martedì 17 febbraio 2026

L’estate del 1970 capitolo unico, breve e allegro con i grilli della gioventù.

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Nella Debrecen dell’estate 1970 non cercai l’amore angelico o serafico ma un’amante concreta senza tanti voli mentali né troppe palpitazioni cardiache. Una finlandese comunque: Katina lieta e gradevole, dallo sguardo morbido, invitante e vivificante: proprio il contrario di quello aspro e duro della Forcide che pietrificava i viventi. Katina faceva l’amore assai volentieri e con un buonumore continuo che mi motivava a prestazioni superlative. Anche per la fame arretrata. Durante quel mese dimenticai la faccia dura e grigia del preside che mi dava noia. Quando usciva dal suo cupo ufficio e veniva a ispezionare le classi, spalancava le porte senza avere bussato ed entrava nelle aule senza togliersi il cappello, spaventando i ragazzi.

 L’ultima sera del corso estivo la mia prima finlandese, un poco più giovane di me, disse parole che non ho scordato: “Gianni, ti ringrazio per la magnifica estate che mi hai così generosamente donato. Questa sera che è l’ultima nostra, rendimi più felice che mai”.

Ho sotto gli occhi una fotografia dei ragazzi che allora eravamo: io guardo la macchina fotografica con l’espressione dolce, ammiccante, quasi sicura del giovanotto soddisfatto e orgoglioso delle proprie prestazioni amorose.  Katina mi aveva gratificato più volte dicendomi con lieta meraviglia: “but you are not normal!”.

Alludeva al favore di Priapo nei nostri confronti

Lei nella foto è tutta contenta come lo era nei fatti.

Pure io, che venivo dal grande digiuno dei lunghi mesi di Cittadella, ero assai contento della scorpacciata erotica e mi sentivo un uomo abbastanza vissuto, intelligente, capace di ottenere quello che vuole: tanto nel lavoro quanto nei rapporti umani. Continuai a coltivare le amicizie con i ragazzi incontrati nel ’66: alcuni pensavano in modo diverso da me, però nessuno di loro mi ha fatto del male. Anzi, Fulvio che, era dalla parte politica opposta alla mia, ha continuato a volermi bene e a farmene, contraccambiato. Da lui ho imparato a non odiare l’oppositore ideologico, il politicamente scorretto come si diceva allora.

Mi andava già bene, però non avevo ancora provato la gioia che nasce dal beneficio dell’amore quale travaso di anime, una felicità di troppo breve intervallo superata da quella divina1.

Ebbene tale felicità conoscerò nell’estate seguente, quella del ’71 con la storia grande e meravigliosa di Helena .

 

Degli undici mesi trascorsi tra Katina e la mulier augusta, già veneranda nel nome, cinque ne passai a Carmignano, tre a Pesaro, e altri tre in caserma facendo il servizio militare al quale potei sottrarmi anzitempo perché in maggio la mia allergia alle graminacèe con il raffreddore da fieno si presentò quale “provvida sventura”2, e con l’aiuto di un amico dell’amico Danilo che in questa circostanza incarnò il mio demone buono, mi valse il congedo anticipato che mi liberò da  dodici mesi di ozio tribolato e mi consentì l’esperienza augusta di Elena finnica, donna di grande formato la quale mi aiutò nella crescita umana con la felicità che mi infuse, un dono davvero per sempre, un possesso per l’eternità3.

 Ora l’antefatto è concluso e inizia la trilogia dei grandi amori della mia vita.

Lector intende: laetaberis.

Note

1Cfr. Leopardi, Storia del genere umano

2Cfr. Manzoni, Adelchi, II coro con la morte di ermengarda

3Cfr. Tucidide, I, 22, 4

 

Bologna 17 febbraio 2026 ore 11, 18 giovanni ghiselli

p. s.

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