lunedì 16 febbraio 2026

Scuola Quarto capitolo. I propositi del principiante che vuole imparare a insegnare.


 

Avuta la stanza dunque, andai a posarvi i bagagli, poi uscìi per mangiare. Una cena poco meritata dopo tutte quelle ore seduto. Mi proposi perciò la frugalità. Ero già in buona parte guarito dalla frenesia alimentare, dall’appetito disonesto dell’obeso. Nel cardo maximus di Cittadella vidi una scritta luminosa: Ristorante il Gobbo. Accipio omen, mi dissi: è di buon auspicio. Ordinai un secondo: bollito misto con zucchine; non patate e senza pane, per carità. Non senza un quarto di vino però. E acqua minerale gassata.

Mentre aspettavo la cena, triste ma non deformante, pensavo: “ domani comincerò a insegnare. Sono a una svolta a gomito della mia vita. Avrò uno stipendio di 118 mila lire al mese”.

Pochi giorni più tardi avrei saputo che era quanto prendeva Pinelli, il ferroviere anarchico ammazzato. La defenestrazione di Milano.

 “Altre 80 mila me le dà generosamente la zia Giulia grata perché negli anni Cinquanta andavo tutte le estati a Moena con lei, priva e desiderosa di figli. Quando ce l’ho portata  in automobile la Pasqua scorsa, siamo passati per Cittadella appunto, poi per la Valsugana fino a Trento. Tutte le vicende della vita sono imparentate tra loro.

 Ora questa zia- nutrice  vorrebbe che facessi carriera nella scuola. Come studente sono stato bravo, soprattutto nel triennio liceale quando si traducevano gli autori greci e latini: devo tornare al liceo. Voglio specializzarmi nel greco dove ho primeggiato sempre su tutti al Mamiani di Pesaro.  

Il liceo classico è  stato l’ambiente più adatto e congeniale a me. Anche qui alle medie del resto non dovrò limitarmi a insegnare la grammatica, l’analisi logica e quella del periodo. Lo farò come propedeutica alla lettura e al commento degli autori, quelli più bravi e più capaci di colpire la sfera emotiva dei ragazzini, quindi più memorabili. Anche i Greci e Latini potrò presentare tradotti da me. Essenziale sarà interessare gli allievi: farmi ascoltare. Non basterà ciarlare a vanvera o genericamente di ogni cosa anche mal conosciuta: bisognerà citare, pure a memoria, gli autori in modo che i ragazzi sentano la loro bellezza, la loro importanza e se ne approprino imparando come funziona bene la nostra koinh; divalekto~, la lingua toscana, oltre questo loro idioma,  e li aiuti a gustare l’eleganza dell’italiano letterario. Dovrò studiare molto ogni giorno.

Non è  tempo di chiacchierare a vuoto, e di vivere a casaccio”.

 

Tutti i pomeriggi di quell’inverno remoto, più le mattine dei dì di festa, studiavo: la geografia e i tecnicismi della lingua italiana per dovere; poi

 rileggevo con gioia  Omero, Sofocle, Euripide, Catullo, Orazio, Dante, Machiavelli, Leopardi. Nei primi tempi però  mi concentrai su  Foscolo che mi pareva il più capace di entrare nel cuore e nella mente dei ragazzi, con l’eco dei classici del resto. Con il carme Dei  Sepolcri, solo nella mia stanza del Motel Palace, mi commuovevo fino alle lacrime. Piangevo perché nei versi splendidamente musicali del maestro educato anche lui dai Greci, trovavo il grado eroico dell’esistenza umana[1] che cercavo anche dentro di me, mi commuovevo siccome ci trovavo il culto della bellezza, delle donne, della poesia, dell’amore, le illusioni gagliarde cui avevo sempre aspirato anche io considerandole  valori veri e scopi più congeniali a me di quelli meschini della gente ordinaria, fangosa nel loro pantano, intesa al lucro, alla menzogna, a mettere al mondo senza amore altri individui altrettanto fiacchi.

Potevo insegnare quelle realtà squisitamente umane  mentre parlavo  a dei giovanissimi ancora cerei in virtutem flecti, capaci come la cera di prendere impronte buone se sapevo lasciarle. Volevo farlo.

Questi erano i propositi per il mio tirocinio che del resto sarebbe continuato per tutta la vita. 

Gli insegnanti e ogni persone per bene, non dovrebbe smettere mai di  migliorare imparando:"semper homo bonus tiro est ", l'uomo onesto fa  tirocinio per tutta la vita[2].

 

Bologna 16 febbraio 2026 ore 10, 08 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Ieri l’ho visto in Federica Brignone.

[2] Marziale, 12, 51, 2. Con questa citazione avrei iniziato lo scritto dell’esame che mi avrebbe aperto la porta dell’alma mater di Bologna nell’aprile del 2000.


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