Non refert quam multos sed quam bonos habeas: lectio certa prodest, varia delectat (1), non importa la quantità dei libri bensì la buona qualità: la lettura affidabile giova, quella che prova la varietà intrattiene.
La sera quando vado a letto verso verso la mezzanotte provo ad assaggire autori mai studiati. Capita che contemporanei molto celebrati si rivelino dei bluff. In Umberto Eco per esempio non c’era niente di bello, di profondo, di originale in un suo libro che ho chiuso presto.
Insomma ci vuole un metodo, una via da seguire anche nella scelta dei libri siccome non possiamo leggerli tutti data la brevità della nostra vita da effimeri quali siamo.
Leggere libri che non ti rendono migliore, non ire istuc sed errare est , questo non è andare avanti ma andare errando.
Verborum cavillatio, i sofismi verbali, captiosae disputationes, le discussioni artificiose hanno fatto perdere molto tempo a chi le pratica (5).
Aggiungo: e sono costate molto più a chi le ascolta.
Alcuni creano difficoltà con parole ambigue, poi rivelano l’arcano per mettere in mostra la loro bravura e ci portano via del tempo che è il nostro bene più prezioso.
Adulatio eo ipso gratiosa est quo laedit (7) l’adulazione è gradita proprio per il danno che reca.
Captiones nec ignoranti nocent, nec scientem iuvant ( 8), i cavilli non nuocciono a chi li ignora e non giovano a chi li conosce.
Ceterum qui interrogatur an cornua habeat non est tam stultus ut frontem suam temptet, del resto quello cui si domanda se abbia le corna, non è così stupido da toccarsi la fronte. Chi ci sottrae del tempo non se ne fa accorgere.
L’uomo che sia uomo vivit quomodo natura praescripsit (9), segue la guida della natura. L’ uomo che vive secondo natura mala in bonum vertit, volge il male verso il bene.
Se la fortuna lo prende di mira scagliando telum nocentissimum vi maxima, pungit, non vulnerat, un dardo assai nocivo con la massima violenza, lo punge non lo ferisce.
Volgere al bene il male è la massima intelligenza e moralità che esista: è amore della vita, del fato e di sé stesso.
Ho sempre cercato di farlo: la rottura del femore dell’estate scorsa mi è costata un mese e mezzo di cure tra l’operazione e la riabilitazione però mi ha obbligato a
riflettere, a leggere a scrivere e a migliorarmi dal punto di vista umano.
Ciò che è necessario non è sempre un bene. Seneca fa l’esempio del pane e della pollenta. Forse aveva il problema dell’appesantimento.
Quod bonum est utĭque necessarium est; quod necessarium est non utique bonum (11), ciò che è bene è comunque necessario; ciò che è necessario non è sempre un bene.
Faccio un esempio che mi sta a cuore e ne ho esperienza: la donna è necessaria ed è anche un bene se è buona. Se è cattiva è un male.
Quelli sempre rivolti al domani non vivunt sed victuri sunt: omnia differunt (13), non vivono ma aspettano di vivere: rimandano tutto.
Credo che rimandare talora sia utile a raggiungere lo scopo.
Bologna 22 febbraio 2026 ore 11, 42 giovanni ghiselli
p. s.
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