sabato 18 luglio 2026

Riccardo III- XXIII Varium et mutabile semper femina.


 

Continua la schermaglia tra Elisabetta e Riccardo.

Alla fine il malvagio prevale  sulla donna che cede e si arrende.

Le battute di Riccardo promettono ogni bene alla futura sposa e alla loro terra. Si sa che da un re buono ridonda ogni bene sul suo paese.

Elisabetta ribatte colpo su colpo rinfacciando a Riccardo i suoi tanti delitti anche contro i consanguinei.

Vediamo le parole più significative secondo me, e più facili a commentarsi da parte mia

Riccardo chiede be eloquent to her siate eloquente con lei, la figlia,  in my behalf nel mio interesse 357

Elisabetta individua in questa richiesta il raggiro del parlare retoricamente e risponde: “Plain and not honest is too harsh a style” (360) semplice e non onesto è uno stile troppo stridente.

 

La semplicità infatti si associa alla bellezza e all’onestà

Nel logos epitafios il  Pericle di Tucidide dice:"filokalou'mevn te ga;r met j eujteleiva"[1] kai; filosofou'men a[neu malakiva"" (Storie, II, 40, 1) in effetti amiamo il bello con semplicità e amiamo la cultura senza mollezza.  

Più avanti Tucidide indica la semplicità come il nutrimento di quell'anima nobile che venne negata dalle guerre civili: a causa di queste ("dia; ta;" stavsei""), fu sancito ogni genere di malizia nel mondo greco e sparì, derisa, la semplicità cui di solito la nobiltà partecipa:"kai; to; eu[hqe", ou| to; gennai'on plei'ston metevcei, katagelasqe;n hjfanivsqh" (III, 83, 1).

In questo contesto la semplicità è “bontà di carattere, bontà d’animo” (eu\ h\qo~).

Nelle Fenicie[2] di Euripide, Polinice afferma la parentela della semplicità con la giustizia e con la verità:"aJplou'" oJ mu'qo" th'" ajlhqeiva"[3] e[fu,-kouj poikivlwn dei' ta[ndic' eJrmhneuavtwn" (vv. 469-470), il discorso della verità è semplice, e quanto è conforme a giustizia non ha bisogno di interpretazioni ricamate. Invece l' a[diko" lovgo" , il discorso ingiusto, siccome è malato dentro, ha bisogno di rimedi artificiosi:"nosw'n ejn auJtw'/ farmavkwn dei'tai sofw'n" (v. 472).

 

Al ripetersi del rinfacciamento dei bambini uccisi, Riccardo risponde : “Harp not on that string, madam: that is past” (364), non arpeggiate su quella corda signora; quello è il passato.

Una metafora musicale che mi fa venire in mente due versi della Parodo dei Sette a Tebe di Eschilo:

dia; dev toi genu'n iJppivwn

kinuvrontai fovnon calinoiv. (vv. 122-123), attraverso le mascelle equine le briglie arpeggiano  strage.

 

Riccardo vuole giurare ma Elisabetta continua a ricordargli i crimini che annullano ogni intenzione buona. L’inesauribile corteggiatore continua a prospettarle il tempo a venire dato che il passato è proprio passato.

Quindi ricorre all’extrema ratio di giurare sulla pericolosa impresa che sta per affrontare: invoca su di sé e sul proprio successo la maledizione del cielo if with dear heart’s love,- immaculate devotion, holy thoughts,- I tender not thy beauteous, princely daughter” (403-405)  se con pieno amore del cuore, immacolata devozione, santi pensieri, io non mi offro alla tua bella, principesca figliola.

Elisabetta sta cedendo: chiede se debba lasciarsi tentare dal demonio, dimenticare chi sia lei stessa e scordare che Riccardo ha ucciso i suoi figli.

Riccardo fa la battuta risolutiva tra il macabro e l’erotico. Ancora amore e morte

But in your daughter’s womb I bury them

Where, in that nest of spicery, they will breed

Selves of rhemselves, to your recomforture” (423-425),

Ma  io li seppellisco nel grembo di vostra figlia dove, in quel nido di spezie profumate, essi genereranno altri se stessi per vostra consolazione.

Non manca l’incesto. D’altra parte Riccardo è lo zio, il fratello del padre della ragazza che vuole sposare. Cfr. Claudio e Agrippina iunior.

Qanto a that nest of spicery, Laerte suggerisce di non aprire “your chaste-latino castus- treasure alla licenza di Amleto perché  è subordinato alla sua nascita- for he himself is subject to his birth e  non può sposare chi vuole (Amleto, I, 3)..  

infine Elisabetta si muove per  sottomettere la figlia al volere di Riccardo cui dice di scrivere quanto prima: lei risponderà facendogli  sapere come è disposta la ragazza. Riccardo bacia la futura  suocera dicendole di trasmettere quel bacio alla fidanzata. Ma appena la donna è uscita dice:

Relenting fool, and shallow, changing woman! 430, si è intenerita la sciocca,  superficiale, volubile donna!

varium et mutabile semper/femina ",  aveva già sentenziato Virgilio attraverso Mercurio (Eneide , IV, 569-570).

 

 Pesaro  18  luglio 2026 ore 10, 34

giovanni ghselli

p. s.

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[1] eujtevleia è’ frugalità, parsimonia, è il basso prezzo facile da pagare (eu\, tevloς) per le cose necessarie, è la bellezza preferita dai veri signori, quelli antichi, e incompresa dagli arricchiti che sfoggiano volgarmente oggetti costosi.

Augusto  dava un esempio di frugalità mangiando secundarium panem et pisciculos minutos et caseum bubulum manu pressum et ficos virides (  Augusti Vita, 76), pane ordinario, pesciolini, cacio vaccino premuto a mano, e fichi freschi.

 Giorgio Bocca commentò tale abitudine dell’autocrate con queste parole:“Oggi siamo a una tendenza da ultimi giorni di Pompei. Un incanaglimento generale. Forse è il caso di rivolgersi, più che agli uomini di buona volontà, a quelli di buon gusto, forse è il caso di tornare a scrivere sulle buone maniere, sulla buona educazione, sui buoni costumi. L’Augusto più ammirevole è quello che nel Palatino si ciba di fave e di cicoria, da vero padrone del mondo”  G. Bocca, Contro il lusso cafone, per motivi morali. Ed estetici, Il venerdì di Repubblica, 27 giugno 2008, p. 11

Senza risalire al 14 d. C., penso alla mia infanzia e alla mia adolescenza, quando, per apprendere e capire,  ascoltavo con avidità, alla radio, o anche andando  a vederli nella piazza del Popolo di Pesaro, i politici di razza di quel tempo lontano, quali De Gasperi e Togliatti. Imparavo da loro più e meglio che a scuola. In termini di idee, di parole e di stile. Mi è rimasta impressa la frase di De Gasperi, rappresentante dell'Italia vinta: " Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me".

 

[2] Composte intorno al 410 a. C.

[3] Seneca cita questo verso traducendolo così: “ut ait ille tragicus ‘veritatis simplex oratio est’, ideoque illam implicari non oportet” (Ep. 49, 12), come dice quel famoso poeta tragico “il linguaggio della verità è semplice”, e perciò non deve essere complicata.


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