giovedì 12 febbraio 2026

L’apprendistato XIX capitolo. Un’altra ragazza buona la: Galla dopo la Britanna. L’intermittenza mentale dei primi giorni.


 

La bellezza e bontà del mondo creato dall’ottimo demiurgo divino, il migliore di tutti gli artisti, arrivavi a notarla, apprezzarla e amarla a mano a mano che smettevo di spregiare me stesso. In questo processo di riabilitazione mi aiutarono alcuni umani incontrati in quella miracolosa università estiva. Piccole cose eppure immensamente benefiche per me che venivo da anni di calpestamenti della mente e del cuore.

Avevo suscitato parecchi risentimenti negli anni dei successi liceali e ciclistici. Me ne ero inorgoglito e vantato troppo perché non avevo avuto altro di cui essere contento e andare fiero, fin da bambino.

 

 Ricordo che mi inondò l’anima di gioia  una biondina francese che mi fece un sorriso mentre cantava in corriera durante una “gita scolastica” nei dintorni di Debrecen. Basta poco per aiutare un disgraziato.  La fanciulla della Gallia mi infuse coraggio lanciandomi quel leggero, istantaneo segno di simpatia.

 A volte, pedalando la mia bicicletta da solo, ripeto quella canzone- Chevaliers de la Table Ronde- e, ripensando al sorriso amabile, spontaneo e gratuito della compagna di corso, piango, piango di consolazione e di gioia. Non mi sazio di lacrime. Anche tu ragazzina ventenne, creatura benedetta da Dio e da me, sei viva in questi canti dell’aedo di Debrecen.

Poi la già ricordata Britanna  che mi permise addirittura di baciarla dopo il film. Che tu sia benedetta Elizabeth cara. Dal tuo bacio ho tratto succhi che hanno contribuito a salvarmi la vita. Questo avvenne nei primi giorni di agosto quando procedevo metodicamente sulla strada della salvezza.

Chi è per strada? Chi è per strada? Chi? [1]

Io ero per strada e alcune persone buone erano con me. Anche Fulvio, Danilo e Luigi, non solo le donne.

Tornato a Pesaro, mezzo rinsavito, ogni giorno dal tocco alle due, invece di desinare correvo digiuno sulla sabbia della costa in direzione di Fano. A sinistra il fragore del mare, a destra si allungavano ogni giorno di più le ombre del monte Ardizio. Era già autunno quando si avvicina la rinascita del grano che dignifica la resurrezione della vita. Ogni anno, con il volgere delle stagioni, alla morte succede la vita.

 

Appena giunto a Debrecen invece, l’oscuro velo dell’angoscia poteva ancora calarmi sugli occhi e discolorare, almeno con intermittenza, le cose belle della natura e della vita. Il laghetto  in certi momenti, quando terminava l’ intervallum insaniae,  mi appariva quale palude fetida sotto un ponte sgangherato e rumoroso di cigolìi sinistri: una specie di lago morto dove la vegetazione priva di succhi vitali si dissecca e disintegra in una cenere nera che il vento disperde 2.

 Nei  tramonti che tanto amavo e  sarei tornato ad amare come segni di eternità, vedevo altrettante uccisioni del sole.

 

Attraversato il ponticello, camminai fino al regi Vigadó, un locale contiguo alla piscina, un ristorante dall’aria antica, quasi nobile, con un giardino coperto da un tetto di legno incoronato di edera come le baccanti seguaci di Dioniso: “ ejpi; d  j e[qento kissivnou"-stefavnou"3.

Ma il momento buono era passato e la visione delle cose belle e buone era offuscata.

Solo l’amore della letteratura rimaneva quasi sempre vivo dentro di me.

Bevvi una birra e ne rimasi stordito, ma non mi dispiacque: in quel tempo la mia lucidità era spesso falsa e maligna, volta a denigrare me stesso, il prossimo mio e  la vita intera. Un orientamento negativo, un carattere guasto, uno sguardo bieco nel ceffo reso deforme da pensieri sciagurati  e dalla mancanza di amor proprio. Chi non ama se stesso, tanto meno ama il prossimo. Miserando e implacabile, “la vita fa schifo” dicevo tra me quando mi perdevo di nuovo nel labirinto della pena.

Il sopravvenuto rimbambimento da birra, ostacolando la follia infusa dal mio demone perverso che voleva negare ogni cosa buona, rivalutava viceversa la vita opponendosi  a quell’empio.

Ma lo stordimento derivato dall’alcol, se concede un momento di pausa dallo spirito maligno che nega, poi passato quell’istante, invecchia gli infelici fuorviati dal retto cammino e aggrava le loro miserie.

Avvertenza: il blog contiene 3 note e il greco non traslitterato. 

 

 

Note

1Cfr. Euripide, Baccanti: “tiv~ ojdw` ; tiv~ oJdw/` ;tiv~ ;” (v. 68), chi è per strada?, chi è per strada? Chi?

2Cfr. Tacito, Historiae, V, 7: “atra et inania velut in cinerem vanescunt

3 Euripide, Baccanti, 702-703, poi si posero sulla testa corone

di edera

 

Bologna 12 febbrai6 2025 ore 17, 33 giovanni ghiselli

p. s.

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