Con la precarietà del lavoro si è formato un grosso strato famelico di giovani semimendicanti oramai anche cinquantenni. Aspirano a piccoli impieghi saltuari e malpagati e si fanno aiutare da genitori e nonni finché sono vivi. Oppure rasentano la malavita e talora ne diventano organici.
Questa sorte una volta era chiamata flessibilità e presentata come un vantaggio per i giovani, come pure la scuola che non riconosceva più il merito e non selezionava togliendo ogni valore effettivo ai diplomi conseguiti senza studiare.
Noi eravamo in 30 nella quarta ginnasio del 58-59 e prendemmo il diploma in nove nella maturità del 1963. In compenso appena laureati si trovava un lavoro corrispondente agli studi fatti.
La maturità che per i giovani della mia generazione era una prova iniziatica quasi tragica, qualche decennio più tardi è diventata una farsa come la replica di alcuni fatti storici secondo Marx con riferimento al 18 brumaio 1799 di Napoleone il Grande, ripetuto in una seconda edizione nel 1851 da Luigi Bonaparte, Napoleone III il Piccolo.
Pesaro 30 settembre 2022 ore 21, 03
p.s
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Non tutto il male viene per nuocere. Oggi è piovuto tutto il giorno: né bici né corsa e potrò mangiare pochissimo per non diventare deforme: un un cetriolo scondito e un cucchiaio di ricotta con un grissino.
Però ho lavorato più a lungo: ho imparato e insegnato di più. Metodo e disciplina ci vogliono.
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