sabato 21 febbraio 2026

Elena 18 Il pomeriggio benedetto e allungato fino alla sera dalla grazia di un Dio chiunque egli sia.


Un pomeriggio, forse era il primo di agosto[1], Elena venne al solito incontro amoroso, verso le 17, con una lettera in mano. Disse che l’aveva appena ricevuta dal suo “amico” finlandese e si scusò poiché doveva finire di leggerla. Ne tremai nell’ombra ormai lunga del pomeriggio avanzato della tarda estate. Solo quando ebbe ripiegato quel foglio, con tutta la calma possibile, simulando anzi noncuranza sovrana, le domandai: “novità? ”

Rispose: “No. Ho letto parole talmente banali e scontate che potevo scrivermele da sola”.

Rusticus coniunx”, pensai, quindi la paura si capovolse in ardire e il mio istinto erotico ne fu potenziato.

“Andiamo a fare l’amore”,  dissi. “Ho predisposto lo sgombro della camera da parte degli altri tre e ho fatto anche cambiare le lenzuola da un’inserviente. Saremo felici non una volta ma dieci”.

Priapo mi ispirava una follia più saggia della saggezza del mondo.

Italian always arrange”, commentò, assai compiaciuta del resto.

Io ero felice del pericolo scampato e volevo festeggiare l’evento.

Sicché andammo in camera e facemmo l’amore parecchie volte, una decina come avevo promesso, non meno. Mi aiutava un dio grande, pieno di grazia, non il Viagra dei disgraziati colpiti dall’ira del dio.

Sostituivo il noioso servizio militare della caserma terminato due mesi e mezzo prima con il gioioso diaconato erotico a Priapo, a Venere e a suo figlio Cupido. Ero ancora un soldato ma di tutt’altro esercito: "Militat omnis amans, et habet sua castra Cupido; /Helena, crede mihi, militat omnis amans"[2].

Era anche questa un’ascesi. Ogni ascetismo è un esercizio fatto di impegno grande e di soddisfazione ancora maggiore, di  fatica non priva di piacere.

Imparai anche un piccolo artificio, io homo amatorius, mulierosus quam qui maxime, ammaestrato dalla mulier amatoria che mi insegnò a non perdere tempo prezioso frugando dappertutto in cerca delle mutande sparite che finiscono chissà dove quando ce le togliamo con mani frenetiche: mi fece vedere che basta infilarle sotto il cuscino. Con altre avevo sciupato minuti preziosi andando a cercarle fin sotto il letto, ed era accaduto che il tempo maltrattato aveva poi a sua volta trattato male me, come sempre succede.

“Brava, bravissima - feci - sei un genio: sei molto più brava di me!”

Fu un grande piacere dei sensi e anche una gioia spirituale. Ci sentivamo del tutto beati. “La voluttà fu concessa al verme, e il Cherubino sta davanti a Dio”, ha scritto qualcuno, chiunque egli sia.

Eravamo vermi, magari nati a formar, il più tardi possibile, l’angelica farfalla, e pure già serafini ardenti e  cherubini sapienti. La crisalide aveva cominciato a mettere le ali che solo l’amore fa spuntare.

 Dopo l’ultima di questa serie meravigliosa, Elena, ammirata, mi disse che io non ero normale, e che lei del resto era un’amante comoda poiché, data la sua condizione, il rapporto amoroso non richiedeva cautele, e per giunta non c’era l’impiccio delle mestruazioni.

“Con te lo farei innumerevoli volte anche con le mestruazioni. Voglio arrivare a una fusione totale tra noi, un’endiadi umana”, replicai.

“Allora facciamolo ancora, prima di andare a cena” disse, simulando un furore non meno menadico che erotico. Da menade iperborea.

Erano già passate le otto e io ero affamato. I tre contubernali e humiles amici[3] sloggiati, con Fulvio in testa, dovevano tornare in camera a momenti, secondo l’arrangiamento concordato. L’amico magari vedendo la porta chiusa, avrebbe capito e tenuto a bada gli altri, desiderosi di una pausa dall’errante vagabondaggio cui li avevo indotti con varie e vaghe promesse.

Ma per quanto tempo ci sarebbe riuscito? Era già quasi notte e dovevano prepararsi per la cena. Feci questa obiezione alla richiesta di iterare ancora l’atto che portava a conoscerci.

 “Allora non mi ami quanto sostieni e millanti”, scherzò.

If you are hungry, I could be angry, with you”, aggiunse con lepido bisticcio[4].

E io: “I am hungry just of you. Only you can keep me from starving[5].

Stimolato dalla sua magnifica provocazione, eccitato, come lei, dal buon umore, feci, facemmo l’amore ancora un paio di volte, trionfalmente. Un trionfo coribantico, da orgia sacra e santa, sacrosanta insomma.

Lo ricordo alla faccia non bella dei drogati che prendono il viagra.

Sui nostri volti invece apparvero due smaglianti sorrisi sibaritici.

Quindi andammo a cena tutti contenti, a mangiare carne non cruda[6], a bere il “Sangue di toro di Eger” e a goderci un ozio da paradiso nel ristorante dell’hotel Aranybika, “Toro d’oro”, nel centro della città, dove avevo dormito la notte del luglio del 1966, quando, con una scassata Seicento Fiat, arrivai per la prima volta, spaesato e spaventato come un coniglio, nella sconosciuta cittadina ungherese dove avrei passato alcuni tra i mesi più belli di questa mia vita mortale. Ma allora non lo sapevo. Era già buio e non fui nemmeno capace di trovare l’Università nascosta nel grande bosco. Un portiere losco mi aveva ingannato per farmi dormire lì estorcendo venti dollari a un povero studente borsista,

Sicché passai in quell’albergo la prima notte di Debrecen in una solitudine desolata e nello sconforto da giovane sprovveduto di quasi tutto, quale ero in quel tempo.

Ma questo l’ho già raccontato[7].

 


Note

[1] Ricordo che eravamo nell’anno di nostra redenzione 1971

[2] Cfr Ovidio, Amores, I, 9, 1-2. E’ un soldato ogni amante; anche Cupido ha il suo campo di guerra; Elena, credimi, ogni amante è un soldato.

[3] Cfr. Seneca: “Servi sunt”, Immo contubernales. “Servi sunt”. Immo humiles amici. (Lettere a Lucilio, 47, 1). E’ la lettera sugli schiavi, una delle più note.

Dissi che avevo fame e che potevamo riprendere più tardi, magari subito dopo cena.

[4] Se tu sei affamato, io potrei essere arrabbiata con te.

[5] Io ho fame solo di te. Solo tu puoi salvarmi dal morire di fame.

[6] Come le baccanti che praticavano l’wjmofagiva, il mangiare la carne cruda.

[7] Cfr. L’arrivo a Debrecen un capitolo bello. Il volume che sto rivedendo e migliorando si trova in prestito nella biblioteca Ginzburg di Bologna.  

Bologna  21 febbraio  2026 ore 10, 53  giovanni ghselli.

p. s.

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