venerdì 27 febbraio 2026

Seminario 07.03.2026_“CREATIVITÀ UMANA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE - Tracce, Trame, Tragitti.


 Si tratta di trovare un metodo una via. Ognuno cerca la sua via per valorizzare la propria vita. Dobbiamo trovare qualche valore da attribuire al nostro esistere  proprio per il fatto che la vita a noi concessa è breve e ciascuno di noi è polvere e ombra (Ode IV, 7 di Orazio: pulvis et umbra sumus) o sogno di ombra come scrive Pindaro  (skia'" o[nar/a[nqrwpo"", Pitica VIII, vv. 95-96 ); quindi

nell'Aiace di Sofocle, Odisseo esprime la convinzione che l'ombra sia  l’essenza dell'uomo, la sua oujsiva, e manifesta la compassione del poeta per tutte le creature umane cadute sulle spine della vita:"oJrw' ga;r hJma'" oujde;n o[nta" a[llo plh;n--ei[dwl j o{soiper zw'men h] kouvfhn skiavn", io infatti vedo che non siamo se non immagini quanti viviamo, o inconsistente ombra (Aiace, vv.125-126).

Ognuno dunque cerca un tragitto a sé congeniale, rintracciando in sé stesso e nel proprio gevno~ le capacità di funzionare bene in questo o in quell’ambiente. Ce ne rendiamo conto presto mettendoci alla prova. La scuola è un ottimo test. Ci accorgiamo subito che cosa sappiamo fare meglio e il dovere di ciascuno è assecondare il proprio genio.

Mi avvidi già alle scuole elementari di essere portato alle lettere, alle femmine umane e alla bicicletta. Compresi che erano le mie predisposizioni e ho impiegato tutta la vita a svilupparle.

Mi soffermo un poco sulla letteratura perché la tendenza generale da anni è quella di ignorare quella grande la cui conoscenza dà consistenza a chi la conosce e addirittura la vive. Il tempo pur troppo breve della nostra vita non ci dà la possibilità di leggere tutto e dopo avere scelto questo campo dobbiamo fare delle scelte al suo interno.

 

“Ho passato cinque anni a studiare

la letteratura europea,

con tensione di tutte le forze

per centrare l'idea del bello morale.

Ho tenuto lo sguardo sulla kalokajgaqiva,

e ho imparato a pensare

cosa valgano il coraggio, l'onore, l'ingegno

dell'omerico eroe che non cede;

la giustizia di Eschilo;

la pietà religiosa di Sofocle che indaga sull’anima umana;

e, di Euripide, la compassione dal dolce pianto,

la mente che rende malato il principe matricida,

la madre furente;

la Pianura della realtà cui anela Platone;

la buona mente e il furore di Seneca,

il romanzo dell'Arbiter  che illustra i vizi di una civiltà decrepita

con lingua da orafo,

la sofferenza di Dostoevskij impregnata di idea,

il potenziamento dell'uomo di Nietzsche;

l'almanaccare di Svevo,

il borghese e l'artista di Mann,

l'angoscia contagiosa di Kafka,

la donna pensante di Ibsen,

l'inconscio e il pansessualismo inquietante di Freud,

la terra di Eliot in attesa di pioggia e di segni dal cielo,

i salotti mondani di Proust che vuole sbucciare le cose,

i topi di Joyce affogati in barili di birra”.

 

Sono versi composti da una mia classe di un liceo bolognese dove ho insegnato letteratura greca e latina comparata con la moderna.

 

 

 Dopo quelle di Omero che mi ha indicato le tracce di due eroi: il giovane Achille il giovane che vuole primeggiare sempre tanto in battaglia combattendo, quanto parlando nell’assemblea, e Odisseo che brama imparare, ho seguito le orme di Archiloco che mi ha insegnato a conoscere il ritmo della vita umana fatto di toni alti e bassi, di salite e discese,  innalzamenti e cadute, per cui non dobbiamo esaltarci nei successi né abbatterci negli insuccessi.

La sorte è mutevole capricciosa e noi camminiamo su una corda tesa tra l’alfa e l’omega: ci vuole equililibrio.

 

Saffo mi ha insegnato l’indipendenza di giudizio: la cosa più bella è quella che a ciscuno piace. Il poeta tebano fa l’esempio di Elena senza biasimarne l’adulterio né inventarsi la palinodia, il controcanto come faranno Stesicoro poi Euripide.

 Sicché da Saffo ho imparato ad ammirare la libertà della donna che può essere quella della poliandria ma anche quella di coprirsi i capelli con un velo o di monacarsi.

Pochi lirici invero mi sono congeniali poiché quelli poco dotati sono soggettivi, impolitici e impoetici. Non riesco a leggere Ungaretti per esempio, né mi piace Montale per l’oscurità che esclude il popolo.

La poesia deve essere politica: deve educare i cittadini della polis.

Il poeta che non scrive con la prospettiva di un popolo che lo ascolta, quello che scrive per gli specialisti della sua confraternita non può essere grande.

La creatività si manifesta anche nel fare delle scelte, nel non seguire le mode, nel non ripetere luoghi comuni.

Rimango ancora sui non molti lirici le cui parole mi hanno aiutato a orientarmi: Pindaro mi ha insegnato la nobiltà, la dignità mitologica dello sport; Leopardi a ricavare dal dolore bellezza e amore per la vita.

Gozzano mi ha fatto capire e amare l’intelligenza dell’ironia.

T. S. Eliot mi ha insegnato il dovere di estender i miei studi dai Greci al seguito  della letteratura europea.

Bologna 27 febbraio qo26 ore 9, 41 giovanni ghiselli.

p. s.

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Questo lavoro mi soddisfa per le tante donne e i tanti uomini che mi leggono in tutto il mondo. E’ il mio tentativo di essere “cattolico” nel senso etimologico di universale.

 

 

 


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