Antonio uomo
passionale: erculeo e dionisiacoR. Burton ed E. Taylor in Antonio e Cleopatra
Nella prima
scena del I atto della tragedia di Shakespeare, Antonio afferma la propria
identità di uomo passionale e celebra l'amore che lo lega a Cleopatra
dicendo:"kingdoms are clay" ( …) the nobleness of life
is to do thus (I, 1, 35 - 37) i regni sono fango, la nobiltà di vita è fare
così. E abbraccia la regina egiziana dicendo che il loro mutuo amore gli fa
imporre al mondo, rischiando una punizione, di riconoscere che costituiscono
una coppia incomparabile. E' il prevalere della passione sulla rispettabilità,
sulle convenienze, sulla ragionevolezza.
Non c'è un
minuto delle nostre vite che si debba protrarre senza qualche piacere. What
sport to - night? (I, 1, 46 - 47) quale divertimento questa notte?
Sentiamo Kierkegaard “Lasciamo
che gli altri si lamentino che i tempi sono cattivi; io mi lamento che il
nostro tempo è miserabile, poiché è senza passioni. I pensieri degli uomini
sono sottili e fragili come merletti, essi stessi miseri come le ragazze che
fanno i merletti. I pensieri delle loro menti sono troppo meschini per essere
peccaminosi. In un verme si potrebbe forse considerare come peccato l'avere
tali pensieri, non in un uomo, creato a immagine di Dio. I loro desideri
sono compassati e torpidi, le loro passioni sonnolente...Puah! Ed è per questo
che la mia anima torna sempre all'Antico Testamento e a Shakespeare. Là si
sente che quei che parlano sono uomini; là si odia, là si ama, si ammazza il
nemico, si maledice la sua stirpe per tutte le generazioni, là si pecca"[1]. Un'idea simile si trova in
Nietzsche:"Leggi Shakespeare: egli è pieno di questi uomini forti, rozzi,
duri, potenti, uomini di granito. Di tali individui l'epoca nostra è
poverissima, e quindi anche di uomini che abbiano animo capace di accogliere i
miei pensieri"[2].
Nella prefazione a Demetrio - Antonio, Plutarco che è meno
benevolo di Shakespeare nei confronti del romano, afferma che forse non è male
inserire tra gli esempi le vite di uomini che hanno fatto uso del loro ingegno
in modo troppo sconsiderato, e sono divenuti celebri nel potere e nelle grandi
imprese per i loro vizi ("eij" kakivan").
Antonio era
amato dai suoi soldati poiché amava gozzovigliare con loro. Fondamentale per
lui era la figura di Ercole. Il suo comportamento, cameratesco, generoso,
passionale, era visto come Erculeo.
Nella
tragedia di Shakespeare si sente una musica in aria, o sotto terra, davanti al
palazzo di Cleopatra e un soldato chiede: “It signs well, does it not?” E
un altro “No”. Allora “What should this mean?”
E il
pessimista: “’Tis the god Hercules, whom Antony loved, Now leaves him” (
4, 3, 14 - 16).
Sentiamone un riuso fatto da T. S. Eliot: “the God Hercules/Had left
him, that had loved him well” (Burbank with a Baedeker, Bleistein with a
cigar (1920).
Plutarco scrive
che l’aspetto stesso di Antonio ricordava quello di Eracle quale appare nei
dipinti e nelle statue. Aveva una bella barba, un’ampia fronte e un naso
aquilino. Secondo una tradizione antica gli Antoni erano Eraclidi discendenti
da Antone, figlio di Eracle e il triumviro si adoperava per confermare questa
leggenda con l’atteggiamento e l’abbigliamento: portava al fianco una grande
spada mavcaira megavlh e indossava un mantello ruvido savgo"
perievkeito tw'n sterew'n (4, 1
- 4).
I Romani non
approvavano il suo amore per Cleopatra e il fatto che riconobbe i gemelli avuti
da lei. Ma Antonio era abile nell’abbellire le brutture ajll j
ajgaqo;" w]n ejgkallwpivsasqai toi'" aijscroi'" (Vita, 36, 6) diceva che la
nobiltà di stirpe si propaga con molti figli. Così Eracle e il suo progenitore
figlio di Eracle avevano dato libero corso alla natura mettendo al mondo tanti
figli.
Cfr. fama bella constant di Curzio Rufo.
Alessandro
Magno ricorda ai suoi oppositori macedoni che ricevere il nome di figlio di
Giove aiuta a vincere le guerre: “Famā[3] enim bella constant, et saepe
etiam, quod falso creditum est, veri vicem obtinuit”[4] le guerre sono fatte di quello
che si fa sapere (attraverso la propaganda), e spesso anche quanto si è creduto
per sbaglio, ha fatto le veci della verità. Cfr. 3, 8, 7 dove pure Dario III
dice “fama bella stare”.
Ma ecco il
brutto segno in Plutarco: poco prima della guerra con Ottaviano, “Pesaro città
colonizzata da Antonio, situata sull’Adriatico Peivsaura jAntwnivou
povli" klhrouciva wj/kismevnh para; to;n jAdrivan, fu ingoiata da una voragine che si
spalancò nella terra .
Poi
una statua di Antonio presso Alba stillò sudore, e mentre Antonio soggiornava a
Patrasso, il tempio di Eracle fu colpito dai fulmini, quindi ad Atene il
Dioniso della Gigantomachia situato sul muro meridionale dell’acropoli cadde
nel teatro strappato dal vento.
Antonio
diceva di essere parente di Eracle per la stirpe, e di Dioniso poiché ne
imitava lo stile di vita, Si faceva chiamare Diovnuso"
nevo" (Vita
di Antonio, 60, 2 - 5).
Poi ci
furono altri presagi con tristo annunzio di futuro danno.
Plutarco cita due versi (4 - 5) dell’Edipo re ("la città è
piena tanto del fumo dei sacrifici,/quanto di preghiere, quanto di gemiti” il
quarto verso è leggermente modificato e il quinto senza ritocchi) per
significare la dissolutezza pestifera di Antonio: quando il triumviro si recò
in Oriente, l’Asia intera, come quella famosa città di Sofocle (Tebe) era piena
di fumi di incenso, e insieme di peani e di gemiti (Vita di Antonio, 24,
3).
Subito dopo il biografo racconta che Antonio entrò in Efeso preceduto da
donne vestite come le Baccanti e da uomini e fanciulli abbigliati da Satiri e
da Pan; la città era piena di edera, tirsi, zampogne e flauti e la gente
acclamava Antonio come Dioniso che dà gioia e amabile (Caridovthn kai;
Meilivcion). Per alcuni sarà stato tale, ma per i più era j Wmhsth;~ kai;
jAgriwvnio~ (24, 4 - 5), Dioniso Crudivoro e Selvaggio.
Teatralità dei due amanti
Quando Cleopatra si recò da lui risalendo il fiume Cidno, con teatralità
ancora più vistosa, si diffuse dappertutto la voce che Afrodite con il suo
corteo andava da Dioniso per il bene dell’Asia (wJ~ hJ
jAfrodivth kwmavzoi pro;~ to;n Diovnuson ejp j ajgaqw`/ th`~ jAsiva~, 26, 5). Quindi Plutarco racconta alcune buffonate che i due amanti
compivano divertendo gli Alessandrini i quali dicevano che Antonio con i Romani
usava la maschera tragica e con loro quella comica ( levgonte~ wJ~
tw`/ tragikw`/ pro;~ tou;~ JRomaivou~ crh`tai proswvpw/, tw`/ de; kwmikw/`
pro;~ aujtouv~, 29, 4).
Plutarco fa
notare un’altra analogia tra Eracle e Antonio: come Eracle fu schiavizzato da
Onfale, la regina di Lidia che gli tolse la clava e la pelle leonina - to; rJovpalon
kai; th;n leonth'n (Vita,
90, 3), così Cleopatra ammaliò, disarmò Antonio e lo persuase a rimanere ozioso
divertendosi con lei sulle spiagge di Canòpo. Alla fine come Paride380 sgg.)
(Iliade, III fuggito dalla battaglia ejk th`" mavch"
ajpodrav" (ajpodidravskw) affondava nei seni di lei eij" tou" ejkeivnh"
kateduveto kovlpou" (90, 5)
Nella
tragedia di Shakespeare, Antonio ha consapevolezza che l’amore con Cleopatra lo
rovinerà e nel ricevere cattive notizie da Roma dice già nel primo atto: These
strong Egyptians fetters I must break, or lose myself in dotage (I, 2)
devo rompere questi forti ceppi egiziani o perdermi nella infatuazione
Avuta
notizia che sua moglie Fulvia è morta la rimpiange e dice di volersi sottrarre
a Cleopatra I must from this enchanting queen break off, devo
sottarmi a questa regina incantatrice (I, 2, 126) ma la propria apatia idleness l’otium
con lei cova altre sventure.
giovanni
ghiselli
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[1]Aut - Aut in Kierkegaard Opere , p. 12.
[2]Epistolario , novembre 1883, p.
204.
[3] Cfr. fhmiv.
[4] Curzio Rufo, Historiae
Alexandri Magni, 8, 8, 15
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