Prospero affida Miranda a Ferdinando: all thy vexations were but trials of thy lovety, tutte le travagliose imposizioni sul tuo conto furono accertamenti del tuo amore e tu hai superato il test
Le lodi rese a parole su Miranda zoppicano (halt) in confronto a Miranda stessa
Il ragazzo non deve sciogliere her virgin knot il nodo verginale di lei prima di ogni sacrosanta cerimonia altrimenti calerà l’anatema. Ferdinando giura.
Ariele riceve l’ordine di portare la combriccola su cui ha potere
Quindi Prospero si rivolge ai giovani: non devono mollare le redini (cfr. Platone, Fedro) the strongest oaths are straw to the fire in the blood i più forti giuramenti sono paglia per il fuoco del sangue. Cioè questo fa presto a bruciarli.
La "vecchia balia" della Fiammetta di Boccaccio cerca di consolare l'abbandonata con una serie di esempi tratti dal mito, e afferma pure che l'amore non può essere comandato né vincolato in alcun modo:"Di queste fedi promesse e giuramenti fatti intra gli amanti, Giove se ne ride quando si rompono" (Elegia di Madonna Fiammetta VI); anche qui si sente la lezione del magister Naso:"Iuppiter ex alto periuria ridet amantum/et iubet Aeolios inrita ferre Notos". (Ars Amatoria, I, 631-634), Giove dall'alto sorride agli spergiuri degli amanti e ordina che i venti di Eolo li portino via senza effetto.
Il IX e ultimo capitolo dell'Elegia boccacciana è intessuto di ricordi provenienti dai Tristia [1] di Ovidio sin dall'invocazione iniziale al "piccolo… libretto" che viene mandato "dinanzi dalle innamorate donne" e descritto in abito dimesso:"Tu dei essere contento di mostrarti simigliante al tempo mio, il quale, essendo infelicissimo, te di miseria veste, come fa me; e però non ti sia cura d'alcuno ornamento, sì come gli altri sogliono avere, cioè di nobili coverte di colori varii tinte e ornate, o di pulita tonditura o di leggiadri minii, o di gran titoli; queste cose non si convengono a' gravi pianti, li quali tu porti; lascia e queste e li larghi spazii e li lieti inchiostri e l'impomiciate carte a' libri felici; a te si conviene andare rabbuffato con isparte chiome, e macchiato e di squallore pieno, là dove io ti mando, e co' miei infortunii negli animi di quelle che ti leggeranno destare la santa pietà". Riconosciamo dunque la fonte di tutto questo nei primi versi dei Tristia di Ovidio:"Parve…liber…Vade, sed incultus…Infelix, habitum temporis huius habe!…Nec fragili geminae poliantur pumice frontes,/hirsutus sparsis ut videare comis " (vv. 1 sgg,), piccolo… libro… vai, ma non curato…Infelice metti l'abito di questa circostanza!…E i tuoi bordi non siano levigati da friabile pomice, perché tu appaia scabro con le chiome sparse.
il poeta di Sulmona negli Amores [2] è comprensivo perfino riguardo all'instabilità e alla non affidabilità delle giovani donne: il tradimento infatti non sciupa la bellezza e perfino gli dèi lo concedono:" Esse deos credamne? Fidem iurata fefellit,/et facies illi quae fuit ante manet/...Longa decensque fuit: longa decensque manet./Argutos habuit: radiant ut sidus ocelli,/per quos mentita est perfida saepe mihi./Scilicet aeterni falsum iurare puellis/di quoque concedunt, formaque numen habet " (Amores , III, 3, 1-2 e 8-12), devo credere che ci sono gli dèi? Ha tradito la parola data,/eppure le rimane l'aspetto che aveva prima...Era alta e ben fatta; alta e ben fatta rimane./Aveva gli occhi espressivi: brillano come stelle gli occhi,/con i quali spesso la perfida mi ha ingannato./Certo anche gli dèi eterni permettono alle ragazze/di giurare il falso, e la bellezza ha una potenza divina.
Ovidio conclude dicendo che dio è un nome senza sostanza, oppure, se esiste, ama le belle fanciulle e certamente ordina che solo loro abbiano tutto il potere:"si quis deus est, teneras amat ille puellas:/nimirum solas omnia posse iubet " (Amores , III, 3, 25-26).
A proposito di "radiant ut sidus ocelli" citato sopra si può indicare una corrispondenza testuale nel romanzo medievale:"Gli occhi le brillavano di così vivo chiarore da parere due stelle"[3].
Ferdinando risponde che la neve bianca e fredda che ha sul cuore abbatte l’ardore del suo fegato abates the ardour of my liver
Entra Iride la multicolore messaggera, poi Giunone, poi Cerere che saluta Iride come grandiosa sciarpa del cielo
Iride vuole celebrare l’impegno di un vero amore ed elargire doni agli amanti
Cerere non vuole incontrare Venere e il figlio da quando il tenebroso Dite rapì sua figlia. Ha ripudiato la scandalosa compagnia della dea dell’amore e del suo cieco figlio
Iride risponde che non deve temere: i due vanno a Pafo
Venere è definita Mars’s hot minion, la bruciante favorita di Marte e Cupido suo figlio waspish headed, dal capo vespigno che ha rotto le frecce e giura di giocare con i passeri
Giunone e Cerere benedicono la coppia
Augurano onore ricchezza, discendenza lunga e fertile
Sono spiriti chiamati da Prospero. Ferdinando ne è entusiasta e proclama che l’isola è un paradiso grazie al suocero-padre.
Iride chiama le ninfe, temperate nymphs, sobrie ninfe (IV, 1).
Cfr. le Baccanti di Euripide che non fanno sesso.
Poi chiama dei mietitori (reapers) a danzare con le ninfe,
Quindi tutto svanisce. Prospero li congeda. Gli è venuta in mente la congiura ignobile del bestiale Calibano.
Prospero dice che quegli attori erano spiriti che si sono dissolti nell’aria
Del resto tutto svanirà: anche the great globe himself, sparirà like this insubstantial pageant incorporeo corteo
“We are such stuff as dreams are made on, and our little life is rounded with a sleep” (IV 1)
Ariele racconta l’incantamento provocato nei malandrini ubriaconi finiti in uno stagno coperto di schiuma schifosa. I farabutti ballavano in questa acqua marcia che puzzava più dei loro piedi.
Prospero approva, poi definisce Calibano a devil, a born devil, sulla cui indole l’educazione non può fare presa on whom my pains humanely taken all, all lost, quite lost, le mie fatiche umanamente spese sono andate tutte perdute. Con l’età his body uglier grows , so mind cankers, il suo corpo diventa più brutto, la sua mente va in cancrena. Li appesterò fino a farli ruggire
Pessimismo pedagogico
Pessimismo e ottimismo pedagogico. Pindaro, Euripide, Protagora in Platone.
Pindaro nella Seconda Olimpica chiarisce il suo pessimismo pedagogico :" sofo;" oJ polla; eijdw;" fua':-maqovnte" dev, lavbroi-pagglwssia/ kovrake" w{" a[kranta garuveton--Dio;" pro;" o[rnica qei'on ” (vv. 86-89), saggio è chi sa molto per natura, voi due[4] addottrinati invece, intemperanti, vaghi di ciance, come corvi di fronte al divino uccello di Zeus, gracchiate parole vuote.
Altro pessimismo
Nell’Ecuba (del 424) di Euripide la protagonista sente raccontare da Taltibio il sacrificio di Polissena e prova “una strana consolazione” per la nobiltà con la quale la ragazza è morta, splendendo di bellezza, come un’opera d’arte, e parlando con il coraggio di un eroe: “Non è strano che se la terra è cattiva,/ma ottiene buone condizioni dagli dèi, produce buona spiga,/mentre se è buona, ma non riceve quanto essa deve ottenere,/ dà cattivi frutti, tra gli uomini invece, sempre/il malvagio non è nient'altro che cattivo,/ mentre il buono è buono, né per una disgrazia/guasta la sua natura, ma rimane sempre onesto?/Dunque i genitori fanno la differenza o l'educazione?/Certamente anche essere educati bene, porta/insegnamento di onestà; e se uno ha l’ha imparata bene,/ sa che cosa è turpe, avendolo appreso con il metro del bello. /Ma questi pensieri la mente li ha scagliati invano",( Ecuba, vv. 592-603).
Ottimismo pedagogico
Nelle Supplici , del 422, un dramma che è tutto un encomio degli Ateniesi, leggiamo invece l'espressione di un incondizionato ottimismo pedagogico, forse per il fatto che si stava preparando la pur malsicura pace di Nicia: Adrasto fa l'elogio funebre dei sette caduti nella guerra contro Tebe, poi conclude rivolgendosi direttamente a Teseo, il "Pericle in vesti eroiche: “ Non ti stupire dopo quanto ho detto,/ Teseo, che questi abbiano avuto il coraggio di morire davanti alle torri./Infatti essere educati non ignobilmente comporta il senso dell'onore:/e ogni uomo che ha esercitato il bene/
si vergogna di diventare vile. Il coraggio è/ virtù insegnabile (hJ eujandriva-didaktovn), se è vero che il bambino impara/a dire e ad ascoltare quello di cui non ha cognizione./Ma quello che uno abbia imparato, suole conservarlo/fino alla vecchiaia. Così educate bene i vostri figli"(vv. 909-917).
Altrettanto ottimismo pedagogico troviamo nel Protagora di Platone.
Il sofista, personaggio del dialogo platonico sostiene che alcuni aspetti naturali degli uomini (piccoli, brutti o deboli, p. e.) non si possono correggere, e dunque non suscitano irritazione e non provocano punizioni; mentre l’assenza delle qualità che derivano all’uomo dall’esercizio provoca ire, ammonimenti e sanzioni. Ingiustizia, empietà e assenza di virtù politica vengono punite “o[ti ge oi{ ge a[nqrwpoi hjgou'ntai paraskeuasto;n ei\nai ajrethvn” (324), poiché gli uomini pensano che la virtù sia acquisibile. Si punisce per correggere e distogliere dal commettere ingiustizia: “kai; toiauvthn diavnoian e[cwn dianoei'tai paideuth;n ei\nai ajrethvn” (324b), e chi la pensa in questo modo crede che la virtù sia insegnabile. Se gli Ateniesi, come gli altri, puniscono i colpevoli di ingiustizia significa che anche loro sono tra quelli i quali considerano la virtù acquisibile e insegnabile.
Prospero e Ariele sono invisibili mentre rientrano Calibano Stefano e Trinculo tutti bagnati
Calibano consiglia di avvicinarsi alla grotta (cell) di Prospero senza fare rumore: la cieca talpa (the blind mole) non deve sentire il calpestio di un piede (IV, 1)
Trinculo puzza di piscio di cavallo (I do smell all horse-piss) e il naso è in grande indignazione
Trinculo minaccia Calibano di farne a lost monster, un mostro perduto.
Hanno perduto le bottiglie e Stefano dice che nel mostro c’è una perdita infinita (an infinite loss)
Ma Calibano vuole compiere il bel misfatto e diventare il foot-licker leccapiedi di Stefano.
Costui dice di avere bloody thoughts, pensieri sanguinari-
I tre frugano nella caverna con l’intento di rubare: Trinculo dice al mostro: mettiti un po’ di vischio sulle dita: put some lime upon your fingers
Ma Calibano ha fretta: teme che Prospero ritorni e li trasformi in scimmie con fronti inverecondamente basse with foreheads villainous low
I tre comunque rubano
Prospero e Ariele aizzano gli spiriti che cacciano fuori i deficienti e Prospero ordina che gli spiriti torcano le giunture con le convulsioni secche, li rattrappiscano con i crampi della vecchiaia e con le punture li rendano più maculati del leopardo e della pantera
Tutti i suoi nemici sono alla sua mercé e le sue pene stanno per avere fine.
Atto V
Prospero è soddisfatto: my charms crack not, i miei incantesimi non falliscono. I suoi nemici sono intrappolati e Gonzalo, the Good old lord li compiange a grandi lacrime.
Ariel ne ha compassione e pure Prospero vuole parteggiare con la proprio ragione più nobile contro la furia. La virtù è azione più rara della vendetta. Ordina ad Ariele di liberarli poiché sono pentiti
Poi Prospero rinnega la sua rozza magia. Ricorda le creature che lo hanno aiutato: elfi, altre che with printless foot con piede senza orma inseguono il mare che si ritira e lo fuggono quando avanza, e i demi-puppets i mezzi pupazzi, gli gnomi. Con l’aiuto di queste creature ha oscurato the noontide, suscitato venti sediziosi, e provocato guerre tra il cielo e il mare, suscitato i fulmini, svegliati i morti. But this rough magic I here abjure. E I’ll break my staff, spezzerò la mia bacchetta e la interrerò di parecchie braccia e affonderò il mio libro dove non arrivano gli scandagli
Si sente una musica che deve guarire i cervelli degli incantati che compaiono. Cervelli inservibili che bollono dentro i crani
Gonzalo viene ringraziato. Prospero perdona il fratello snaturato
Ariele canta il canto della propria liberazione: dove succhia l’ape succhio, dormo dentro alla corolla della primula quando i gufi strillano. Volo sul dorso di un pipistrello inseguendo l’estate. Vivrò sotto i rami infiorati dalla primavera.
Ariel deve andare alla nave e portare l’equipaggio
Alonso si sveglia e chiede perdono.
Prospero perdona anche Antonio sebbene to call brother would even infect my mouth
Prospero conferma di essere il duca di Milano ma non fa tutta la storia not a relation for a breakfast, nor befitting the first meeting
Ma da distribuirsi giorno per giorno. Questa caverna è la mia reggia this cell’s may court
Quindi mostra Ferdinand and Miranda playng at chess.
Miranda vede gli ospiti e dice: “O, wonder! How many goodly creatures are there here! How beauteous mankind is! O brave new world, that has such people in it!
E Prospero: ‘tis new to thee.
Poi dice ad Alonso: sopra I ricordi non mettiamo il carico di un peso ormai passato.
Gonzalo benedice i due giovani e dice: in un unico viaggio, Claribella ha trovato marito, Ferdinando moglie, e noi tutti abbiamo ritrovato quel possesso di noi stessi che avevamo perduto.
Arrivano Ariele, il capitano e il nostromo (boatswain), uomo da forca (gallows) che ha salvato la nave
Alonso non si capacita nel labirinto e chiede un oracolo per raddrizzare la cognizione
Prospero chiede ad Ariel di liberare Calibano: untie the spell, sciogli l’incantesimo.
Entrano Calibano, Stefano e Trinculo
Prospero definisce Calibano thing of darkness, cosa della tenebra.
Alonso riconosce in Stefano my drunken butler, il mio cantiniere ubriacone.
Anche Trinculo è ripe: il gran liquore li ha fatti rubicondi. Cfr. Pseudolo
Del resto sembrano in salamoia. Trinculo dice che non dovrà più temere i mosconi a deporgli addosso le uova.
Stefano dice I am not Stephano but a cramp.
Stefano nel linguaggio popolare di Napoli significava “stomaco” e forse la fonte del dramma è italiana.
Prospero dice di Calibano che è spropositato, sproporzionato di forma quanto di stile. Poi gli ordina di rassettare la grotta, se vuole il perdono. Calibano è dispiaciuto di avere preso un beone per un dio.
Prospero di notte racconterà la sua storia, poi si ritirerà a Milano where every third thought shall be my grave un pensiero su re riguarderà la mia tomba.
Infine saluta Ariele con affetto
Nell’Epilogo, Prospero si rivolge al pubblico come il Coro nella Parabasi delle commedie di Aristofane e chiede il favore degli spettatori. Non ha più incantesimi a disposizione e la sua fine è disperata a meno che preghiere struggenti conquistino la pietà divina
Voi che volete essere perdonati liberate me con la vostra indulgenza.
Pesaro 25 luglio 2026 ore 11, 49 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Sono cinque libri di elegie scritte in esilio tra il 10 e il 12 d. C.
[2] Raccolta di elegie in tre libri. La prima edizione è di poco posteriore al 20 a. C.; la seconda, rielaborata, uscì quasi venti anni dopo, intorno all' 1 a. C.
[3] Erec e Enide, trad. cit., p. 17.
[4] Secondo gli scoliasti Simonide e Bacchilide,
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