Finite le ore di scuola, ci incontrammo di nuovo nel bar dell’intervallo. Poi ci incamminammo verso via Ugo Bassi. Avevo lasciato la bicicletta nel cortile della scuola e Ifigenia doveva prendere l’autobus in via Rizzoli per raggiungere il suo quartiere.
Iniziai chiedendole quali materie insegnasse e se avesse un amore in corso.
Rispose che insegnava italiano e latino e avrebbe voluto riprendere il greco aiutata da me. Poi disse di essere maritata non bene e che sentiva il bisogno di un uomo come me, anzi proprio di me.
“Ora dunque devi dirmi qual è la tua disponibilità”.
“A darti una mano nel greco è incondizionata, ad avere una relazione con te l’assenso è soggetto alla mia situazione. Io non sono sposato, ci mancherebbe altro, ma ho dei problemi nel lavoro. Conoscerti profondamente e meravigliosamente mi attira, come potrei non essere attratto da te? Sei così bella, intelligente e decisa! Però, da quando è cambiato il preside, il mio cammino è inceppato da fastidiosi intrighi nati e cresciuti nell’ambiente che condividiamo, problemi, ostacoli che potrebbero bloccare anche te, se lasciassimo vedere una relazione tra noi a certi furfanti bigotti . Io sto lottando contro il dirigente e la sua vice per non perdere definitivamente le mie classi liceali. Sono già tre anni che insegno al liceo e mi sono quasi ammazzato di lavoro per farlo in maniera prima faticosa, poi decente, sempre meglio finché sono arrivato a lezioni di buon formato e di soddisfazione per me e gli studenti. Credo che l’interesse che tu mi dimostri sia la mia borsa di studio, un premio che all’inizio era follia sperare. Tu sei la grazia divina desiderata da me per tutta la vita.
Al ginnasio dovrei insegnare prevalentemente, secondo alcuni esclusivamente, i tecnicismi della lingua che richiedono meno impegno e questo non mi arride. Non è il mio lavoro occuparmi solo di spiriti aspri o dolci, di accenti acuti o gravi, di morfologia e prosodia con tribrachi e molossi, senza leggere alcuni testi capitali, tradurli e commentarli attraverso il confronto con altri testi del medesimo autore o di scrittori diversi, individuando argumenta quae transferri in multas causas possunt [1], e i loci , simili o contrapposti come i dissoi; lovgoi di Protagora.
Se dovrò cambiare, cercherò un mutamento in meglio, di tipo universitario, non in peggio. Del resto per ora il triennio liceale mi va benissimo. Andare al ginnasio invece mi sa di retrocessione e regredire è quasi sempre dolore e follia.
Pare che una nipote della vicepreside che gestisce ancora del potere e condiziona quel pover’uomo del preside nostro, abbia detto alla zia che le mie lezioni per lei potrebbero essere difficili. Proviene dal ginnasio e non la conosco.
Comunque la cricca dei senatori della nostra scuiola si è accordata per mettere al mio posto una collega dai voli più bassi che insegnava nel ginnasio a quella ragazza, una buona persona per carità, ma i miei studenti dell’anno scorso vogliono me, hanno chiesto che io rimanga con loro e questo ha creato una forte ostilità del dirigente e della sua vice nei miei confronti. La mia difesa nella nostra scuola sono questi allievi che si sentirebbero traditi se me ne andassi senza avercela messa tutta per restare con loro.
Mi sento in dovere di ringraziarli del loro appoggio, necessario a me, dato che voglio evitare la regressione, e a loro, siccome mi impegno a preparare lezioni sempre più ricche, più belle, e per fare questo devo studiare molto: tutto il pomeriggio. Voglio dare una visione della cultura europea insegnando greco e latino. Per quanto riguarda la mia situazione sentimentale, di sera qualche volta mi vengono a trovare un paio di donne, una alla volta, due amanti che non amo, né loro amano me, per cui le lascerò appena potrò. Ma non è ancora arrivato il momento. Facciamo così collega carissima, deliziosa signora dal marito di levatura non confacente alla tua: prendiamo un poco di tempo prima di provare a imbarcarci in una relazione. Intanto possiamo parlare a scuola e magari, se puoi, vederci qualche volta di sera, anche per verificare se oltre la brama erotica che trafigge le ossa, le mie di sicuro, e forse pure le tue, c’è anche dell’ altro nutrimento per il nostro amore e un viatico sufficiente per una bella traversata insieme su un vascello nostro. Sono cresciuto a Pesaro e le metafore marine mi piacciono, quanto il pesce che qui non si mangia”. Tendevo a sdrammatizzare e banalizzare ma Ifigenia mi richiamò all’ordine, alla parte della mia identità che più le piaceva.
“Quello della brama che trafigge le ossa chi è?”, domandò manifestando attenzione a quanto dicevo e una certa complicità “sapienziale” oserei dire.
“Archiloco: “povqw/ peparmevno~ di j ojstevwn”, risposi.
“Dimmi anche una metafora marina tratta da un testo greco, per piacere”
“Volentieri: “povli~ h[dh saleuvei”
“Questo chi è, e che cosa fa la città?”
“E’ l’Edipo re di Sofocle, la città è Tebe che fluttua desolata e agitata dalle onde della peste e della sterilità”.
“Vedi che noi due funzioniamo?” fece lei sorridendo amabilmente come Afrodite.
“E come no!” risposi tutto contento.
Intanto il suo autobus era arrivato e la fanciulla vi salì facendomi il segno di un bacio che ricambiai. Tornando a scuola, poi a casa in bicicletta pensavo che potevamo funzionare davvero io e la ragazza. Ci eravamo accordati di vederci per la mattina seguente lì alla fermata di via Rizzoli. Saremmo andati al lavoro facendo la strada insieme, da buoni colleghi: una giovane assai, e bella molto, l’altro pur sempre un giovanotto di trentaquattro anni non ancora compiuti, per lo meno piacente, un lepido moretto di belle speranze. Così mi sentivo tutto ringalluzzito.
Pesaro 27 luglio 2026 ore 7, 55 giovanni ghiselli
p. s.
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