mercoledì 29 luglio 2026

Plutarco Vita di Antonio, e Shakespeare Antonio e Cleopatra del 1606-7 Prima parte.


La nobiltà nella morte. Cleopatra, Antigone e Polissena, Aiace

La bellezza e la dignità della morte vengono anteposte alla degradazione della vita da Cleopatra, l'ultima dei Tolomei: lo capisce l'ancella Carmione la quale, al soldato che, vedendo il cadavere della regina,  ha domandato : "kala; tau'ta Cavrmion ;" è bello questo?, Carmione risponde con il suo ultimo fiato: "kavllista me;n ou\n kai; prevponta th'/ tosouvtwn ajpogovnw/ basilevwn" (Plutarco, Vita di Antonio, 85, 8), è bellissimo e si confà a una donna che discende da re tanto grandi.

 

Lo stesso personaggio dell'Antonio e Cleopatra di Shakespeare, Carmiana all'ottuso guardiano (First Guard) che le ha posto la medesima domanda retorica (Charmian, is this well done?) , replica : "It is well done, and fitting for a princess-Descended of so many royal kings. Ah, soldier! (5, 2)", è ben fatto e adatto a una sovrana discesa da tanti nobili re. Ah soldato!

 

Cfr. l'  Antigone di Sofocle e Polissena nell'Ecuba di Euripide.

Antigone non cede alle obiezione dettate dal buon senso di Ismene, anzi replica :" io non soffrirò/nulla di così grave da non morire nella bellezza" (w{ste mh; ouj kalw'" qanei'n, Antigone, vv. 96-97).

La principessa troiana Polissena   nella tragedia Ecuba di Euripide dice alla madre: per chi non è abituato a mali oltraggiosi è meglio morire: "to; ga;r zh'n mh; kalw'" mevga" povno"" (v.378), infatti vivere senza bellezza è un grande tormento.

 

 

Cleopatra si fece portare un cesto pieno di fichi. Si racconta che l’aspide fu portato con quei fichi scrive Plutarco e quando la regina tolse i fichi lo vide e disse : questo era davvero qui e denudato il braccio lo offrì al morso (Vita di Antonio, 86. 1-2)

 

 

 

 Aiace   risponde al corifeo ajll j h] kalw'" zh'n h] kalw'" teqnhkevnai-- to;n eujgenh' crhv" ma il nobile deve o vivere con stile, o con stile morire (Sofocle, Aiace vv.479-480):".

 

La dignità nell’insuccesso

  Neottolemo, il figlio schietto dello schietto Achille, dice al subdolo Odisseo del Filottete :"

  bouvlomai d j, d' , a[nax, kalw'"-drw'n ejxamartei'n ma'llon h]  nika'n kakw'" " (vv. 94-95), preferisco, sire, fallire agendo con nobiltà che avere successo nella volgarità.

 

 

John Middleton Murry (in Shakespeare, trad. it. Einaudi, 1953) rileva la regalità di Cleopatra e quella di Antonio nella tragedia di Shakespeare.

Cleopatra ricorda regalmente la nobiltà di Antonio vivo, come lo vede morto: "Cleopatra stessa rimane soffusa di uno splendore di tramonto e la sua dignità nella morte viene rivestita della maestà dei cieli. La disposizione delle parole è magica: dà valore e rilievo a quella definizione della poesia data dal Coleridge: "le parole migliori nel miglior ordine" prose: words in their best order

: poetry: the best words in the best order

"Quest'ordine  è tale che ogni rilievo confluisce in quella parola "regale" (p. 351).

 

Lealtà e perfidia

Regalità e lealtà, procedono allora di pari passo; e colui ch'è leale, diviene regale  per la sua lealtà

 

cfr. Teognide: il kakov" è segnalato dalla sua slealtà,  e Plauto che fa della perfidia la divinità prima dei servi.

 

Teognide (VI se. a. C.)

Si ingannano a vicenda, deridendosi a vicenda, senza criterio del bene e del male:"ajllhvlou" d j  ajpatw'sin ejp  j ajllhvloisi gelw'nte"-ou[te kakw'n gnwvma" eijdovte" ou[t  j ajgaqw'n"(vv.59-60 del corpus  elegiaco).

Non hanno il criterio del bene e del male in quanto non possiedono la tradizione.

Comandano i facchini, e i malnati stanno al di sopra dei buoni. Fare del bene ai vili è come seminare nel mare spumeggiante. Invece gli ajgaqoiv gustano tutto il bene che ricevono, ne serbano memoria e gratitudine. 

Nel mondo carnevalesco e rovesciato degli schiavi plautini[1] al posto del valore forte della fides troviamo quello della perfidia , la santa protettrice dei servi:" Perfidiae laudes gratiasque habemus merito magnas" (Asinaria, v. 545), abbiamo ragione di elogiare e ringraziare assai la Malafede, dice lo schiavo Libano allo schiavo Leonida.

 

 

La  regalità di Cleopatra, del suo fascino,  è messa in evidenza anche da Plutarco 

Il quale scrive che la la sua bellezza in sé -auJto; to; kavllo"- non era proprio incomparabile-ouj pavnu dusparavblhton.-dus-parabavllw- getto di fianco, paragono- né tale da stordire quelli che la vedevano-oujd j oi|on ejkplh'xai tou;" ijdovnta"- ma la sua compagnia aveva una presa dalla quale non si poteva fuggire-ajfh;n  (a[ptw)  d j ei\cen hJ sundiaivthsi" a[fukton (Plutarco, Vita di Antonio, 27).

 

L’essenza della regalità è qualche cosa che rende l’uomo più uomo, cioè più buono. Nel Mercante di Venezia (1596) Porzia dice che la clemenza adorna il monarca sul trono meglio della sua corona poiché lo scettro è l’emblema del potere terreno e in esso risiedono il timore e la paura che ispirano i re, but mercy is above the sceptred sway, ma la misericordia è al di sopra del potere scettrato. Essa ha il suo trono nel cuore dei re ed è un attributo del Dio stesso, it is an attribute to God himself (IV, 1, 188-197).

A proposito del nesso Shakespeare-Seneca cfr. il De clementia, oltre ovviamente tutta la tematica dell’orrore.

 

La tematica dell’orrore. Seneca e Shakespeare.

 “Shakespeare, ‘simile al mondo ed alla vita’, secondo Kott, riprende la tematica senecana dell'orrore, e l' atrocità shakespeariana non stupisce, non ci è mai lontana. Titus Andronicus, Riccardo III , si trovano in Medea e Thyestes. Da Titus Andronicus fino ad Amleto, fino alla crudeltà senza nome della morte di Cordelia. In Shakespeare, il teatro di sangue che porta l'insegna senecana, raggiunge il suo punto culminante".

fu Albertino Mussato (1261-1329) "il primo scrittore moderno che volle imitare le tragedie di Seneca.

Mussato, scopritore di un "Seneca tragicus" (Ecerinis del 1314) sotto la descrizione dei crimini di Ezzelino rappresenta i crimini del suo contemporaneo Cangrande della Scala, il tiranno di Verona e cerca il suo modello nei temi di orrore e di sangue delle tragedie di Seneca…Si inizia la traiettoria moderna di un Seneca tragicus…che culmina nella esposizione che ci offre Shakespeare in Titus Andronicus (1594), opera degna del più specifico Tieste o di Medea. Esposizione tematica del teatro della crudeltà così formulata:"I must talk of murders-mors-stem. mort, rapes and massacres/Acts of black night, abominable deeds,/ Complots of mischief-minus caput, treason, villainies/ Ruthful to hear, yet piteously performed " (V, 1, 63-66)" io devo parlare di assassinii, stupri e massacri, atti della nera notte, azioni abominevoli, complotti del demonio, tradimenti, malvagità, penosi a udirsi, eppure eseguiti in modo da fare pietà.

Sono parole di Aaron il moro amato da Tamora.

 

 

In questa essenza della regalità clemente c’è l’idea della comunione fra gli uomini.

 

Antonio e Cleopatra immortalano la loro regalità perseverando nella diversità dai politici usuali.

 Viene in mente il Vangelo di Matteo: “et eritis odio omnibus propter nomen meum; qui autem perseveraverit usque in finem, hic salvus erit”, oJ de; ujpomeivna" eij" tevlo" ou|to" swqhvsetai (N. T. 10, 22).

La Cleopatra di Shakespeare affronta la morte per non perdere la propria identità diventando schiava di Ottaviano e non assimilarsi alla canaglia che l’ha tradita asservendosi al vincitore come ha fatto il suo attendente Seleuco cui la regina dice: “se tu fossi uomo, avresti pietà di me –wert thou a man, thou wouldst have mercy on me”(Antonio e Cleopatra,  V, 2, 173-174)

Anche Antonio cerca di conservare la propria identità: “Questo individualismo, questo vizio d'orgoglio, fu, necessariamente, sfruttato molto a causa delle sue possibilità drammatiche...Antonio dice "Sono ancora Antonio " I am Antony yet ", Antonio e Cleopatra  III, 13, 92. lo dice a Tyreus mandato da Ottaviano per chiedere a Cleopatra di abbandonare Antonio alla sua sorte disgraziata.

e la Duchessa "Sono ancora Duchessa di Amalfi "[2]; avrebbe sia l'uno che l'altro detto questo se Medea non avesse detto Medea superest[3] ?"[4].

 

Piuttosto che vedersi vilipesa da littori e istrioni i quali rappresenteranno Antonio come ubriaco e che dover assistere a qualche giovanotto mentre,  travestito da becera Cleopatra squeaking Cleopatra , avvilisce la sua grandezza raffigurandola in the posture of a whore (V, 2, 214-219), la donna regale, la donna non comune decide di uccidersi. Non ha più dubbi: “My resolution is placed, and I haved nothing of woman in me: now from head to foot I am a marble-constant; now the fleeting moon non planet of mine” (V, 2, 238-241), adesso la luna incostante non è il mio pianeta.

 

Cf Lady Macbeth che vuole defemminilizzarsi quando invoca gli spiriti che apportano pensieri di morte:"unsex me here", snaturatemi il sesso ora, e riempitemi dalla testa ai piedi della crudeltà più orrenda (of direst cruelty). Il sangue di cui gronda la tragedia, nel suo corpo deve  addensarsi e chiudere ogni via di accesso al rimorso ( Macbeth, I, 5).

Cfr. pure la Medea di Seneca la quale pensa di incenerire l'istmo di Corinto e di assumere la ferocia massima negando la propria femminilità:" pelle femineos metus/et inhospitalem Caucasum mente indue./ " (vv. 42-44, scaccia le paure femminili e indossa mentalmente il Caucaso inospitale, dice a se stessa.

 

Lady Macbeth e Medea vogliono uccidere altre persone, Cleopatra  solo la schiava che diventerebbe ella stessa dopo la vittoria di Ottaviano,  e lo fa con regalità: the stroke of death is as a lover's pinch (V, 2, 294), il tocco della morte è come il pizzicotto di un amante.

Pesaro 29 luglio 2026 ore 11, 15 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Plauto visse tra il 255 ca e il 184 a. C.

[2]Da La duchessa di Amalfi (del 1614) , di J. Webster  (1580-1625).

[3] Seneca, Medea, v. 166.

[4]Shakespeare e lo stoicismo di Seneca, in T. S. Eliot Opere , p. 800..


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