venerdì 31 luglio 2026

Elettra di Sofocle sesta e ultima .parte. Quarto Stasimo poi l’Esodo 1384-1397.


 

Il coro vede avanzare Ares che spira sangue  di funesta contesa –to; dusevriston ai\ma fusw'n   {Arh" (1385)

  Poi ci sono a[fuktoi kuvne~  (1388) le cagne inevitabili,

persecutrici di orrendi misfatti metavdromoi kakw'n panourghmavtwn (1387). Sono le Erinni ma in questa tragedia se la prenderanno  con  Clitennestra, non con Oreste, l’ ajrwgov~ , il soccorritore e vendicatore che sta entrando doliovpou" con passo furtivo, ei[sw stevga"    avendo nelle mani l’arma da poco affilata per il sangue-neakovnhton ai\ma ceiroi'n e[cwn-  ajkonavw1394. Lo guida, il figlio di Maia Ermes che nasconde l’insidia nell’oscurità- J Ermh'"  sf j a[gei dovlon skovtw kruvya"/- e lo conduce dritto alla meta-pro;" aujto; tevrma, e più non indugia koujkevt j ajmmevnei (1397)

 

Esodo 1398-1510

 

Si sente Clitennestra che grida da dentro: ahi la casa è priva di amici ma piena di assassini- aijai', iw; stevgai-fivlwn e[rhmoi, tw'n d  japolluvntwn plevai (1404-1405)

Elettra sente gridare, il coro dice con angoscia -duvstano" di  avere udito h[kous j  ajnhvkousta voci inaudite che fanno rabbrividire- w{ste fri'xai (1408)

Clitennestra invoca Egisto: “dove sei?”

Elettra sente gridare di nuovo. E’ la madre che chiede pietà al figlio: “w\ tevknon tevknon,-oi[ktire th;n tekou'san (1410-1411), abbi pietà di chi ti ha partorito.

Elettra ribatte che da lei non hanno avuto pietà né il figlio né il padre che li generò-ajll j oujk ejk sevqen-wjktivreq  j ou[to"  oujd  j  oJ gennhvsa" pathvr (1413). Il coro compiange la città e la stirpe sventurata che ora il destino manda in rovina

 Clitennestra grida w[[moi pevplhgmai (v.1415)

 

Cfr. il grido di morte di Agamennone nella tragedia di Eschilo:“w{moi, pevplhgmai kairivan plhgh;n e[sw”(Agamennone, 1343), ahimé sono colpito dentro con un colpo mortale!

Dopo una domanda del corifeo che chiede chi abbia gridato, Agamennone urla ancora nel ricevere il secondo colpo: “w[moi mavl j au\qi" deutevran peplhgmevno" (1345), ahimé, sono colpito di nuovo una seconda volta.

 

Nemesi di questo doppio colpo è il grido di Elettra della tragedia di Sofocle: questa volta è Clitennestra che urla. “w\moi pevplhvgmai (Elettra, 1415) e la figlia grida al fratello in antilabé con la madre:” pai'son, eij sqevnei", diplh'n " (v. 1415), colpisci ancora, se ce la fai. [1]

 

Parole chiave del dramma omesse da quell’imbecille di Lavia nella rappresentazione al teatro greco di Siracusa.

 

Oreste dice alla sorella che va tutto bene nel palazzo tajn dovmoisi me;n kalw'" ,   jApovllwn eij kalw'" ejqevspisen (1425), se Apollo ha vaticinato bene. Non c’è rimorso.

 

Cfr. Fortebraccio che pronuncia le ultime parole dell’Amleto: “take up the bodies. –such a sight as this /becomes the field , but here shows much amiss./Go, bid the soldiers shoot”, portate via questi cadaveri. Una vista del genere si addice al campo di battaglia, ma  qui appare assai fuori luogo. Andate, ordinate ai soldati di sparare.

 

Elettra non dovrà più temere la madre. Quindi arriva Egisto, lo  spensierato, dal sobborgo, tutto contento-ejk proastivou cwrei' geghqwv". 1431 ghqevw latino gaudeo.

Oreste e Pilade si .appostano- Il coro suggerisce a Elettra di sussurrare all’orecchio di Egisto poche parole wJ" hJpivw",  quasi benignamente, perché balzi senza accorgersene verso l’agone della giustizia. Egisto dunque entra in scena e chiede a Elettra notizie sgli stranieri Focesi che hanno fatto sapere della morte di Oreste tra i frantumi del carro. Lo domando a te che finora sei stata spavalda naiv sev thvn ejn tw'/ pavro"-crovnw/ qrasei'an (1445-1446). Immagino del resto che questo soprattutto a te interessi-mavlista soi mevlein- oi|mai (1446-1447)

Elettra risponde e[xoida, certo che so, pw'" ga;r oujciv ( 1448), come potrei rimanere al di fuori della disgrazia dei miei più cari?

A Egisto preme di venire rassicurato sulla morte di Oreste.

Elettra dice che lei ne ha avuto la prova, il cadavere,  e può mostrargliela anche se è una a[zhlo" qeva, una vista poco invidiabile.

Egisto non nasconde che la ragazza lo ha invitato a gioire –caivrein- diversamente dal solito –oujk eijwqovtw" (1456)

Elettra lo dileggia dicendo: “ puoi gioire-caivroi" a[n, se queste notizie ti sono gradite –cartav (1457)”

Egisto esulta e ordina di tacere e spalancare le porte perché i Micenei vedano il cadavere nekrovn e smettano di sperare in un rovesciamento del potere. Elettra finge di sottomettersi: con il tempo ho acquistato senno    (nou'n e[scon w{ste sumfevrein toi'" kreivssosin, 1465)  tanto da convenire ai potenti.  Viene aperta la porta e Egisto vede un favsma , una “apparizione” che è il cadavere di Clitennestra  coperto. Egisto crede che sia Oreste ma forse non ne è del tutto sicuro e per giunta teme una forma di nevmesi" (1467), di vendetta o di ira divina. Allora  chiede : “cala'te pa'n kavlumm j ajp j ojfqalmwn' (1468), toglietegli ogni velo dagli occhi, perché il morto della stirpe  ottenga il compianto da me.

Oreste invita Egisto  a sollevare il velo-auto;" su; bastaz  j  (1470) , è tuo dovere non mio guardare e rivolgere il saluto ai tuoi.

Egisto è d’accordo e chiede di chiamare Clitennestra.

Oreste risponde sarcasticamente au{th pevla" sou, ti è vicina, non cercarla altrove.

Egisto scopre il cadavere e grida: “oi[moi, tiv leuvssw; ohimé che vedo? (1475)

Oreste prosegue nel sarcasmo: “chi temi? Chi non riconosci? (1475)

Egisto capisce di essere caduto in mezzo a reti tese di nemici e si domanda chi siano costoro- Poi: - ejn mevsoi" ajrkustavtoi" pevptwc j (1476), sono  caduto nelle reti tese.

 

 La rete è presente nella trilogia di Eschilo, fin dalla prima tragedia: Cassandra, nell’Agamennone  grida (1114-1117): “Ahi, Ahi, che orrore! Cos’è ciò che appare? È forse una specie di rete di Ades? Ma una rete è la compagna di letto – λλ’ ρκυς ξύνευνος – la complice dell’assassinio”.

 

Egisto capisce di essere perduto o[lwla (1482) ma vuole parlare.

Elettra grida a Oreste di non permettergli di mhkuvnein lovgou~ (1484), allungare il discorso. Devono ammazzarlo subito e abbandonarlo tafeu`sin (1488) ai suoi becchini (cani e uccelli). Sarà il riscatto luthvrion (1490) delle proprie sofferenze.

Oreste dice a Egisto che non c’è un lovgwn ajgwvn (1491) una torneo oratorio, ma si tratta della sua vita. Poi lo spinge dove lui ha ucciso Agamennone. Egisto chiede se sia necessario che la casa dei Pelopidi continui a vedere delitti.

Ma Oreste non sente ragioni e gli fa fretta. Con le ultime parole dice che se la morte venisse inflitta a quanti vogliono trasgredire le leggi la delinquenza non sarebbe molta (to; ga;r panou`rgon oujk a]n h\n poluv (1507)

Il Coro chiude il dramma dicendo che con queste sofferenze, alla stirpe di Atreo si è aperto un varco verso la libertà.

Il problema morale non si pone. Oreste esegue un ordine di Apollo ed è innocente. Ma dell’oracolo Sofocle scrive poche parole. L’uccisione di Clitennestra è ridotta a un brevissimo episodio rispetto alle Coefore.

Per Sofocle gli dèi sono buoni e giusti ma gli uomini non possono penetrare nell’abisso della loro saggezza.

 

Fine Elettra di Sofocle  31luglio 2026 ore 17, 38 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Cfr. l’Elettra di Hugo Von Hofmannstal la quale grida "come un demone": Colpisci! Un'altra volta!" (Elektra del 1904).


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