lunedì 9 dicembre 2024

Ifigenia XVII I forti e i belli spodestati dalla roba e dall’oro.


 

Posterius res inventast aurumque repertum,

 quod facile et validis et  pulchris dempsit honorem

 

Iniquamente  avevo diviso i compiti tra me stesso e la nuovissima amante: Ifigenia doveva tacere e obbedire agli ordini miei, io dovevo solo trovare il modo di fare il comodo mio senza essere disturbato, anzi pretendevo che lei contribuisse alla mia tranquillità. Mi predisponevo a esserle un maestro, un esempio di ingenerosità. Ero non solo immorale ma anche imbecille perché ci voleva poco a capire che quanto di male insegnavo si sarebbe ritorto contro di me. Avevo incarnato nella mia persona il vizio caratteristico dell’età nostra: l’egoismo. Questo, significato anche visivamente dal mio beffardo sorriso da seduttore, avrebbe inquinato il cuore e la mente della sopravvenuta giovane amante rendendola pregna di feti che sarebbero diventati i nostri figli mostruosi: soperchierie reciproche dolorose, reticenze, inganni, e pure peggio, nei due anni di decadenza continua seguiti a 9 mesi di tripudi sessuali. Nell’autunno seguente la nostra relazione, male impostata dal punto di vista morale fin dall’inizio, era già in gran parte sconciata e adulterata. Nel lungo tempo dell’agonia cercammo di trovare dei rimedi al tonfo finale ma il processo di degradazione era ormai irreversibile. La collaborazione artistica  che avrebbe dovuto creare opere educative attraverso i miei scritti recitati e abbelliti da lei, fallì quasi subito impedita dall’egoismo mio, presto imitato da quello della giovane che da collega era mutata in aspirante attrice. Anche la felicità sessuale senza il nutrimento di quella amorosa un poco per volta decadde.

L’arte e l’amore ci abbandonarono perché richiedono spirito di sacrificio e generosità invece che il gretto egoismo il quale cerca l’utile  meschino e rende la vita sempre più inutile siccome nega proprio l’arte e l’amore.

Noi due in quell’autunno lontano ci sentivamo eccezionali, invece eravamo i tipici prodotti  di un’epoca di compiuta peccaminosità, di razionalismo cinico e falso, un’età del ferro che periodicamente ritorna, un’epoca la cui legge suprema e iniqua è il diritto del più forte economicamente o fisicamente, un tempo che valuta il misero  denaro  più dei valori veri: la bellezza, la bontà, l’intelligenza e la cultura.

Posterius res inventast aurumque repertum, - quod facile et validis et  pulchris dempsit honorem” (Lucrezio, De rerum natura,V, 1113-1114), quindi si scoprì la roba da possedere e l’oro che facilmente tolse il potere ai forti e ai belli.

 

Bologna 9 dicembre 2024 ore 12, 08 giovanni ghiselli

p. s.

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