venerdì 31 luglio 2026

Ifigenia XX. L’amore d’inverno. Un ricordo dell’amore d’estate. Gian bellone e Gian bellino.


 

Mercoledì ventinove novembre, fin dalle prime ore del pomeriggio, su Bologna, dove lunghi sono gli inverni, fioccava la neve, che in poco tempo rese canuta la terra.

Ifigenia fece suonare il campanello verso le cinque, quando era già buio; corsi ad aprire il portone, siccome ero impaziente di fare l’amore; ma, come la vidi, mi fermai stupito, senza toccarla, senza invitarla a entrare, né dire parola: non avevo mai visto una tale unione di inverno, colore e calore di vita: i capelli bruni bruni, bagnati, a tratti innevati, le scorrevano giù per le spalle come un ruscello montano cupo di gelide ombre , e aspro di pietre biancastre, facendola rabbrividire, ma gli occhi splendenti mi versavano addosso una morbida luce che fluiva calda dal cuore. La osservavo in silenzio, mentre i fiocchi larghi continuavano a caderle addosso, evidenziandosi sulle ciocche scure, come sulle chiome perenni degli abeti montani, e trasformando la luminosa ragazza in una creatura dei boschi: una dolce cerbiatta dalla pelle screziata, oppure una bella baccante che dopo la dolce fatica della corsa sui monti si riassetta la nebride multicolore onorando il dio suo, Bacco, signore della gioia di vivere, della festa lieta, delle grazie tutte, del desiderio.

Mentre nella fredda oscurità della notte precoce contemplavo la vivida fiamma della mia giovane amante, mi riempivo e scaldavo di gioia. Dopo qualche momento di stupito silenzio, la ragazza disse: “mi fai entrare? Sento un poco di freddo”.

Mi scostai dall’ingresso: Ifigenia entrò senza indugiare e, poiché l’ascensore non funzionava, cominciò a salire i cinque piani di scale spedita, facendo ondeggiare la testa, e le anche, sulle gambe robuste molleggiate dalle caviglie sottili, mentre i piccoli piedi, nello sforzo di ascendere i molti gradini di corsa, si appoggiavano e sollevavano con leggerenza, potenza e agilità. La seguivo ammirato e felice. Quando fummo davanti alla porta dell’appartamento, la aprìi con la destra un poco tremante, poi con la sinistra feci segno di entrare. Ero pieno di desiderio amoroso. Lo sentiva concordemente anche lei, poiché procedette fino alla sponda del mio grande letto dove si svestì con rapide mosse. Mentre, con le vesti cadeva sul pavimento la neve, la splendidissima amante mi chiese di spogliarmi subito e di abbracciarla senza i preamboli solitamente graditi: il marito, assai sospettoso, non poteva crederla a spasso nel caos bianconero della notte nevosa, né, tanto meno, doveva immaginarsi che passasse il tempo nell’alcova di un uomo: perciò era necessario che rientrasse non oltre mezz’ora dopo la lezione di yoga, che finiva alle sei e distava un chilometro circa da casa sua. Ci eravamo spogliati. L’abbracciai senza dire parola: il seno già intiepidito conservava gli odori della terra fiorita, variopinta, lietificata dal cielo estivo: pensai che non era il tepore domestico a renderla così calda e vivace appena si era sottratta all’iniqua, mortificante stagione, ma il suo giovane sangue fervido sotto la pelle ancora abbronzata e profumata dal sole che durante la nuda estate l’ aveva baciata con lucida forza amorosa, lasciandole addosso indelebili segni di bellezza, di salute e di gioia. La baciai anche io per succhiare una parte di quel calore celeste e pure terreno; quindi la distesi sul letto inclinando il mio corpo avido, scuro e magro su quello armonioso di lei: ne trassi piacere e voglia di vivere, eppure pensai a quando le sue magnifiche membra, coperte dall’ultima veste, la nera terra, l’avrebbero fatta fiorire di sanguigni papaveri, o di rose rosse, odorose della sua carne.

Pesaro  31 luglio 2026 ore 16, 27 giovanni ghiselli

 

p. s.

Questa pagina mi sta a cuore. Racconta e mitizza una delle ore più belle di questa mia vita mortale. La avvicino alla notte dell’agosto del 1971 quando mi giustificai con Helena Augusta che mi perdonò, mi amò, poi, giunta l’alba, andammo a passeggiare nell’orto botanico dell’Università tra i fiori e gli alberi strani dove gli uccelli contenti battevano festosamente le ali plaudendo all’aurora che tingeva di rosa l’oriente. Helena cantava Summer time, when the living is easy e io sentivo la pienezza della felicità nella vita mia e in quella dell’amante amata. Donna augusta.

Ma questo l’ho già raccontato. Potete trovare tutta la storia di Helena nel libro Tre amori a Debrecen. Non compratelo: si trova in prestito nella biblioteca Ginzburg di Bologna dove da ottobre terrò un ciclo di conferenze sulla letteratura antica comparata alla moderna. Ogni lectio sarà di tre ore sicché la dividerò tra la biblioteca Ginzburg e la Scandellara. La vita continua come vedete. Le donne ora latitano. Tuttavia mi commuovono ancora.

Ogni sera di luglio al porto della mia Pesaro per vedere il tramonto del sole nel mare. Ci sono delle tavole di legno dove sedersi. In una di queste ieri l’altro c’era una bella ragazza molto giovane. Sedetti vicino a lei sperando che mi guardasse con simpatia. Parlava con un’altra e non mi degnò. Mi ero illuso di essere sexy, in calzoncini con i muscoli in evidenza. Non Gian-bellone  ma Gian-bellino forse sì.

Invece fiasco! Sicchè ripresi la bici a mi avviavo verso casa. Mi sarei consolato con un grappino messo ne frigo. Una strana consolazione.

  A questo punto la graziosa mi guardò e mi sorrise. Certamente contraccambiai. E’ stato un altro dei momenti belli di questa mia vita mortale. Sarò grato a questa graziosa fino alla morte, come lo sono ancora  a una biondina francese che, mentr cantava in coro con altri transalpini chevalier de la table ronde, mi guardò e mi sorrise, benedetta fra le donne. Le altre all’epoca mi schifavano.  

Eravamo nel 1966 uno dei tre anni della mia disperazione prossima a terminare. Quresto l’ho già raccontato. Sono pietre miliari nei saliscendi della vita.

Fino a una certe età le donne non ti considerano,  come succede di nuovo dopo i settanta anni. Ma ci sono delle eccezioni che ci tengono in vita tuttavia.

Questa sera è la penultima del sole che va a dormire nel mare. Poi andrà dietro il monte San Bartolo. Fino al 14 maggio 2027. Speriamo di esserci ancora. Baci gianni.

 

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