venerdì 31 luglio 2026

Sofocle, Elettra. Terzo stasimo e quarto episodio

Sofocle Elettra quinta parte  terzo Stasimo (1058-1097).

 

Elettra dunque piange senza posa suo padre come il dolente usignolo (o{pw~ aJ pavndurto~ ajhdwvn (1077) senza paura della morte. La ragazza è il degno germoglio di una stirpe di eroi.

Nessuno infatti degli ajgaqoiv vuole deturpare la propria gloria eu[kleian aijscu'nai qevlei (1083) vivendo ignobilmente-zw'n kakw'" (1083)

Tu hai scelto una vita tutta di pianto quale compagna-su; pavgklauton aijw'na koino;n ei{lou (1085)  vincendo con le armi il brutto morale- to; mh; kalo;n kaqoplivsasa (1085)

 

Cfr. Antigone vv. 368- 375:" e le leggi della terra unendo/e degli dei la giurata giustizia/è grande nella città uJyivpoli":; bandito dalla città a[poli":  è quello con il quale /coesiste la negazione del bello morale coesiste (oJvtw/...xuvnesti)  to; mh; kalo;n, per la sfrontatezza./Non mi stia accanto sul focolare/né sia uno che ha lo stesso pensiero/chi compie queste azioni" (I Stasimo)-

 

Sei caduta in una sorte cattiva ma ricevi il premio più alto secondo le leggi che supreme germogliarono a} de; mevgist j e[blaste novmima (Elettra, 1096).

 

Sono gli a[grapta novmima dell’Antigone (454 ss) e i novmoi uJyivpode~ dell’Edipo re (v. 865)

 

 

Quarto Episodio 1098-1383

Entrano Oreste e Pilade con un’urna cineraria.

Dicono che sono mandati dal vecchio Strofio.

Oreste mostra l’urna con le “proprie” ceneri a Elettra  la quale stringe l’ a[ggo~ tra le braccia e dice al morto che  è diventato un nulla (oujdevn, 1129), mentre era fiorente di vita quando si allontanò da casa. Sei giunto smikro;~ o[gko~ ejn smikrw`/ kuvtei (1142), piccolo mucchio in piccola urna.

Non nostra madre ajll j ejgw; trofov~ (1147), ma io ti sono state nutrice, io la sorella che sempre chiamavi.

 Ora gelw`si d j ejcqroiv (1153), i nemici ridono e impazzisce di gioia la madre- non madre: maivnetai d j uJf j hJdonh`~ -mhvthr ajmhvtwr (1153.4).

 

Cfr.l’orrore della derisione nell’Aiace di Sofocle e nella Medea di Euripide.

 

Ora oJ dustuch;~ daivmwn, il destino di sventura mi manda, invece della tua amatissima forma, spodovn te kai; skiavn (1159) cenere e ombra.

 

Cfr. Agamennone: "invece di uomini-  ajnti; de; fwtw'n

urne e cenere giungono teuvch kai; spodo;" eij" eJkavstou

alla casa di ciascuno"dovmou" ajfiknei' (  Primo stasimo, vv 434-436)

 

Elettra vorrebbe seguire il fratello nella tomba: “ non vedo infatti morti  che soffrono” ( tou;~ gar qanovnta~ oujc oJrw` lupoumevnou~, 1170). Cfr. Epicuro

Il Coro la consola dicendo che la morte è un debito che tutti dobbiamo scontare (1173).

 

 Un topos che si trova già in Anassimandro (VI sec. a, C.)

Il frammento superstite dice che le cose che nascono devono morire kata; to; crewvn, secondo il dovuto, siccome pagano reciprocamente il fio della loro ingiustizia (didovnai ga;r auJta; divkhn kai; tivsin ajllhvloi~ th`~ ajdikiva~) secondo l’ordine del tempo (kata; th;n tou' crovnou tavxin).

 

Oreste si commuove e dura fatica a dominare la lingua oujke;ti sqevnw kratei'n glwvssh" (1175).

 

L’impotentia relativa alla favella è  segno di confusione grande.

Il fratello compiange il corpo devastato di Elettra e la sua esistenza priva di nozze. Elettra accusa Clitennestra la quale mhvthr kalei`tai, mhtri;; d j oujde;n ejxisoi` 1194 , non assomiglia per niente a una madre.

Infatti ha percosso e umiliato la propria figliola. Oreste che ancora non si è fatto riconoscere è il primo a provare compassione.

 

Il fratello infine si rivela dicendo  che la storia della propria morte era un racconto fittizio (lovgo~ hjskhmevno~, 1217, da ajskevw)

Quindi mostra come prova sfragi`da patrov~ (1223) un sigillo del padre nel castone dell’anello.

Festeggiamenti reciproci

Duetto lirico-giambico tra i due fratelli (1232-1287)

Oreste dice che per il momento siga`n a[meinon (1238) è meglio tacere. Elettra non teme l’eccessivo carico di donne che sta dentro il palazzo ( perisso;n a[cqo~ e[ndon-gunaikw`n, 1241-1242).

Forse pensa anche a Egisto che il Coro dell’Agamennone aveva chiamato “donna” (1625)

Ma Oreste risponde che c’è un Ares anche nelle donne kajn gunaixi;n   [Arh~ e[nestin (1243-1244). Per agire bisogna aspettare l’occasione

Ora  Elettra si sente libera di parlare e dice al fratello quanto le è mancato

Oreste invita la sorella a non parlare invano correndo il rischio di non acciuffare il kairovn (1292). Bisogna piuttosto agire. Bisogna fingere davanti a Clitennestra che è nella reggia, mentre Egisto è lontano.

Questo calcolare pieno di prudenza fa pensare all’Odisseo di Omero e del Filottete.

Elettra, ben più eroica, dice a Oreste che se lui non fosse giunto, lei si sarebbe salvata kalw`~ oppure sarebbe morta kalw`~ (h] kalw`~ ajpwlovmhn, 1321).

Il Pedagogo li esorta ad agire : “to; mevllein kakovn  1337, l’esitazione è pericolosa.

Elettra manifesta la sua riconoscenza al vecchio maestro il quale ribadisce nu`n kairo;~ e[rdein (1368), ora è il momento di agire poiché Clitennestra è sola (nu'n Klutaimhvstra movnh) e dentro la reggia non vi sono uomini. Oreste e Pilade entrano nella reggia.

 Elettra prega Apollo di essere soccorritore (hJmi'n ajrwgov"-ajrhvgw) di questi nostri disegni tw'nde tw'n bouleumavtwn (1381) e lo prega- dei'xon ajnqrwvpoisi tajpitivmia-th'" dussebeiva" oi|a dwrou'ntai qeoiv , mostra agli uomini quali ricompense dell’empietà danno gli dèi (1383-1384)

Anche Elettra entra nella reggia

Pesaro 31 luglio 2026 ore 9, 08 giovanni ghiselli

p. s.

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