Contrasto tra le sorelle Elettra (nuova Antigone) e Crisotemi (sul tipo di Ismene)
III Episodio 871-1057
Arriva Crisotemi dicendo che Oreste è vivo.
“Sono spinta dalla gioia- uJf j hjdonh'" diwvkomai- carissima filtavth-, a venire di corsa- su;n tavcei molei'n trascurando di mettermi in ordine-to; kovsmion meqei'sa.
Oreste è qui pavrest j j Orevsth" (877), come è vero che mi vedi.
Elettra teme di essere presa in giro: sauth'" kakoi'si kajpi; toi'" ejmoi'" gela'" ; (880)
E’ l’orrore della derisione manifestato da diversi eroi ed eroine: Medea, Aiace, Alessandro Magno per dirne alcuni.
Crisotemi ha visto safh` shmei` j segni chiari sulla tomba (885-6).
Racconta: giunta sull’antico sepolcro del padre, lo vedo incoronato di fiori, inoltre vedo dei rivoli di latte. Mi avvicino e vedo anche un newvrh bovstrucon tetmhmevnon , una ciocca di capelli tagliata da poco (901).
E’ convinta che sia un tekmhvrion jOrevstou (904) una prova, un forte indizio di Oreste filtavtou brotw'n.
E’ convinta che sia di Oreste perché nessun altro può avere fatto quell’offerta. Elettra non può uscire di casa, lei Crisotemi non lo ha fatto, tanto meno può averlo fatto la madre.
Dunque Elettra deve avere coraggio: non sempre lo stesso destino si schiera dalla stessa parte-toi'" aujtoi'si toi-oujc auJto; aijei; daimovnwn parastatei' (917), prima fu odioso nei nostri confronti-nw'/n h\n ta; provsqe stugnov" (918), ma probabilmente il giorno sancisce molte cose belle.
Elettra però continua a credere morto il fratello e fuori di senno la sorella.
Riferisce a Crisotemi l’orrenda notizia della morte di Oreste che crede vera e Crisotemi si affligge di nuovo
Elettra propone alla sorella un’impresa che costerà fatica poiché senza fatica niente riesce bene (povnou cwriv~ oujde;n eujtucei`, 945)
frequente è il topos della necessità della fatica.
Elettra rivolge una perorazione a Crisotemi: vuole un aiuto contro gli assassini del padre.
Crisotemi, come Elettra stessa, non ha più niente da perdere: patrwv/ou kth'/sin ejsterhmevnh/, a lei, privata dei beni paterni, pavresti d j ajlgei'n, rimane solo il soffrire (961) invecchiando senza amore e senza nozze.-a[lektra ghravskousan ajnumevnaiav te (962).
Egisto non è così sconsiderato da lasciare che germogli un giorno una tua o anche una mia stirpe-w[ste eja'sai blastei'n sovn pot j h] kamovn gevno" (965)
La donna è assimilata alla terra dove germogliano e fioriscono le sue creature, le piante.
Se la loro ribellione avrà successo, continua Elettra, Crisotemi sarà sempre chiamata ejleuqevra (970) e otterrà nozze degna poiché le azioni nobili sono ammirate da tutti (972).
Le due sorelle (kasignhvtw, 977) saranno ammirate per il loro coraggio virile-ou{nek j ajndreiva"-983-.
Dunque pena con il padre, soffri con il fratello, libera dai mali me, libera te stessa-pau'son ejk kakw'n ejmev,- pau'son de; sauth;n, tou'to gignwvskous j o{ti zh`n aijscro;n aijscrw`~ toi`~ kalw`~ pefukovsin, (989) sapendo questo: che vivere vergognosamente è vergognoso per quelli nati bene, nella bellezza-
Ecco il codice eroico e aristocratico.
Cfr. la tragedia Aiace: il Telamonio prima di suicidarsi per non sopravvivere alla degradazione, dice :"ajll j h] kalw'" zh'n h] kalw'" teqnhkevnai- to;n eujgenh' crhv" ma il nobile deve vivere con stile, o con stile morire. (vv.479-480).
Ma Crisotemi ha paura; dice alla sorella che deve cedere ai potenti (toi`~ kratou`sin eijkaqei`n (1014), poiché sei nata donna e non uomo (gunh; me;n oujd j ajnhvr e[fu~, 997) e con le mani sei meno forte dei nemici sqevnei" d j e[lasswn tw'n ejnantivwn ceriv (998).
Il destino per quelli è favorevole ogni giorno, per noi invece scorre via e finisce nel nulla-daivmwn de; toi'" me;n eujtuch;" kaq j hJmevran-hJmi'n d j ajporrei' kajpi; mhde;n e[rcetai (999-1000). Dunque Crisotemi chiede alla sorella katavsce" ojrghvn, trattieni l’ira (1011).
Una bella fama viene annientata da una morte infamante.
Tu abbi l’intelligenza di cedere a chi comanda siccome non hai alcuna forza (sqevnousa mhdevn, toi'" kratou'sin eijkaqei'n, 1014).
Crisotemi si comporta come Ismene nell’Antigone.
La Corifea è d’accordo con Crisotemi: dice che non c’è kevrdo~ a[meinon pronoiva~ oujde; nou` sofou` ( Sofocle, Elettra, 1016), guadagno migliore che la previdenza e una mente saggia.
Elettra allora decide che dovrà agire da sola e di sua mano ajll j aujtoceiriv moi movnh/ te drastevon (1029).
Dice poi alla sorella che la invidia per la sua prudenza ma la odia per viltà zhlw' se tou' nou', th'" de deiliva" stugw' (1027).
E vuole cacciarla a[pelqe: soi; ga;r wjfevlhsi" oujk e[ni (1031), sei inutile.
Crisotemi replica che l’aiuto lo darebbe ma lei, Elettra, manca di mavqhsi" (1032), la volontà di capire.
Elettra domanda alla sorella se non le sembra che parli secondo giustizia.
Crisotemi replica che anche la giustizia a volte porta danno: all’ e[stin e[nqa chj divkh blavbhn fevrei (1042).
Cfr. summum ius summa iniuria[1] di Cicerone.
Elettra dice che non vuole vivere secondo le loro leggi (1043, cfr. ancora una volta cfr. l’Antigone).
Poi dà della vile e della odiosa alla sorella. E conclude: andare a caccia del vuoto è segno di grande stoltezza: “pollh`~ ajnoiva~ kai; to; qhra`sqai kenav (1054)
Crisotemi conclude l’episodio dicendo : se credi di capire qualche cosa ti fronei'n (1055), continua a capire così- frovnei toiau'q j, una volta entrata nelle sventure, approverai le mie parole ta[m j ejpainevsei" e[ph.
Pesaro 30 luglio 2026 ore 17, 18 giovanni ghiselli
p. s.
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