e snelli
Nell’ Antonio e Cleopatra di Shakespeare si sente una musica in aria, o sotto terra, davanti al palazzo di Cleopatra e un soldato chiede: “It signs well, does it not?” E un altro “No”. Allora “What should this mean?”
E il pessimista: “’Tis the god Hercules, whom Antony loved, Now leaves him” ( 4, 3, 14-16).
Sentiamone un riuso fatto da T. S. Eliot: “the God Hercules/Had left him, that had loved him well” (Burbank with a Baedeker, Bleistein with a cigar (1920).
Anche Dioniso abbandona Antonio dopo Azio.
Plutarco racconta che nella notte del 30 luglio primo agosto del 30 un corteo dionisiaco si snodava tumultuante nella città di Alessandria. Dal centro andava verso la porta esterna rivolta dalla parte dei nemici a un certo punto però il rumore del corteo, dopo avere raggiunto il massimo grado, cessò. A quelli che esaminavano e interpretavano il segno sembrava che abbandonasse Antonio quel dio con cui egli aveva continuato a identificarsi imitandone lo stile di vita (Vita di Antonio, 75, 4-6)
Plutarco scrive che l’aspetto stesso di Antonio ricordava quello di Eracle quale appare nei dipinti e nelle statue. Aveva una bella barba, un’ampia fronte e un naso aquilino. Secondo una tradizione antica gli Antoni erano Eraclidi discendenti da Antone, figlio di Eracle e il triumviro si adoperava per confermare questa leggenda con l’atteggiamento e l’abbigliamento: portava al fianco una grande spada mavcaira megavlh e indossava un mantello ruvido savgo" perievkeito tw'n sterew'n (4, 1-4).
I Romani non approvavano il suo amore per Cleopatra e il fatto che riconobbe i gemelli avuti da lei. Ma Antonio era abile nell’abbellire le brutture ajll j ajgaqo;" w]n ejgkallwpivsasqai toi'" aijscroi'" (Vita, 36, 6) diceva che la nobiltà di stirpe si propaga con molti figli. Così Eracle e il suo progenitore figlio di Eracle avevano dato libero corso alla natura mettendo al mondo tanti figli.
Cfr. fama bella constant di Curzio Rufo.
Alessandro Magno ricorda ai suoi oppositori macedoni che ricevere il nome di figlio di Giove aiuta a vincere le guerre: “Famā[1] enim bella constant, et saepe etiam, quod falso creditum est, veri vicem obtinuit”[2] (Historiae Alexandri Magni, VIII, 8, 15) le guerre sono fatte di quello che si fa sapere (attraverso la propaganda), e spesso anche quanto si è creduto per sbaglio, ha fatto le veci della verità. Cfr. 3, 8, 7 dove pure Dario III dice “fama bella stare”.
Ecco altri brutti segni per Antono in Plutarco: poco prima della guerra con Ottaviano, “Pesaro città colonizzata da Antonio, situata sull’Adriatico Peivsaura jAntwnivou povli" klhrouciva wj/kismevnh para; to;n jAdrivan, fu ingoiata da una voragine che si spalancò nella terra .
Poi una statua di Antonio presso Alba stillò sudore, e mentre Antonio soggiornava a Patrasso, il tempio di Eracle fu colpito dai fulmini, quindi ad Atene il Dioniso della Gigantomachia situato sul muro meridionale dell’acropoli cadde nel teatro strappato dal vento.
Antonio diceva di essere parente di Eracle per la stirpe, e di Dioniso poiché ne imitava lo stile di vita, Si faceva chiamare Diovnuso" nevo" (Vita di Antonio, 60, 2-5).
Poi ci furono altri presagi con tristo annunzio di futuro danno.
Plutarco cita due versi (4-5) dell’Edipo re ("la città è piena tanto del fumo dei sacrifici,/quanto di preghiere, quanto di gemiti” il quarto verso 4 è leggermente modificato, il 5 senza ritocchi) per significare la dissolutezza pestifera di Antonio: quando il triumviro si recò in Oriente, l’Asia intera, come quella famosa città di Sofocle (Tebe) era piena di fumi di incenso, e insieme di peani e di gemiti (Vita di Antonio, 24, 3).
Subito dopo il biografo racconta che Antonio entrò in Efeso preceduto da donne vestite come le Baccanti e da uomini e fanciulli abbigliati da Satiri e da Pan; la città era piena di edera, tirsi, zampogne e flauti e la gente acclamava Antonio come Dioniso che dà gioia e amabile (Caridovthn kai; Meilivcion). Per alcuni sarà stato tale, ma per i più era j Wmhsth;~ kai; jAgriwvnio~ (24, 4-5), Dioniso Crudivoro e Selvaggio.
Teatralità dei due amanti
Quando Cleopatra si recò da lui risalendo il fiume Cidno, con teatralità ancora più vistosa, si diffuse dappertutto la voce che Afrodite con il suo corteo andava da Dioniso per il bene dell’Asia (wJ~ hJ jAfrodivth kwmavzoi pro;~ to;n Diovnuson ejp j ajgaqw`/ th`~ jAsiva~, 26, 5).
Alla fine del Simposio raccontato da Platone, soltanto Agatone, Aristofane e Socrate erano svegli e bevevano. Il filosofo parlando con i due drammaturghi li costrinse ad ammettere che la stessa persona deve saper comporre tragedie e commedie. Antonio intepretava parti tragiche e pure comiche
Una scena comica nella tragica storia di Antonio e Cleopatra.
Plutarco e Shakespeare
Plutarco racconta alcune buffonate che i due amanti compivano divertendo gli Alessandrini i quali dicevano che Antonio con i Romani usava la maschera tragica e con loro quella comica ( levgonte~ wJ~ tw`/ tragikw`/ pro;~ tou;~ JRomaivou~ crh`tai proswvpw/, tw`/ de; kwmikw/` pro;~ aujtouv~, Vita di Antonio, 29, 4).
Quindi il biografo fa un esempio degli scherzi dei due amanti: una volta Antonio pescando senza prendere nulla ajlieuvwn potev kai; dusagrw`n era irritato: gli pesava l’insuccesso davanti a Cleopatra h[cqeto parouvsh" th`" Kleopavtra" (Plutarco, Vita di Antonio, 29, 5).
Allora ordinò a dei pescatori ejkevleuse tou;" aJliei`" di nuotare sott’acqua di nascosto e di attaccare all’amo dei pesci già pescati. Antonio tirò su due o tre volte quei pesci morti ma Cleopatra si accorse dell’inganno oujk e[laqe th;n Aijguptivan (6)
Fingendo però di essere ammirata prospoioumevnh de; qaumavzein, invitò gli amici ad assistere alla pesca il giorno seguente. All’indomani salirono su delle barche e Antonio si mise a pescare. Cleopatra allora ordinò a uno dei suoi di nuotare sott’acqua prima degli altri e di attaccare all’amo un pesce salato del Ponto Pontiko;n tavrico" (7)
Quando Antonio lo tirò su, scoppiarono le risa come era naturale e Cleopatra disse: “o grande comandante, lascia la canna da pesca a noi che regniamo su Faro e Canopo: la tua preda sono città, regni e continenti” (7).
Mentre lo canzonava, trovò modo di lusingarlo.
Nell’Antonio e Cleopatra di Shakespeare è Carmiana che ricorda a Cleopatra questo scherzo: fu divertente quando faceste una scommessa sulla pesca; “when your diver-did hang a salt-fish on his hook, which he with fervency drew up” II, 5, quando il vostro palombaro attaccò un pesce salato al suo amo ed egli lo tirò su con ardore
La regina ricorda: “quella volta-o che tempi! I laughed him out of patience, and that night I laughed him into patience”, io risi fino a fargli perdere la pazienza e la notte risi tanto da ridargliela, e la mattina dopo, pima della nona ora lo rimandai ubriaco al suo letto.
Plutarco fa notare un’altra analogia tra Eracle e Antonio: come Eracle fu schiavizzato da Onfale, la regina di Lidia che gli tolse la clava e la pelle leonina- to; rJovpalon kai; th;n leonth'n (Vita, 90, 3), così Cleopatra ammaliò, disarmò Antonio e lo persuase a rimanere ozioso divertendosi con lei sulle spiagge di Canòpo. Alla fine, come Paride (Iliade, III 380 sgg) fuggito dalla battaglia ejk th`" mavch" ajpodrav" (ajpodidravskw), Antonio affondava nei seni di lei eij" tou" ejkeivnh" kateduveto kovlpou" (90, 5)
Nella tragedia di Shakespeare, Antonio ha consapevolezza che l’amore con Cleopatra lo rovinerà e nel ricevere cattive notizie da Roma dice già nel primo atto: These strong Egyptians fetters I must break, or lose myself in dotage (I, 2) devo rompere questi forti ceppi egiziani o perdermi nella infatuazione
Avuta notizia che sua moglie Fulvia è morta, la rimpiange e dice di volersi sottrarre a Cleopatra: I must from this enchanting queen break off, devo sottarmi a questa regina incantatrice (I, 2, 126) ma la propria apatia idleness l’otium con lei cova altre sventure.
Cleopatra doveva avere un fascino enome per mettere strong fetters forti ceppi sulle gambe di Antonio: Plutarco scrive che Antonio quando era tribuno della plebe a Roma nel 50, piaceva molto ai soldati siccome partecipava alle loro esercitazioni e condivideva molto della loro vita-suggumnazovmeno" kai; sundiaitwvmeno" ta; pollav e faceva molti donativi di quello che aveva kai; dwrouvmeno" ejk tw`n parovntwn, ma era malfamato per le sue relazioni con le donne altrui-kai; kakw`" h[koue ejjpi; gunaixi; ajllotrivoi" (Vita, 6, 6)
Pesaro 30 luglio 2026 ore 16, 50 giovanni ghiselli
p. s.
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