Nec potest quisquam beate vivere qui se tantum intuetur, qui omnia ad utilitates suas convertit: alteri vivas oportet, si vis tibi vivere (2), nessuno può vivere felice se considera solo se stesso, se volge tutto al proprio interesse: devi vivere per l’altro se vuoi vivere per te.
Spesso si fanno sillogismi falsi come questo: mus syllaba est; mus autem caseum rodit; syllaba ergo caseum rodit”, mus (topo) è una sillaba; il topo rosicchia il formaggio; la sillaba dunque rosicchia il formaggio.
Oppure : mus syllaba est; syllaba autem caseum non rodit; mus ergo caseum non rodit” O pueriles ineptias! (48, 6) mus è una sillaba; la sillaba non rosicchia il formaggio; il topo dunque non rosicchia il formaggio. Oh inezie puerili.
Oggi alcuni funzionano talora così: “i poliziotti sono tutti buoni, un poliziotto ha ucciso un uomo disarmato, quel poliziotto è buono. Poi succede che i poliziotti onesti denunciano il collega fellone, allora la parola d’ordine è che per quel traditore la pena deve essere doppia. Sempre senza attendere il risultato delle indagini e la sentenza della magistratura.
Del resto secondo un altro sillogismo falso: diversi giudici sono comunisti, i comunisti sono degli assassini, parecchi giudici sono degli assassini potenziali.
Non est iocandi locus: ad miseros advocatus es (8), non è il caso di scherzare: sei chiamato a soccorrere dei disgraziati.
Ma ora la parola d’ordine è che i disgraziati sono tutti pericolosi delinquenti e non devono essere salvati quando rischiano di morire nel mare o altrove.
Opem laturum te naufragis, captis, aegris, egentibus, intentae securi subiectum praestantibus caput pollicitus es: quo diverteris? quid agis?,
hai promesso che porterai aiuto ai naufraghi, ai prigionieri, agli ammalati, ai bisognosi a quelli che hanno il capo sotto la mannaia già pronta: dove ti distrai? Che cosa fai?
La distrazione vera o simulata per incantare gli sprovveduti con delle quisquilie è un altro espediente per non affrontare i problemi seri: gli ostacoli frapposti alla vita stessa.
Omnes undĭque ad te manus tendunt, perditae vitae perituraeque auxilium aliquod implorant , in te spes opesque sunt; rogant ut ex tanta illos volutatione extrahas, ut disiectis et erranti bus clarum veritatis lumen ostendas, tutti da ogni parte tendono le mani verso di te, implorano un qualche aiuto per la loro vita andata in rovina o che sta per andarci, in te sussistono i mezzi e le speranze; pregano che tu li tiri fuori da così grande agitazione, che tu faccia vedere a loro dispersi ed erranti la luce della verità.
Contro la piccineria
Quid disceditis ab ingentibus promissis et grandia locuti ad grammaticorum elementa descenditis?
Sic itur ad astra? (11) perché venite meno a grandi promesse , e dopo avere annunziato cose grandiose, vi abbassate ai tecnicismi della , grammatica? Così si sale alle stelle?
(Cfr. Eneide IX, 641. Apollo saluta Iulo il figlio di Enea).
Ricordo una collega la quale a pochi giorni dell’esame di maturità che allora era un esame sui testi, ossia di letteratura e di cultura imponeva compiti sulle coniugazioni verbali che si imparano in quarta ginnasio.
Hoc est enim quod mihi philosophia promittit, ut parem deo faciat (11), questo è infatti ciò che la filosofia mi promette, di rendermi pari agli dèi.
E’ la oJmoivwsi~ qew`/ suggerita da Platone nel Teeteto (176b)
Aperta decent et simplicia bonitatem (12), all’onestà si addice quanto è chiaro e semplice In conclusione Seneca consiglia di prendere le distanze dai cavilli e le sottigliezze.
Bologna 26 febbraio 2026 ore 17, 18 giovanni ghiselli
p. s.
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