giovedì 23 luglio 2026

Shakespeare introduzione 1


 

Vediamo alcuni capitoli del testo di Jan Kott con aggiunte mie. Parte prima

 

Jan Kott Shakespeare nostro contemporaneo trad. it. Feltrinelli, Milano, 1976

 

Kott  I Re (p. 5 e sgg.)

Shakespeare è come il mondo, o come la vita. Ogni epoca vi trova quello che cerca o che vuole vedervi.

 A parte Re Giovanni, ambientato tra XII e XIII secolo, i drammi di Shakespeare comprendono la storia delle lotte per la corona inglese tra i Plantageneti dalla fine del XIV secolo (Riccardo II  ultimo re del ramo principale dei Plantageneti ucciso nel 1399) alla fine del XV ( Riccardo III , re del ramo York dei Plantageneti opposto al ramo Lancaster,  ucciso nel 1485)

Poi vengono i Tudor

Per S. la storia è ferma: inizia con la  lotta per la conquista del trono e finisce con la morte del re e una nuova incoronazione.

 Ogni passo verso il potere è segnato da violenza e delitti.

La lotta per il potere appare sfrondata di ogni mitologia: è una lotta spietata tra uomini vivi che siedono alla stessa tavola. Uomini vivi perché S. è un grande. Tornano sempre gli stessi nomi, Riccardo, Edoardo, Enrico, come gli Agamennone etc. nella tragedia greca

Nel Riccardo III,  la regina Margherita, vedova di Enrico VI dice alla regina Elisabetta, vedova di Edoardo IV: “io avevo un Edoardo finché un Riccardo non lo uccise, io avevo un marito finché un Riccardo non lo uccise; tu avevi un Edoardo. finché un Riccado non lo uccise, tu avevi un Riccardo finché un Riccardo non lo uccise” (IV, 4).

Sempre lo stesso lamento delle madri dei re trucidati. Perfino i nomi sono gli stessi

La storia è una grande scala e ogni gradino è contrassegnato dal delitto, dall’inganno, dal tradimento. Dopo l’ultimo gradino c’è il salto nel vuoto. Cambiano i sovrani ma la scala è sempre la stessa.

 “Chi ha bisogno del veleno non lo ama” dice Enrico IV alla fine del Riccardo II (II, 5). Non esistono re buoni o cattivi, i re sono re e basta.

Ogni gradino che separa Riccardo III dal trono è una vita umana.

I re sono a turno ora carnefice ora vittima. Gli uomini che creano la storia ne cadono vittime, altri credono di crearla e ne cadono vittime, altri non la creano né credono di crearla ma ne cadono vittime lo stesso.

Alcuni capitoli del Principe di Machiavelli sono fatti dramma da Shakespeare.

Il potere è un nucleo di male come in Seneca: “Quisquamne regno gaudet? O fallax bonum,/ quantum malorum fronte quam blanda tegis!”(Oedipus, 

S. non conosceva la geografia: per andare da Verona a Milano Proteo si imbarca e aspetta l’alta marea (I due gentiluomini di Verona)

Nel Racconto d’inverno la Boemia viene raggiunta in barca.

 

Però S. conosce i meccanismi del potere e della famiglia.

Bel mondo here is a good world dice lo scrivano che, nel Riccardo III,  ha dovuto copiare l’atto di accusa con la condanna a morte di Lord Hastings. Poi : “bad is the world: and all will go to naught, when such ill dealing must be seen in thought” ( III,  6), è un mondo malvagio e tutto finirà in malora, quando questo comportamento malvagio deve essere visto solo nel pensiero.  Tutti lo vedono e riconoscono, nessuno osa denunciarlo.

Il mondo malvagio funziona solo se è diretto dalla malvagità e indirizzato alla malvagità

 

E’ un mondo che va alla rovescio, come quello dell’Oedipus di Seneca Mutatus ordo est, sed nil propria iacet;/ sed acta retro cuncta "(vv.366-367).

E’ il mondo dei feudatari del XV secolo che si massacravano a vicenda e pure quello della regina Elisabetta che fece tagliare la testa a Maria  Stuarda e a 1500 inglesi tra cui amanti suoi e suoi ministri, vescovi, giudici, dottori in teologia.

Cambiano i nomi dei re ma il meccanismo è sempre lo stesso. La storia per S. non è altro che una serie interrotta di atrocità, una interminabile settimana dei morti. Il corteo dei re salgono sulla grande scala della storia gettandosi l’un l’altro nella fossa.

 

Nel Riccardo III l’unico che ha uno scrupolo, un momento di perplessità è uno dei sicari mandati a uccidere il duca di Clarence, fratello di Riccardo. Il sicario prezzolato teme l’inferno. Ma rifiuta la coscienza che “rende un uomo codardo e lo assiepa di ostacoli. Uno non può rubare che essa lo accusa”

Il sicario prezzolato vede con chiarezza il grande meccanismo, come lo vede Riccardo. Sono rotelle dentate del grande meccanismo.

I due sicari poi affogano Clarence in una botte di Malvasia

 

Ipocrisia del potere (cfr.  Tiberio negli Annales di Tacito)

Riccardo si fa pregare prima di accettare il regno.

Nella piccola O di legno , ossia sull’angusta scena rotonda del teatro The Globe  è in atto una grande pagina di storia

Riccardo dopo l’ “amen” dei cittadini che gli offrono il regno accetta e dice: “Come, let us to our holy work again”, rimettiamoci alla nostra santa opera.

 

Marx definisce i personaggi di Schiller i portavoce delle idee contemporanee. Tragico nella storia è il dolore causato dall’innovazione e dal progresso. Tale il concetto di Hegel e del giovane Marx che però sostituisce lo sviluppo hegeliano dell’idea con lo sviluppo delle forze produttive

Well said, old mole! , ben detto vecchia talpa! (Amleto, I, 5)

La talpa scava la terra in una direzione. La talpa è tragica se rimane sempre sotto la terra. La storia non ha senso, verso, direzione.

Nel Riccardo II (III, 2) si legge che la Morte tiene la corte nella corona cava (within the hollow crown) che cinge le tempie mortali di un re e là siede beffarda schernendo il suo stato con un ghigno alla sua pompa and grinning at his pomp.

Riccardo II[1] deposto da Bolingbroke che sarà Enrico IV espone “le tristi storie delle morti dei re”

For God’sake let us sit upon the round

And tell sad stories of the death of kings:

How some have been deposed, some slain in war,

Some haunted by the ghosts they have deposed,

Some poisoned by their wives, some sleeping kill’d,

All murdered. For within the hollow crown

That rounds the mortal temples of a kung

Keeps death his court; and there the antic sits,

Scoffing his state and grinning at his pomp,

Allowing him a breath, a little scene,

To monarchize, be fesr’d, and kill with looks,

Infusing him with self and vain conceit,

As if this flesh which walls about her life

Were brass impregnable; and humour’d thus,

Comes at the last, and with a little pin

Bores through his castle wall, and farewell kung!

Cover your heads, and mock not flesh and blood

With solemn reverence, throw away respect,

Tradition, form, and ceremonious duty;

For you have but mistook me all this while.

I live with bread, like you; feel want,

Taste grief, need friends. Subjected thus,

How can you say to me I am a kung?  (Riccardo II, III, 2, 155-177)

 

 

 

 

La Morte concede un breve respiro per lasciar  recitare la parte del monarca che si fa temere e uccide con gli sguardi, poi arriva e con un piccolo spillo trapassa le mura del castello, e addio re!

Quando è scossa la gerarchia, tutta l’impresa è malata when degree is shaker, the enterprise is sick- (Troilo e Cressida, I, 3).

Il Riccardo II è la tragedia della detronizzazione,

Per Riccardo III, come per Machiavelli, la politica è un’arte amorale come quella di costruire i ponti.

Gli uomini sono argilla da plasmare. Riccardo III è l’intelligenza del grande meccanismo: la politica è solo l’arte di conquistare e conservare il potere.

Solo nelle commedie si vedono le utopie rinascimentali

 

 Enrico IV ha detronizzato e fatto decapitare Riccardo II.

Falstaff regna incontrastato nella Taverna della Testa del cinghiale.

S. detronizza la maestà regale, la spoglia di ogni illusione.

 

Falstaff  è la personificazione dell’avidità di vivere del Rinascimento. Si fa beffe di tutto e non si lascia raggirare dalla storia.

L’onore per lui è solo una parola. I morti non lo sentono né odono. “E così finisce il mio catechismo”  (Enrico IV parte I, V, 1).

Falstaff recluta una banda di delinquenti e quando il principe gli fa notare che si tratta di un’accozzaglia di straccioni risponde che sono buoni abbastanza per farsi infilare: food for powder,  carne da cannone , riempiranno la fossa al pari dei migliori (IV, 2).

Il giovane principe scapestrato matura trasformandosi in un re giudizioso e valoroso, il prossimo Enrico, il quinto,

Insomma la compagnia di Falstaff e dei tagliaborse si dimostra una scuola di regalità assai migliore della carneficina feudale.

Procedo nel riferire questo studio di Kott, di tipo impressionistico

Riccardo III salendo la scala diventa sempre più piccolo, diventa una delle rotelle dentate del meccanismo, poi la vittima: “a horse, a horse, my kingdom for a horse!” III, V, 4)

Un buon cavallo vale più di un intero regno. L’attore che interpretava Riccardo III a Varsavia nel 1958 nella casa della cultura faceva delle risate. Il tiranno più spaventoso è quello che considera se stesso un buffone  e il mondo intero come una grande buffonata.

Riccardo cessa di essere un buffone nell’ultimo atto dove diventa quello che è ed ha paura.

Pesaro 23 luglio 2026 ore 16, 10 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Riccardo II Plantageneto (Bordeaux, 6 gennaio 1367Pontefract, 14 febbraio 1400) è stato re d'Inghilterra dal 1377 al 1399. La tragedia di Shakespeare è del 1595.


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