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Il voltagabbana che si pente. Regalità di Antonio.
Domizio Enobarbo, già pompeiano, perdonato da Cesare, poi si unì a Sesto Pompeo contro i triumviri. Ma nel 40 passò ad Antonio dal quale defezionò durante la battaglia di Azio, come la vide perduta.
Plutarco racconta che in seguito a questo tradimento di Enobarbo, Antonio si comportò magnanimamente con benevolenza (eujgnwmovnw", Vita di Antonio, 63, 3) pur contro il parere di Cleopatra para; th;n Kleopavtra" gnwvmhn. Infatti si dispiacque di quella defezione, tuttavia gli mandò pa'san th;n ajposkeuh;n , tutti i suoi bagagli con gli amici e i servi. Enobarbo morì subito come se avesse cambiato opinione (w{sper metabalovmeno") per il fatto che non erano rimasti nascosti la sua infedeltà e il suo tradimento -ejpi; tw'/ mh; laqei'n th;n ajpistivan aujtou' kai; prodosivan.
Nella tragedia di Shakespeare (Antonio e Cleopatra, III, 13) Enobarbo dice a Cleopatra che la colpa della sconfitta è di Antonio.
La regina gli domanda: “Is Antony or we in fault for this?”
Enobarbo risponde: “Antony only, that would make his will Lord of his reason” (III, 13, 2-4).
Fece male a seguire Cleopatra che fuggiva: the itch of his affection should not then-have nick’d his captainship, il prurito dell’amore non avrebbe dovuto intaccare in quel momento la sua funzione di comando (III, 13, 7-8)
Enobarbo dopo le vittorie di Ottaviano pensa che the loyalty held too fools, la lealtà serbata ai pazzi trasforma la fede in pazzia-does make our faith mere folly.
Cfr. i Germani di Tacito e il loro dissennato senso dell’onore: Tacito segnala la perversione della fides tra i Germani i quali, dopo avere perso tutto ai dadi (alea), con un ultimo lancio mettono in gioco la libertà personale, quindi, se perdono, mantengono la parola data e subiscono la schiavitù. Ebbene in questo caso ciò che loro chiamano fides è una forma di ostinazione in un vizio riprovevole: “ea est in re prava pervicacia”(Germania, 24).
Nella Montagna incantata di T. Mann, Claudia dice a Hans . “Parlo di suo cugino, ma è vero voi tedeschi amate l’ordine più della libertà, lo sa tutta l’Europa”[1].
I Greci non erano fanatici della pivsti". Nemmeno Machiavelli.
Lisandro concluse la guerra del Peloponneso sconfiggendo gli Ateniesi: egli se la rideva di quanti stimavano che i discendenti di Eracle dovessero sdegnare di vincere con il tradimento e raccomandava sempre:" o{pou ga;r hJ leonth' mh; ejfiknei'tai prosraptevon ejkei' th;n ajlwpekhvn" dove di fatto non giunge la pelle del leone, bisogna cucirle sopra quella della volpe" (Plutarco, Vita di Lisandro, 7, 6).
La perfidia plus quam punica[2] di Annibale e quella italica di Machiavelli hanno avuto dei maestri negli Elleni.
Nel XVIII capitolo di Il Principe, Machiavelli ricorda "come Achille e molti altri di quelli principi antichi furono dati a nutrire a Chirone centauro, che sotto la sua disciplina li costudissi". E ne deduce:"Il che non vuol dire altro, avere per precettore uno mezzo bestia et uno mezzo uomo, se non che bisogna a uno principe sapere usare l'una e l'altra natura; e l'una sanza l'altra non è durabile. Sendo dunque uno principe necessitato sapere usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe et il lione; perché il lione non si difende da' lacci, la golpe non si difende da' lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e' lacci, e lione a sbigottire e' lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può, per tanto, uno signore prudente né debbe osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere".
Tuttavia l’infedele Enobarbo ha dei dubbi: chi segue fedelmente il suo signore caduto, vince colui che ha vinto il suo signore (III, 13, 42-45).
Antonio nella tragedia di Shakespeare reagisce come nella Vita di Plutarco: Go Eros, send his treasur after; do it. non trattenere uno iota, te lo ordino. Scrivigli cortesi addìi e saluti. Digli che gli auguro di non trovare più motivi per cambiare padrone. O, my fortunes have-corrupted honest man! (IV, 5, 12-16).
Enobarbo di Shakespeare si uccide per giunta . Prega la luna di essere testimone del suo pentimento (IV, 9, 7).
Sempre rivolto a the blessed moon aggiunge: "trhow my heart against the flint and hardness of my fault", getta Il mio cuore contro la durezza di selce della mia colpa ed esso, inaridito dal dolore, si frantumerà in polvere, ponendo termine a tutti i ripugnanti pensieri. Oh Antonio, più nobile di quanto è infame il mio tradimento, forgive me in thine own particular, but let the world rank me in register a master-leaver and a fugitive: o Antony, Antony! (IV, 9, 15-23), perdonami per tuo proprio conto, ma lascia che il mondo mi classifichi nel registro dei traditori e disertori.
Antonio uomo passionale: erculeo e dionisiaco
Nella prima scena del I atto della tragedia di Shakespeare
Dopo la sconfitta di Azio, Enobarbo dice a Cleopatra che si è rovinato Antonio that would make his will Lord of his reason in quanto volle mettere il suo piacere a signoreggiare sulla ragione. Quando Cleopatra fuggì "the itch of his affection should non have nick'd his captainship", Il purito dell'affetto non avrebbe dovuto turbare la sua abilità di comando (III, 13)
Sentiamo Kierkegaard “Lasciamo che gli altri si lamentino che i tempi sono cattivi; io mi lamento che il nostro tempo è miserabile, poiché è senza passioni. I pensieri degli uomini sono sottili e fragili come merletti, essi stessi miseri come le ragazze che fanno i merletti. I pensieri delle loro menti sono troppo meschini per essere peccaminosi. In un verme si potrebbe forse considerare come peccato l'avere tali pensieri, non in un uomo, creato a immagine di Dio. I loro desideri sono compassati e torpidi, le loro passioni sonnolente...Puah! Ed è per questo che la mia anima torna sempre all'Antico Testamento e a Shakespeare. Là si sente che quei che parlano sono uomini; là si odia, là si ama, si ammazza il nemico, si maledice la sua stirpe per tutte le generazioni, là si pecca"[3]. Un'idea simile si trova in Nietzsche:"Leggi Shakespeare: egli è pieno di questi uomini forti, rozzi, duri, potenti, uomini di granito. Di tali individui l'epoca nostra è poverissima, e quindi anche di uomini che abbiano animo capace di accogliere i miei pensieri"[4].
Nella prefazione a Demetrio-Antonio, Plutarco che è meno benevolo di Shakespeare nei confronti del romano, afferma che forse non è male inserire tra gli esempi le vite di uomini che hanno fatto uso del loro ingegno in modo troppo sconsiderato, e sono divenuti celebri nel potere e nelle grandi imprese per i loro vizi ("eij" kakivan").
Antonio era amato dai suoi soldati poiché gli piaceva gozzovigliare con loro. Fondamentale per lui era la figura di Ercole. Il suo comportamento, cameratesco, generoso, passionale, era visto come Erculeo.
Pesaro 30 luglio 2026 ore10, 17 giovanni ghiselli
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[2] Tito Livio, Storie, XXI, 4.
[3]Aut- Aut in Kierkegaard Opere , p. 12.
[4]Epistolario , novembre 1883, p. 204.
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