In luglio tornai a Debrecen dove ritrovai l’ambiente a me congeniale con tante puellae doctae e gli amici che oramai del resto frequentavo anche in Italia, sopra tutti Fulvio.
Ci dicemmo che non eravamo più dei ragazzi: bensì uomini laureati e quasi venticinquenni. Fulvio anzi ne aveva già compiuti 27 e lo salutai con un verso delle Baccanti di Euripide: “ho stabilito degli accordi con te: io che sono un vecchio con uno più vecchio ancora- “prevsbu~ w]n geraitevrw/” (v. 175).
Fulvio replicò citando altre parole della medesima tragedia: “ejpilelhvsmeq j hJdevw~ gevronte~ o[nte~ (188-189) ci siamo dimenticati volentieri di essere vecchi. Sono Tiresia e Cadmo che decidono di unirsi alle seguaci di Bacco. Dioniso conduceva ogni anno nell’università estiva di Debrecen menadi scelte da tutta dall’Europa e dall’Asia.
Quell’anno il mese “debrecino” fu meno significativo dei due precedenti, tuttavia feci una nuova conoscenza interessante con una ragazza diciottenne di Monaco di Baviera, Damaris, che l’anno scolastico seguente sarei andato a trovare due o tre volte nel fine settimana per interrompere la solitudine grave e cupa del motel Palace di Cittadella, il paese cerchiato da mura rese fosche dalla nebbia e dure dal gelo per non pochi mesi: almeno due terzi dell’anno scolastico.
La fanciulla tedesca non fu un amore grande né piccolo, però mi insegnò a rispettare le ragazze che già potevano essere mie alunne. Il nostro rapporto non fu mai chiarito del tutto ma il fatto è che non si fece del sesso, non insieme.
Prima di conoscere la Bavarese, una sera mi ero appartato con una finlandese nel bosco dove, dette solo poche parole, ci eravamo stesi sull’erba abbracciandoci e mi capitò un incidente mai accaduto prima e che non si sarebbe più ripetuto: ebbi un orgasmo, come dire, extra moenia o ante portas, insomma precoce.
La ragazza fu spietata e implacabile: si alzò disgustata e se ne andò sorda alle mie suppliche, implacabile. Quando ci incrociammo il giorno seguente assunse un’espressione schifata. Provai a dirle: “E’ successo perché mi piaci oltre misura!” Ma lei conservò lo sdegno per tutto il mese.
Pavese si chiedeva se si potesse sopravvivere a un difetto del genere.
Non so che dire siccome a me non è più capitato.
Damaris invece la attirai citando Petronio: “Nam Sybillam quidem Cumis ego ipse oculis meis vidi in ampulla pendere, et cum illi pueri dicerent: "Sivbulla tiv qevlei" ;" respondebat illa: " jApoqanei'n qevlw" (Satyricon 48, 8)[1].
Le piacque talmente tanto che lo ripeteva ai tedeschi e pure ai russi. Sancta simplicitas !
Soddisfacimento sessuale mancato con soddisfazione morale
Una sera, una delle ultime della Debrecen ’69, Damaris le cui contubernali erano già partite, mi chiese di passare la notte da lei, nel suo letto. La fanciulla di Monaco era una ragazzona robusta, tipicamente tedesca. Tanto che una volta Fulvio domandò: “ come fanno a chiamarla kisásszony[2]? E’ grande come una casa!”. Per fortuna era mite e non mi sbigottiva.
A Fulvio risposi: “ Ricordi Tacito?”, quindi citai alcune parole dalla Germania:
“Sera iuvenum venus, eoque inexhausta pubertas. Nec virgines festinantur; eadem iuventa, similis proceritas; pares validaeque miscentur, ac robora parentum liberi referunt " (20, 3).
Poi lo tradussi perché si era in una lieta brigata multinazionale e non tutti conoscevano il latino: “viene tardi l'amore per i giovani, perciò la virilità non è indebolita. Neppure alle vergini si fa fretta; hanno lo stesso vigore giovanile, un analogo sviluppo fisico; si maritano ugualmente vigorose, e i figli rinnovano la forza fisica dei genitori”.
Comunque Damaris era appetibile. Poi mi piaceva per l’onestà ingenua e intelligente nello stesso tempo. Perciò al suo graditissimo invito risposi: “arrivo da te tra venti minuti”. Andai di corsa a fare una doccia, assai contento della notte che in mente avevo. L’amore con un’amica buona, fidata e robusta può dare maggiore soddisfazione che con un’amante magari più minuta, eppure perfida quanto il demonio.
Come mi trovai in sua compagnia nel soffice buio del letto ero tutto contento, ma dopo qualche bacio e carezza più che altro amichevole, la ragazza mi chiese di non fare l’amore perché lei aveva subito un trauma quando era bambina e aveva provato disgusto per i maschi prima di conoscere me: già sentiva di amarmi e mi avrebbe amato ancora di più se non lo avessimo fatto. Quindi si mise a piangere. E’ vero che feminis lugere honestum est pensai, ma non sarebbe stato ancora più honestum e salutare fare l’amore? Però non glielo dissi e, sebbene volessi farlo più che mai, stuzzicato da quelle lacrime sgorgate da occhi privi di menzogna, trovai opportuno assecondarla senza insistere, senza discutere né farle domande sull’argomento che mi incuriosiva ma era doloroso per lei. Il giorno seguente e poi per mesi ebbi la sua gratitudine e il conforto dell’ospitalità a Monaco durante l’inverno di Cittadella, e io stesso fui contento di essermi comportato così “bene” poiché in cambio della rinuncia al piacere e al soddisfacimento della mia vanità virile, avevo conservato l’amicizia di una cara persona e ne avevo tratto una soddisfazione morale.
Avvertenza: il blog contiene due note con traduzione: una del latino, una dell’ungherese
Bologna 15 febbraio 2026 ore 11, 48 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Infatti la Sibilla proprio a Cuma l’ho vista io stesso con gli occhi miei sospesa in un’ampolla, e chiedendole i fanciulli : « Sibilla che cosa vuoi ?, lei rispondeva : « morire voglio ».
[2] Signorina
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